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Forse il film porno più famoso in assoluto, “Gola profonda” fu anche uno strumento per l’affermazione della libertà di espressione. In memoria di Linda Lovelace, morta il 22 aprile del 2002 in un incidente stradale a 53 anni.

Nel 1972 esce “Gola profonda”. Porno e libertà
Difficile rendere l’atmosfera di proibito in cui la pornografia era immersa negli anni ’70, un misto di trasgressione e sedizione che è andato perduto con il parziale sdoganamento delle tematiche sessuali e soprattutto grazie alla fruizione tramite web.
Noi novecenteschi ricordiamo le riviste celate nell’edicola (scelta rigorosamente fra quelle lontane da casa, ché il vecchio Romolo, titolare del chiosco in piazza da più di vent’anni, era come uno zio e non avremmo mai avuto il coraggio di chiederle a lui), i VHS da acquistare nei sexy shop (prima ancora i Super 8, per avere i quali occorreva entrare in un equivoco circuito a carattere misterico-iniziatico) e poi finalmente a noleggio.
Prescindendo da considerazioni etiche, la rappresentazione dell’amore carnale è vecchia quanto l’uomo, c’è stata sempre e sempre ci sarà, quindi evitiamo di storcere la bocca come alteri monsignori o bigotte inacidite: anche in questo campo deve valere il principio della libertà, individuale e sociale. Vengo e mi spiego, come diceva Ciccio Ingrassia in un riuscitissimo tormentone.

Che maschi adulti (o adolescenti, ché in quell’età il fabbisogno è accresciuto dal montare del testosterone nell’organismo) decidano di visionare atti sessuali mi pare non solo inevitabile, ma anche naturale (per le femmine pare che sia diverso, ma non so e non voglio sapere), ogni voce contraria andrebbe messa a tacere.
C’è però il tema dello sfruttamento della “manodopera” femminile (quella maschile, per quanto detto sopra, si dà per scontato che lo faccia volentieri, anzi quello dell’attore porno è il mestiere più sognato da ogni uomo, lo farebbe anche retribuito poco e nulla, accettando volentieri persino condizioni da Jobs Act): essendo la pornografia inopportunamente assimilata alla prostituzione nella morale corrente, si dà per scontato che le donne siano coartate da aguzzini o costrette da condizioni economiche precarie.
L’argomento è scivoloso e delicato, ma non mi pare che la situazione sia molto difforme da quella dell’immigrato che raccoglie pomodori a Villa Literno per 12 ore al giorno o del giovane laureato che vende la sua intelligenza (e i suoi sogni) a un’azienda; sì, c’è il non trascurabile dettaglio del fatto che lavorare nel porno coinvolge una sfera decisamente intima e teoricamente inviolabile, ma siamo sempre nell’ambito più generale del valore del lavoro e della sua costrizione in meccanismi legati esclusivamente al profitto (del datore di lavoro) e alla sussistenza (dei lavoratori).
Insomma, credo che non si debba escludere a priori che una donna possa decidere in scienza e coscienza di fare l’attrice porno: se lo fa volontariamente, merita rispetto e tutela. E ciò vale anche se, alle stesse condizioni, decide di prostituirsi.
1974, l’FBI arresta 12 membri (no pun intended) della troupe di “Deep throat”
“Deep throat” è il primo film porno che assurge a grande notorietà, vuoi perché i tempi stavano cambiando, vuoi perché è un film tutto sommato ben fatto, c’è addirittura una trama. Oddio, una trama alquanto bislacca: Linda, frustrata dal fatto che la sua pur vivace attività sessuale la lasci insoddisfatta, si rivolge a un medico, il quale rileva che il suo clitoride è allocato non dove dovrebbe essere, bensì nell’orofaringe, e potete immaginare quale sia la terapia susseguente a tale diagnosi. Non invento nulla, leggete la storyline.

La regia è dell’autorevole Gerard Damiano (i registi italoamericani sono una leggenda nel mondo del porno, basti pensare a Shaun Costello, Anthony Spinelli, Paul Vatelli…), la protagonista è Linda Lovelace (al secolo Linda Susan Boreman) e il coprotagonista maschile è il baffuto Harry Reems (nato Herbert Streicher, 1947-2013, per chi non lo sapesse nel porno lo pseudonimo è la regola, le uniche eccezioni che conosco sono Moana Pozzi e Franco Trentalance).

La pellicola ha un successo imprevedibile, diventa un vero e proprio fenomeno di costume e ovviamente ciò cagiona le ire dei benpensanti, che nel 1974 sfociano nell’arresto da parte dell’FBI di ben 12 persone che avevano preso parte al film (compreso il distributore), fra le quali non c’è Linda Lovelace ma Harry Reems sì. L’accusa è di “cospirazione” (nel diritto USA sta più o meno per “associazione a delinquere”) finalizzata alla diffusione di materiale osceno.


Condannato in primo grado nel 1976 finisce in prigione, ma viene assolto in appello e scarcerato nel 1977 (la sua difesa argomentò che la legge antipornografia difende soggetti adulti e consapevoli da ciò da cui non vogliono essere difesi), Harry Reems poi diventerà il testimone di una campagna per i diritti civili (sì, lo è anche il diritto di vedere film porno, e di realizzarli).

Le accuse di violenza di Linda Lovelace
Purtroppo la sessualità, che resta forse l’ultimo aspetto davvero misterioso dell’esperienza umana, non necessariamente si accompagna a gioia e spensieratezza. Negli anni a venire Linda Lovelace raccontò che era stato il marito a costringerla a fare l’attrice porno (per il malsano meccanismo di persuasione e di violenza psicologica tipico del lenocinio si veda “Accattone” di Pier paolo Pasolini, ma la Lovelace parlò di un percorso più diretto fatto di percosse e minacce a mano armata). La parola cardine è sempre la stessa: libertà, senza la quale nulla vale.
Chi nonostante tutto volesse vedere il film tenga presente che -per esigenze di produzione, di diritti o di chissà che altro- in Italia gli si cambiò il nome in “La vera gola profonda” per distinguerlo dal sequel “Gola profonda”, che se non ricordo male è un porno-soft, stessi protagonisti ma regia di Joseph W. Sarno. In inglese i titoli sono “Deep throat” e “Deep throat part II”.

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