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From serie creata da John Griffin e trasmessa in Italia da Paramount Plus, due stagioni e la terza in programmazione. Non proprio un dettaglio. Ci sono serie che hanno rischiato di non finire nemmeno la prima stagione. Ispirata a Lost di J.J Abrams.
From, serie gioiello sottovalutata
Siamo in uno sperduto paesino degli States rurali, i veri Stati Uniti, dove vige Law and order, sono armati anche i gatti, ceni alle 18, finisci di cenare alle 18:20 e se non lasci la mancia alla cameriera è autorizzata a spararti. Lo sceriffo è della Michigan Militia e nell’ufficio ha una foto dei nazisti dell’Illinois.
Quei posticini molto ospitali, anni luce dalla Boston liberal dove giocano a fare gli europei. Dove il GOP ha la maggioranza assoluta e Obama era considerato un pericoloso comunista.
La location è questa con la sostanziale differenza che dalla ridente cittadina, una volta che ci capiti, non te ne puoi andare. E non perché ti innamori del posto ma perché non c’è nessuna possibilità di farlo.
E se non bastasse la sera devi rinchiuderti in casa perché, una volta tramontato il sole, quando c’è, per il paesello gironzolano dei simpatici personaggi, sempre sorridenti, vestiti in modo pittoresco, abbiamo la sposa, il meccanico, l’infermiera, la nonna, che se li fai entrare in casa ti squartano vivo, e se sono ispirati prima di squartarti ti torturano.
Un bel mistero che non riesci a vedere, tanti piccoli indizi, senza alcun apparente legame tra loro, una cornice di personaggi in cui nessuno spicca rispetto agli altri. C’è una parvenza di organizzazione sociale, lo sceriffo è un nero, il vice un orientale, quindi non della Michigan Militia, e c’è una Comune che sembra un esperimento di socialismo reale nel profondo Far West.
Tante domande e pochissime risposte: persone che arrivano da luoghi diversi, che legame c’è tra loro? Il tutto in un precario equilibrio che rischia di crollare da un momento all’altro.
Un triller psicologico, dove paranoia, claustrofobia e paura si respirano ad ogni puntata. Ritmi non incalzanti, puntate da seguire con attenzione, dialoghi non banali, solo un paio di temi e personaggi persi per strada senza alcun motivo.
Senza fare spoiler viene toccato, sfiorato, il tema dell’omosessualità e poi abbandonato senza un minimo di logica ed approfondimento. Cosa c’entrasse con la serie è difficile immaginarlo ma negli ultimi anni, per il politically correct, è un tema che va infilato ovunque.
In From l’orrore è quasi impalpabile, i mostri sembrano quasi di contorno e forse sono il pericolo minore per i protagonisti, ma è un orrore diffuso che si respira anche di giorno quando il pericolo sembra stia riposando. Parliamo di una serie sottovalutata, poco conosciuta dal grande pubblico, forse la visione su Paramount non aiuta, ma è una vera chicca da non perdere.
Una serie che non ha bisogno di carburare e mantiene sempre un livello qualitativo alto. La seconda stagione è per certi versi migliore della prima. Nella prima le pedine vengono sistemate, nella seconda vengono mosse, ma siamo ancora lontani dallo scacco matto.
In attesa della terza stagione, viste le tante domande senza risposta che ci lascia la seconda appena conclusa. Fotografia di ottimo livello, buoni effetti speciali, senza essere splatter in modo disturbante rendono la giusta drammaticità alle scene.
Il protagonista Harold Perrineau, ex Lost, regala una buona interpretazione ed il suo personaggio, per quanto centrale, non mette mai in ombra gli altri protagonisti. Ottime anche le performance di Scott McCord, Elisabeth Saunders, Catalina Sandino.
Chiudiamo con la colonna sonora di apertura Que sera, sera eseguita dai The Pixies in omaggio a quella cantata da Doris Day nel film di Alfred Hitchcock L’uomo che sapeva troppo. Scelta azzeccatissima.
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