Festival di Venezia 2020: tutto come previsto. Male dunque.

Nel Festival di Venezia 2020 ha funzionato tutto, tranne le solite scelte della giuria, in un meccanismo purtroppo prevedibile.

Festival di Venezia 2020, un meccanismo prevedibile

Si è conclusa la 77 edizione del Festival di Venezia, dove tutto ha funzionato alla perfezione nell’organizzazione dello spettacolo, distanziamenti sociali e prenotazioni dei posti compresi, ma non nelle scelte della giuria.  Ha scritto Paolo Mereghetti sul Corriere:

Sarebbe il caso di aprire una riflessione un po’ più seria sulle ragioni che spingono a privilegiare il glamour al posto delle competenze. Soprattutto in chi ha il compito di attribuire premi importanti come i Leoni.

Ma se il j’accuse di Mereghetti va alla qualità dei film premiati:

Nomadland non è certo un capolavoro, ma un buon film medio, furbetto, ottimamente recitato ma diretto da una regista che sembra chiedersi solo se inquadrare un tramonto o scegliere l’alba;  

la nostra riflessione cade invece su alter dinamiche:  il verdetto finale del Festival di Venezia è stato quanto di più prevedibile per chi ha un minimo di dimestichezza con le dinamiche dei grandi eventi mediatici.

Tra gli esclusi delle terrazze romane (ma con le mascherine al gomito) circolavano biglietti con le previsioni, tutte rispettate. Il meccanismo, al di la del valore delle opere e dei premiati, fa il Festival, non il contrario.

E dunque sui premi che interessano l’opinione pubblica, il sistema è: mettendo per ragioni di prestigio in giuria autori e attori di riconosciuta fama e qualche competenza, ci si ritrova nell’impossibilità cronica di premiare un film italiano, data l’aridità dell’immaginario nostrano negli ultimi vent’anni, con poche eccezioni.

Procedendo, una volta scelto il film da premiare, che sia minimamente autoriale ma spendibile sui mercati, si cerca disperatamente di premiare l’attore italiano in gara, con regolarità. Su Favino potevi scommettere senza nemmeno aver visto il film.

Ribadiamo, il meccanismo fa il Festival e non c’entra la qualità della performance, per altro ottima, di un Favino o di un Marinelli nella passata edizione.

Festival di Venezia 2020: tutto come previsto. Male dunque.

Sulla ricerca del premio da dare al film di Pietro Castellitto, figlio di Sergio e della Mazzantini, nemmeno si accettavano scommesse. La scelta è caduta sul Premio alla migliore sceneggiatura, nella categoria Orizzonti, al suo I predatori. Così a 28 anni può già vantare un palmares invidiabile al 95% dei cineasti italiani.

Tutto ciò, come sempre, ci ricorda che la cultura in Italia è vissuta come momento autocelebrativo tra annoiati benestanti medioprogressisti che si scambiano favori.
Che sia il Festival di Venezia, il Premio Strega o una rubrica sul Venerdì di Repubblica, un vernissage o un selfie, è la stessa cosa.

Tutti i premi principali del 77° Festival di Venezia

Ecco i premi assegnati dalla Giuria presieduta da Cate Blanchett.

Festival di Venezia 2020: tutto come previsto. Male dunque.

  • Il Leone d’Oro è andato allo statunitense Nomadland di Chloé Zhao.
  • Coppa Volpi per il miglior attore a Pierfrancesco Favino, co-protagonista di Padrenostro.
  • Il Leone del Futuro per la miglior opera prima è stato assegnato a Listen di Ana Rocha de Sousa, che si è aggiudicato anche il Premio Speciale della Giuria nella sezione Orizzonti.
  • Nella sezione Orizzonti il premio per la miglior interpretazione maschile va a Yahya Mahayni, protagonista di The Man Who Sold His Skin. La miglior interpretazione femminile è invece quella di Khansa Batma, in Zanka Contact. La miglior regia è quella del filippino Lav Diaz, per Lahi, Hayop. Il Premio per il miglior film nella sezione Orizzonti va a Dashte Khamoush (The Wasteland) dell’iraniano Ahmad Bahrami.
  • Il Premio Marcello Mastroianni per gli attori emergenti è andato al dodicenne Rouhollah Zamani, protagonista dell’iraniano Sun Children di Majid Majidi.
  • Il Gran Premio della Giuria è andato a Cari Compagni di Andrey Konchalovski.
  • La Coppa Volpi femminile: ha prevalso  l’inglese Vanessa Kirby, premiata per la Martha di Pieces of a Woman.
  • Il Leone d’Argento per la miglior regia è andato al giapponese Spy No Tsuma (“moglie di una spia”) di Kiyoshi Kurosawa,
  • Il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria è andato a Nuevo Orden del messicano Michel Franco

 

 

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Corsivista, umorista instabile.
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