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Fabio Fazio, salutato come un totem della Rai e da un anno saldamente in sella sul Nove, ha sempre fatto una televisione per ceti medi acculturati ma non troppo. Il suo modo di accostarsi al mondo vellicandone le superfici, lo rende più consono a una emittente commerciale, volutamente pop.
Fabio Fazio, tv per ceti medi
Che tempo che fa – dalle 20:32 alle 22:18 – apre la nuova stagione in calo rispetto a quella precedente ma con un ottimo 1.790.000 spettatori (e un 9.3% che fa volare il programma del Nove negli ascolti tv). Fabio Fazio si conferma quindi un prodotto ‘sicuro’ sul mercato della Tv.
Il conduttore ha sempre incarnato un tipo di televisione che gli anglosassoni definiscono “mainstream”, che scorre fluida senza intoppi o mulinelli pericolosi, e si rivolge a un pubblico vasto e omogeneo.
Dopo l’addio alla Rai, la sua nuova avventura sul Nove ha rappresentato un naturale proseguimento della sua carriera, perfettamente allineata con il profilo di un’emittente commerciale.
Il suo stile rassicurante, inclusivo e sempre attento a evitare polemiche, continua a trovare terreno fertile nell’idea di comunicazione che le elites si aspettano.
Fazio e il rifugio per i ceti medi
La televisione di Fazio è pensata per un pubblico di ceto medio, acculturato ma non eccessivamente sofisticato. Il suo show propone un menù variato e rassicurante, fatto di ospiti noti, ricordi nostalgici e dialoghi leggeri, evitando qualsiasi rischio che possa allontanare lo spettatore.
È come ordinare un prosecco al ristorante, una scelta sicura, priva di sorprese, con qualche bollicina per stimolare l’allegria.
In questo contesto, Fazio ha sempre preferito “giocare sul sicuro”: quando si tratta di scegliere tra un artista emergente e una celebrità del passato come Ornella Vanoni, la sua preferenza va sempre alla seconda, a meno che l’artista emergente non abbia già venduto un milione di copie.
Il suo è un mondo in cui la forma prevale sul contenuto, e l’identità si dissolve in un eterno presente privo di sorprese. Non c’è mai l’urgenza di scoprire il nuovo; piuttosto, si conferma il già noto, con un tocco di nostalgia che risuona con il pubblico coetaneo.
Il successo della televisione di Fazio risiede nella sua capacità di presentare un intrattenimento “medio”, dove la leggerezza non è sinonimo di superficialità, ma nemmeno di approfondimento. In questo equilibrio, Fazio trova il suo limite e la sua virtù.
Se per alcuni spettatori il suo stile rappresenta una piacevole conferma del conosciuto, per altri può sembrare una mancanza di curiosità verso il nuovo e il diverso. Ma il suo pubblico lo apprezza proprio per questa caratteristica: l’assenza di sforzi, la rassicurazione di uno spettacolo che non disturba e non provoca.
Fazio ha sempre adottato un approccio rispettoso e garbato con i suoi ospiti, evitando ogni forma di imbarazzo o tensione. Questa attitudine lo rende particolarmente adatto al contesto italiano che rigetta continuamente il conflitto a meno che non sia ‘sicuro’, senza sorprese.
In questo senso, il passaggio di Fazio al Nove e la conferma del suo successo, non ha rappresentato una “tragedia epurativa”, come alcuni l’hanno definita, ne una perdita di valore per l’azienda, che da anni versa in condizione pietose per i contenuti e il circo politico che gira intorno, ma piuttosto l’approdo naturale per continuare nel suo viaggio senza scossoni, evitando le tempeste, dove tutto è svago contenuto, a modo. Medio.

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