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Donald Sutherland era un uomo di sinistra che non abbandonò mai quei valori. Tanto da finire sotto la sorveglianza di NSA e FBI a causa del suo impegno nel movimento contro la guerra in Vietnam.
Donald Sutherland: a pugno chiuso contro la guerra
La foto di copertina che potete vedere fu scattata nel 2011 durante una manifestazione del movimento Occupy Wall Street a Vancouver. La kefiah testimoniava la solidarietà con la causa palestinese.
Donald Sutherland, morto il 20 giugno a 88 anni non è stato solo uno dei più importanti attori cinematografici della storia, ma anche un artista consapevole politicamente impegnato.
Come ha scritto Jacobin magazine era “uno dei nostri”, “era un uomo di sinistra che non abbandonò mai quei valori”.
Tanto da finire sotto la sorveglianza di NSA e FBI a causa del suo impegno nel movimento contro la guerra in Vietnam.
La sua seconda moglie, l’attrice Shirley Douglass, era la figlia del politico socialista canadese Tommy Douglass, considerato il padre del servizio sanitario nazionale pubblico in Canada.
Negli Stati Uniti era stata dal 1967 profondamente coinvolta nel movimento e anche arrestata con l’accusa per incastrarla di acquisto di bombe per le Pantere Nere
Nel 1971 Sutherland organizzò con Jane Fonda un FUCK/FREE THE ARMY tour di propaganda pacifista nelle città che ospitavano basi americane per sostenere il movimento dei soldati contro la guerra.
Tra i suoi 180 film credo non siano mai stati mai distribuiti in Italia i tre in cui interpretava Norman Bethune, il medico antifascista e comunista canadese che dopo la guerra di Spagna partecipò alla rivoluzione cinese.
Il connazionale Bethune era il suo eroe: “Ha creato gli ospedali MASH (Mobile Army Surgical) per le trasfusioni di sangue in prima linea durante la guerra civile spagnola, è morto in Cina nel 1939, dove ha rivoluzionò la medicina cinese negli anni ’20 e ’30, combatté al fianco di Mao Zedong e divenne un eroe del comunismo internazionale. Era un rinnegato ubriaco e un sobillatore, e lo amavo.”
Tra gli attori il suo preferiti era Marlon Brando che non nascose mai la sua opposizione all’Amerika del potere bianco: “Non è solo un genio come artista, è un genio come persona. Ha una delle menti più eleganti che abbia mai avuto il piacere di incontrare, piena di immense risorse di osservazione, confronti letterari, comprensione e sensibilità. Marlon Brando è come una poesia di John Keats, è squisito.”
Insieme parteciparono al film antiapartheid “Un’arida stagione bianca” nel 1989 rinunciando al compenso.
Con l’età Donald Sutherland non aveva perso la sua radicalità. Come ha dichiarato il figlio Keafer l’attore non era gradito all’establishment USA: “A causa della politica di mio padre, sentivano che era un socialdemocratico, un socialista, che credeva nell’assistenza sanitaria nazionalizzata e nel big government, e questi non erano proprio ‘valori americani'”.
Non a caso l’attore canadese non ha mai preso la cittadinanza degli USA e non è mai stato nominato per un Oscar per una delle sue interpretazioni.
Sutherland avrebbe finalmente ricevuto l’Oscar alla carriera nel 2017, una sorta di riconoscimento a posteriori. La sera della premiazione la sua co-protagonista in “Hunger Games” Jennifer Lawrence nel presentarlo espresse la sua meraviglia per il fatto che non fosse mai stato nemmeno nominato: “Per qualcuno così generoso e talentuoso, è strano pensare che Donald Sutherland non abbia mai vinto un Oscar prima di stasera (…) Il lavoro di Donald Sutherland è la massima magia del cinema”.
Donald Sutherland auspicava una rivolta dei millenials come quella della sua generazione e, come Noam Chomsky e Angela Davis, che creassero un terzo partito diverso da repubblicani e democratici.
“Il fatto è che, da trent’anni a questa parte, i giovani sono immobili. Sono consumati dal telefonino – dai tweet. Nel ’68 noi ci siamo ribellati”.
“Non credo che nessuno della mia generazione sia diventato attore per fare soldi. Non mi è mai venuto in mente. Guadagnavo 8 sterline a settimana. Quando recitavo in uno spettacolo alla Royal Court, guadagnavo 17 sterline a settimana, era il 1964. Al giorno d’oggi, alcuni giovani aspirano a diventare attori perché pensano che faranno un sacco di soldi.”
Non era solo un pacifista ma un convinto critico del capitalismo neoliberista e guerrafondaio. Si autodefiniva keynesiano.
Scrisse al regista per chiedere di interpretare la parte di Coriolanus Snow in Hunger Games e rimase soddisfatto del risultato. “Non è La battaglia di Algeri (di Gillo Pontecorvo 1966), non è così conciso come Orizzonti di gloria (di Stanley Kubrick 1957), ma al giorno d’oggi può essere una forza motivante per i giovani, che sono rimasti dormienti nel termini della loro attività politica, ad eccezione di coloro che sono stati coinvolti nel movimento Occupy l’anno scorso”.
“Voglio che Hunger Games susciti una rivoluzione”.
“Hunger Games era un’allegoria del capitalismo, dei poteri che ci sono negli Stati Uniti. La guerra è una questione di profitto. È la guerra dei profittatori per il profitto. Non è per salvare il mondo, per la democrazia o per un paese specifico. Stronzate. È per il 10% dei più ricchi.”
“Nei panni del presidente Snow, il ruolo che interpreto nel film, sono un vero totalitario. Ma il personaggio è davvero intelligente e, come politico, non ha nulla da perdere. Amministra paura e speranza. Il film mostra anche cosa vuol dire essere un capitalista negli Stati Uniti. È l’oppressiva oligarchia dei privilegiati.”
A settantasei anni scrisse su Esquire un articolo sulla vecchiaia che si concludeva citando una celebre vittima pacifista e comunista del maccartismo: “Conoscete Dalton Trumbo? Scrisse Johnny prese il fucile. Era uno degli scrittori nella lista nera. Trascorse del tempo in prigione. Perse tutto. Si è ripreso tutto. Un tipo meraviglioso. L’ultima cosa che mi ha detto è stata ‘Non dimenticare di essere felice’.”

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