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martedì 11 Maggio 2021
TecnèArteCarminiello ai Mannesi: a Napoli un tesoro archeologico abbandonato

Carminiello ai Mannesi: a Napoli un tesoro archeologico abbandonato

San Carminiello ai Mannesi è un tesoro archeologico abbandonato in pieno centro storico a Napoli. Ricostruiamone le vicende.

Il Complesso archeologico di Carminiello ai Mannesi a Napoli

Il complesso archeologico di Carminiello ai Mannesi, che si trova quasi a ridosso dell’area del Duomo di Napoli e precisamente nel quartiere di Forcella, fu messo in luce dai bombardamenti del 1943 che ne distrussero la Chiesa soprastante e gran parte degli edifici a essa addossati. Si tratta di una imponente costruzione che un tempo occupava un’intera insula e conobbe diverse destinazioni di uso e ampliamenti nel corso dei secoli: da domus di età repubblicana (II sec. a. C.) a edificio termale in epoca imperiale (I –II sec. d.C.), fino a ospitare un Mitreo, luogo in cui si celebravano riti misterici dedicati al dio Mitra, il cui culto fu introdotto dai soldati dell’Impero Romano di ritorno dall’Oriente.

Napoli, il tesoro archeologico di Carminiello ai Mannesi

Durante il V sec. d.C. alcuni ambienti termali furono destinati a calcara e il complesso quasi completamente spogliato dai marmi e dagli elementi decorativi che furono riutilizzati, così come era consuetudine del tempo, nella costruzione e arricchimento delle nuove fabbriche.

A partire dal VI sec. d.C., molto probabilmente anche a causa di una disastrosa alluvione, l’area venne per lo più abbandonata e utilizzata come immondezzaio fino all’Ottavo secolo, quando alcuni ambienti dell’antico complesso furono recuperati e destinati ad attività artigianali, mentre altri furono utilizzati sia per ospitare una piccola chiesa dedicata a Santa Maria del Carmine e sia per ospitare la staurita di Santo Stefano, distrutta a fine Ottocento durante i lavori del Risanamento.

Accanto alla staurita era presente anche l’antichissimo Seggio che ne portava lo stesso nome, assimilato in epoca angioina a quello di Capuana. Il Seggio si trovava all’angolo tra l’attuale Vico Carminiello ai Mannesi e Via Duomo, che nel Medioevo erano denominati rispettivamente Rua de’ Fasanelli e Vicus Radii Solis, così detto per la presenza del Tempio di Apollo i cui resti insistono al di sotto della Cattedrale.

Napoli, il tesoro archeologico di Carminiello ai Mannesi

La chiesa altomedioevale, che nel frattempo aveva assunto l’appellativo ai “mannesi” (amanuense) per la presenza di numerose botteghe di carradori, fu poi completamente inclusa, insieme alle strutture dell’antico complesso archeologico, nei lavori di ampliamento voluti alla fine del Cinquecento dal Padre teatino Francesco Olimpo. Restaurata a fine Ottocento, viene indicata come luogo di grande devozione, soprattutto perché conservava un’antichissima tavola raffigurante la Beata Vergine, datata probabilmente al XV secolo.

Con i terribili bombardamenti del 1943 che devastarono la città di Napoli, la Chiesa fu completamente distrutta e dal suo crollo riemersero le antiche vestigia di epoca romana. Una prima indagine archeologica fu condotta sul finire degli Anni ’60, durante la quale furono recuperati vari manufatti di pregio, come la testa di Mercurio proveniente probabilmente dall’area del Mitreo: a Mercurio infatti, veniva associato il primo dei sette livelli iniziatici del mitraismo (gli altri erano Venere, Marte, Giove, Luna, Sole e Saturno).

Nonostante l’area archeologica di Carminiello ai Mannesi avesse rivelato immediatamente il suo valore inestimabile, non fu sviluppato alcun programma di recupero o di valorizzazione, tranne l’essere stata “miracolosamente” salvata dal suo abbattimento per far posto a un palazzone di otto piani. Lo stato di abbandono e degrado dell’area archeologica e dell’intera piazza fu tale da diventare oggetto di un’interrogazione parlamentare nell’Ottobre del 1980, ma neanche Biasini, l’allora Ministro dei Beni Culturali e Ambientali, ritenne opportuno intervenire dovutamente.

 

Nel 1983 il complesso archeologico conobbe per la prima volta uno scavo sistematico a opera del Prof. Paul Arthur, che restituì le preziosissime informazioni di cui disponiamo oggi, ma sfortunatamente, conclusesi le attività di scavo e documentazione, la criminalità organizzata si appropriò dell’intera piazza, innalzandovi un alto muro di recinzione sottraendo suolo pubblico e strutture archeologiche alla collettività. All’interno dello spazio trovarono collocazione un parco macchine e scuderie private che negli anni danneggiarono ulteriormente strutture e affreschi.

Napoli, il tesoro archeologico di Carminiello ai Mannesi

Soltanto nel 1993 l’area fu sottoposta a sequestro giudiziario e affidata alla Soprintendenza Archeologica di Napoli per la sua tutela, ma a distanza di quasi trent’anni la regolare fruibilità del sito e la valorizzazione dello stesso, resta ancora ferma alla fase della ricerca e delle idee progettuali. Nel frattempo, questo patrimonio inestimabile continua a essere sottratto alla collettività e ai turisti che, quotidianamente, sono costretti a sbirciare da un cancello perennemente chiuso (salvo sporadiche aperture), una imponente e millenaria testimonianza storica della città di Napoli.

Napoli, il tesoro archeologico di Carminiello ai Mannesi

 

Auspichiamo inoltre che quanto prima, quell’orribile e altissimo muro, emblema di una criminalità che ha piegato un intero quartiere nei decenni scorsi, venga abbattuto in tempi rapidi nel nome di una legalità riconquistata e di restituire allo stesso tempo, uno spazio alla città opportunamente valorizzato; un luogo di rinascita e ripartenza per Forcella, da sempre “sorella povera” del più grande e antico centro storico del mondo.

 

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Paola Filardi
Paola Filardi
Archeologa "prestata" al sociale, visceralmente partenopea, esperta in story telling e in progetti di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale e di rigenerazione urbana

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