www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Quando si parla di Alain Delon, è impossibile non avvertire un leggero pizzico di invidia, quella che ha tormentato generazioni di uomini che hanno visto in lui l’incarnazione stessa del fascino e della bellezza maschile. Delon non è stato solo un’icona del cinema, ma un vero mito a cui la vecchiaia non ha risparmiato una rovinosa caduta nella depressione.
Delon, il volto di un Dio
Immaginate di essere un giovane degli anni ’60, un periodo in cui i manifesti dei cinema esibivano il volto perfetto di Alain Delon, una bellezza scolpita che sembrava provenire direttamente dal Monte Olimpo.
Le donne sospiravano alla sua apparizione, mentre gli uomini cercavano disperatamente di capire come poter competere nello stesso campo fatto di gesti, silenzi. Ciò ha generato un grosso equivoco per decenni, con il mito del “bel tenebroso”, uomini che si pensava chissà cosa nascondessero dietro i loro silenzi. E invece spesso non c’era proprio nulla.
Questi uomini che ci riprovavano allora, magari accendendosi una sigaretta, stagliandosi in controluce di un ipotetico tramonto, che poi magari era solo la camera semi-ammobiliata al Tiburtino dove abitavano.
Delon ha lasciato il segno in una serie di film indimenticabili: ne “Il Gattopardo” (1963) di Luchino Visconti, recita accanto a Claudia Cardinale e Burt Lancaster, rubando la scena con il suo Principe Tancredi, giovane, bello e coraggioso. È stato però “Rocco e i suoi fratelli” (1960), sempre di Visconti, a rivelare il suo talento drammatico, con una performance che lo lanciò definitivamente tra le stelle della sua generazione.
E che dire del ruolo di Tom Ripley in “Delitto in pieno sole” (1960), l’adattamento di René Clément del romanzo di Patricia Highsmith “Il talento di Mr. Ripley”. Delon interpreta il personaggio con una tale freddezza e eleganza da diventare uno standard per chiunque avesse voluto cimentarsi con il fascino del criminale raffinato.
Delon e gli amori tormentati
Non è solo sul grande schermo che Delon ha suscitato invidia. La sua vita amorosa è stata un vero e proprio rosario di conquiste che potrebbero far ombra persino a Casanova. Tra le sue famose fidanzate ci sono state alcune delle donne più belle e desiderate dell’epoca, come Romy Schneider, con cui ha vissuto una tormentata storia d’amore. Si conobbero sul set di “L’amante pura” (1958) e la loro relazione divenne subito materia da rotocalchi.
E che dire di Nathalie Delon, pseudonimo di Francine Canovas, che divenne poi sua moglie? Insieme, hanno recitato in “Frank Costello faccia d’angelo” (1967), in cui Delon, naturalmente, interpreta un criminale irresistibile con un codice d’onore. Come dimenticare poi Mireille Darc, la musa di Delon, con cui ha formato una delle coppie più glamour e chiacchierate della Francia degli anni ’70?
Delon e la depressione
Negli ultimi anni, Alain Delon ha vissuto un ritiro dalle scene che ha segnato la fine di una carriera straordinaria, ma anche l’inizio di un periodo difficile segnato dalla solitudine e dalla lotta contro la depressione. Dopo una vita sotto i riflettori e un’immensa popolarità, Delon ha iniziato a ritirarsi gradualmente dal mondo del cinema e della televisione all’inizio degli anni 2000.
Il suo ritiro ufficiale dalle scene è avvenuto nel 2017, quando ha annunciato di volersi allontanare definitivamente dal mondo dello spettacolo per vivere una vita più tranquilla.
Ma gli ultimi vent’ anni sono stati segnati da una lunga battaglia contro la depressione, tentazioni distruttive se non proprio suicide, imprecazioni contro il mondo. In una intervista disse senza mezze misure: “Invecchiare fa schifo. Non puoi farci niente, l’età si fa sentire. Non riconosci la faccia, perdi la vista…Per questo ho chiesto a mio figlio Anthony, di organizzare la mia eutanasia per quando sarò pronto… Ma soprattutto, odio questa epoca, la rigetto. Tutto è falso, tutto è distorto, non c’è rispetto, niente più parole d’onore. Conta solo il denaro. So che lascerò questo mondo senza rimpianti…”.
A questo si aggiunse la vicenda delle molestie morali, della “violenza e sequestro di persona vulnerabile” che Alain avrebbe subito dalla sua compagna e badante, la giapponese Hiromi Rollin, secondo la denuncia dei figli e da lui stesso condivisa.
Nel 2019, Delon ha subito un ictus, evento che ha ulteriormente complicato la sua salute fisica e mentale.
Ma in questo la vita è inesorabile. Puoi essere un dio, un icona ribelle, “il re del mondo” per cantarla come Battiato, ma poi basta la curva dell’età e appena sei più fragile e stanco, ti arriva tutto sulle spalle. La bellezza di un tempo non ti risparmia la pena di vivere e la solitudine; semmai te l’accresce.
Ora, forse, Delon è tornato nell’Olimpo.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- Musikkeller, un luogo-non luogo
- Breve guida per riconoscere il “coatto”
- Achab. Gli occhi di Argo sul carcere
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Kavi: Il Poeta è Vivo
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Dialoghi della coscienza: l’intensità magica del silenzio e la necessità di una poesia intima
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente












