Addio a John Mayall, padre epico del ‘British Blues’

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Il mondo della musica ha perso un gigante. John Mayall, celebre per il suo ruolo cruciale nella diffusione del blues britannico, è scomparso all’età di 90 anni. Affettuosamente soprannominato il “padrino del British blues”, Mayall si era ritirato dalla scena musicale attiva a causa di problemi di salute.

La scomparsa di John Mayall, il padrino del British Blues

La famiglia ha dato l’annuncio della sua morte con un messaggio toccante: “È con grande tristezza che diamo la notizia della morte di John Mayall. S’è spento serenamente nella sua casa in California ieri, 22 luglio 2024, circondato dall’affetto della famiglia. I problemi di salute che lo aveva costretto a porre fine alla sua epica carriera on the road hanno infine dato pace a uno dei più grandi guerrieri della strada di questo mondo”. 

Una vita dedicata al Blues

John Mayall è nato nel novembre 1933 a Macclesfield, nel Cheshire. Fin dalla giovane età, ha mostrato un interesse vivace per il blues e il jazz americano, imparando da autodidatta a suonare il pianoforte, la chitarra e l’armonica.

Dopo aver servito nell’esercito in Corea, Mayall ha iniziato la sua carriera musicale negli anni ’50, in un periodo in cui il blues americano era poco conosciuto al di fuori degli Stati Uniti. Personaggi come Mayall, Alexis Korner e Cyril Davies hanno giocato un ruolo chiave nel portare questa musica oltreoceano, ponendo le basi per il rock inglese degli anni ’60​ (Kulturjam)​.

Mayall ha fondato i Bluesbreakers nel 1963, un gruppo che ha visto passare tra le sue fila alcuni dei più grandi nomi della musica rock e blues. Eric Clapton, Mick Fleetwood, John McVie, Peter Green e Mick Taylor sono solo alcuni dei musicisti che hanno suonato con Mayall, contribuendo a formare una sorta di “nave-scuola” del rock-blues britannico​ (Kulturjam)​ . La band si è distinta per il suo continuo avvicendamento di membri, un approccio più comune nel jazz che nel rock, con Mayall come bandleader fisso.

L’impatto duraturo sul Blues e sul Rock

“Ci ha regalato 90 anni d’instancabile impegno nell’educare, ispirare e intrattenere”, si legge nel comunicato della famiglia. La sua missione di diffondere il verbo del blues ha ispirato innumerevoli artisti e appassionati di musica. “Mai pensato che suonare il blues significasse copiare altra gente”, affermava Mayall, sottolineando l’importanza di esprimere la propria vita attraverso la musica .

Il suo album del 1966, Blues Breakers con Eric Clapton, e il successivo A Hard Road, con Peter Green come chitarrista solista, sono considerati pietre miliari del genere. Mayall non si limitava a eseguire cover, ma scriveva anche brani originali, integrando elementi jazz nelle sue composizioni, come dimostrato dall’album The Turning Point di fine anni ’60 .

La carriera e il ritiro

Dopo una pausa negli anni ’80, Mayall ha riformato i Bluesbreakers e ha continuato a suonare fino al suo ritiro nel 2021. In quell’occasione, dichiarò: «Per via dei rischi derivanti dalla pandemia e dell’età avanzata, ho deciso che è giunto il momento di appendere le road shoes al chiodo» . Nonostante la fine delle esibizioni dal vivo, il suo impatto sulla musica è rimasto significativo.

Un riconoscimento meritato

John Mayall era altamente rispettato non solo dai musicisti britannici ma anche dai bluesman afroamericani, che vedevano in lui un ambasciatore della loro musica in Europa. B.B. King, ad esempio, lo considerava un maestro, riconoscendo il suo ruolo nel portare il blues a un pubblico più ampio .

Mayall ha lasciato un’impronta indelebile nel mondo della musica. La sua autobiografia del 2019, Blues From Laurel Canyon: My Life As A Bluesman, scritta con Joel McIver, racconta la sua straordinaria carriera . Il suo ultimo album in studio, The Sun Is Shining Down, è stato pubblicato nel 2022, e quest’anno la Rock and Roll Hall of Fame gli ha conferito il Musical Influence Award, riconoscendo il suo contributo fondamentale al rock e alla sua cultura .

John Mayall una volta disse: “Credo che nessuno sappia esattamente cosa sia il blues. È solo che non riesco a smettere di suonarlo“. E così la sua musica continuerà a vivere.

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Ivan Sabetti
Ivan Sabetti
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