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lunedì 17 Gennaio 2022
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Calcio nel pallone: via il Fair Play finanziario?

I conti del calcio sono in profondo rosso e il Fair Play Finanziario come lo conosciamo, potrebbe aver finito il suo corso, dopo poco più di 10 anni.

Via il Fair Play finanziario?

Il calcio tradizionale sta morendo, lo dicono i dati: giovani in crisi di affezione e audience tv a picco. il Covid-19 ha provocato una frattura fra i tifosi e i loro club.  Spogliato dei suoi tifosi, il pallone è diventato esclusivamente un prodotto televisivo, nel caso italiano, spesso scadente.

Ma la crisi non è italiana, è mondiale. Nel Belpaese, però, è più grave perché la base di partenza, quella pre-Covid, era già molto difficile. Il nostro calcio è pieno di debiti: la Juventus, nonostante abbia il miglior fatturato della serie A, ha accumulato un passivo di quasi 400 milioni. Il sistema è ormai in ginocchio. Il Real Madrid l’estate scorsa, in pratica, non ha fatto mercato. Oppure basti pensare al Barcellona che conta poco più di 1,1 miliardi di debiti.

Il crollo dei ricavi ha messo a nudo un sistema non più sostenibile; si blocca il flusso di denaro (quello che arriva dalle televisioni per lo più) e la catena produttiva si spezza. E restando in casa catalana il motivo è presto spiegato: Lionel Messi ha un contratto – firmato nel 2017 – da 555 milioni per quattro anni, secondo quanto rivelato da El Mundo. Quantunque il migliore al mondo, una cifra insostenibile se rapportata ai ricavi in caduta libera. L’incidenza della voce stipendi nei bilanci di una società è eccessiva. Il ridimensionamento è inevitabile.

Covid, Messi e Rovella la bolla del calcio sta per esplodere

Il governo mondiale del pallone sta ragionando sulle contromisure, come sempre con lentezza estrema e andando contro ad ogni logica, come la gestione della pandemia ci ha mostrato: invece di diminuire il numero di partite, valorizzando gli eventi, si continua ad aumentarle, nonostante la fuga degli spettatori.

Ora l’obiettivo è il Fair Play Finanziario (FPF) che, così come lo conosciamo, potrebbe aver finito il suo corso, dopo poco più di 10 anni.

La UEFA sta discutendo un nuovo sistema di regole per il calcio continentale, che sarà molto diverso da quello ideato nel 2010 dal duo Platini-Infantino.

L’idea di base dovrebbe essere il passaggio dall’idea di “spendere quanto si incassa” a “spendere il necessario senza sprechi”. Alla luce della necessità di cambiare il sistema vi sono ovviamente gli effetti economici della pandemia, con dati disastrosi ben più del 2008, e praticamente quasi nessun club in linea con i parametri teorici del Fair Play finanziario.

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Il nuovo modello di Fair Play finanziario avrà quindi nel mirino sprechi ed esagerazioni, perché il calcio è in crisi ma gli stipendi dei calciatori e le commissioni agli agenti non accennano a diminuire: serve, in sostanza, l’aiuto dell’Unione europea.

Si ragione anche sull’introduzione di una forma di salary cap, da camuffare in una luxury tax per garantire la conformità ai regolamenti europei: si compra un giocatore, si versa una percentuale da distribuire al sistema. Inoltre, le sanzioni sportive potrebbero essere ridotte in favore di maggiori sanzioni economiche.

In Italia, invece, bisognerà intervenire come auspicato dal presidente Gravina che ha lanciato per primo l’idea di un tetto agli stipendi. I lavori UEFA sono già cominciati con l’obiettivo di arrivare a un’approvazione entro fine anno, con entrata in vigore dal 2022, e periodo di adattamento graduale, qualche anno, prima di andare a regime e consolidarsi meglio del sistema precedente.

Non tutti saranno contenti, ma qualcosa va fatto per tutelare il sistema, anche a scapito di quelle federazioni che sono state più accorte in questi anni.

 

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