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La Roma spreca tre rigori in casa contro il Lille e perde 1-0. Prima Dovbyk si fa parare due volte dallo stesso lato, poi Soulé sbaglia cambiando angolo. L’Olimpico resta attonito: un’occasione d’oro svanita in uno psicodramma che diventa già leggenda romanista.
La Roma e il rigore stregato: tre flop in casa per un pareggio sfumato
C’era una volta una serata all’Olimpico, dove la Roma, già sotto di un gol contro il Lille, ha avuto l’occasione di riscrivere il proprio destino. A cinque minuti dalla fine, sul punteggio di 1-0 per i francesi, i giallorossi si guadagnano un rigore. Un dono del cielo, un’opportunità per il pareggio, un momento da “Forza Roma” urlato a squarciagola. E invece? La Roma trasforma quel rigore in un tragicomico one-man-show (anzi, two-men-show) che neanche un film di Verdone avrebbe potuto eguagliare. Tre tiri, due giocatori, zero gol. Signore e signori, benvenuti nello psicodramma romanista.
Ricostruiamo l’assurdo. Siamo a Roma, stadio Olimpico, la Sud che canta nonostante il passivo. Minuto 85: rigore per la Roma. Sul dischetto si presenta Artem Dovbyk, l’attaccante che, secondo le voci estive, Gasperini avrebbe volentieri scaricato. E forse, con il senno di poi, non era un’idea così balzana.
Primo tentativo: Dovbyk calcia alla sinistra del portiere. Parato. L’arbitro, però, vede un’irregolarità (forse il portiere si è mosso, o magari la Sud ha urlato troppo forte) e ordina di ripetere. Seconda chance: Dovbyk, con la testardaggine di chi crede che insistere sia la chiave, calcia di nuovo alla sinistra del portiere. E il portiere, che a questo punto sembra avere un GPS incorporato, para ancora. A questo punto, la Roma decide di cambiare strategia (o almeno ci prova): fuori Dovbyk, dentro Matías Soulé. Il giovane argentino, con l’ingenuità di chi pensa “mo’ lo frego”, cambia lato e tira alla destra del portiere. Risultato? Parato, ovviamente. Tre rigori, due giocatori, e un pareggio che svanisce come una chimera.
È come se la Roma avesse deciso di sabotarsi in casa, davanti ai propri tifosi, in un’edizione speciale di “Come complicarsi la vita in cinque minuti”. E il Lille? Ringrazia, si tiene il suo 1-0 e torna a casa con tre punti e una storia da raccontare. Altro che il doppio errore di Evaristo Beccalossi, che nel 1982 sbagliò due rigori in otto minuti contro lo Slovan Bratislava, ma almeno portò l’Inter alla vittoria per 2-0.
Qui, la Roma non solo ha mancato il pareggio, ma ha trasformato un rigore in un’odissea che farà scuola. Immaginate la scena: l’Olimpico ammutolito, Dovbyk che fissa il prato come se volesse sprofondarci, Soulé che si chiede perché non abbia tirato al centro, e l’allenatore che, tra un’imprecazione in romanesco (o simil romanesco) e un “ma che stamo a fa’?”, cerca di trovare un senso a questo disastro. I tifosi, già pronti a esultare per il pareggio, passano dall’euforia alla disperazione, con i più ironici che già twittano: “Tre rigori sbagliati? Altro che Totti, questa è la Roma di Totò!”.
Eppure, in questo flop c’è qualcosa di epico. Sbagliare tre volte lo stesso rigore, in casa, con il pareggio a un passo, è un capolavoro di autolesionismo che quasi merita rispetto. Dovbyk, con la sua ostinazione a tirare sempre a sinistra, sembra un personaggio di un film di Sorrentino, intrappolato in un loop esistenziale. Soulé, con il suo “cambio lato e lo frego”, è l’emblema della gioventù che le prova tutte e le sbaglia tutte. E il portiere del Lille? Un eroe silenzioso che probabilmente sogna di aprire un’accademia per pararigori.
Cosa resta di questa serata? Una sconfitta che brucia, un pareggio sfumato e una storia che i tifosi romanisti racconteranno per anni, tra risate amare e sospiri. La Roma, come sempre, sa regalare emozioni, anche quando sono quelle sbagliate. E la prossima volta? Magari un bel cucchiaio, tanto per cambiare. O almeno, lasciamo stare la sinistra del portiere. Perché a sinistra sono sempre guai. Certificato.

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