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mercoledì 14 Aprile 2021
SportMaradona non era calcio, Maradona era magia

Maradona non era calcio, Maradona era magia

Continua la commozione in tutto il globo per la morte del Pibe de oro. Le le commemorazioni si susseguono e tutte hanno un denominatore comune: non era calcio, Maradona era magia.

Secondo alcuni l’ex calciatore argentino non dovrebbe essere celebrato con tutta questa enfasi, per via delle sue tormentate vicende personali. Ma noi evidentemente la pensiamo in maniera diversa e continuiamo.

Maradona era magia

Lo abbiamo amato come amiamo gli irregolari, quelli che non sanno stare fermi, perché hanno bisogno di uno spazio libero dove spostare i confini, per esprimere il proprio smisurato talento. Aveva un rapporto simbiotico con la palla: erano fatti l’uno per l’altra: si somigliavano, si attraevano, danzavano in una coreografia sensuale, condividevano un rapporto esclusivo, che non era aperto agli altri che calcavano il prato verde.

Un amore generoso verso i compagni, implacabile verso gli avversari, ma tollerato, da loro, con ammirata rassegnazione. A parte Goicoechea che gli spaccò le gambe, ma era un macellaio. Ricordato solo per quello. Era un grande fuori dalle smancerie del fair play a tutti i costi, ché se c’era da sporcarsi le mani lui era il primo. Lo lo fece in un mondiale, a danno dell’Inghilterra, e lo rivendicò, contro il nemico della guerra di quattro anni prima.

La mano de dios. Sesso, droga e futbol, amicizie scomode, incluso Fidel, il gelo con gli americani, la trasformazione in una caricatura, la deriva etilica, tossica, logorroica, adiposa, clownesca. Un cuore grande che alla fine cessa di battere. Ma prima, la gioia infinita di un eterno bambino col pallone. Lo vidi in un giorno di primavera, nel 1989, ero a Capodichino, avevo incontrato i miei amici cassintegrati ed ero in un parcheggio. Da un cancello laterale uscì un gruppetto di persone, tutte intorno a lui, un ragazzino felice che giocava con la sua Dalmita a cavacecio.

Brillava di una luce gioiosa. Napoli era ai suoi piedi, la città era piena di foto, di bandiere, di scritte. Una me la ricordo bene, diceva: A Napoli ci stanno tre cose belle: Maradona, tassinari e sfogliatelle. I napoletani non lo dimenticheranno mai. Nessuno lo dimenticherà. Addio, e grazie per aver reso quel gioco meraviglioso.

 

Le magie di Maradona sui campi italiani

 

 

 



Pancrazio Anfuso
Pancrazio Anfusohttp://postpank.wordpress.com
ha scritto un libro per Iacobelli editore (Centocelle - Storie e nomi dalla A alla Z), ha un blog, Postpank (postpank.wordpress.com), ama la moglie, i gatti, la Lazio, Amatrice e il rock

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