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Le sostituzioni messe in atto da Inzaghi hanno avuto un peso specifico molto diverso da quello dei padroni di casa e questo spiega in parte l’andamento di Real Sociedad-Inter.
Real Sociedad-Inter cosa ha detto di importante?
Come avevamo detto la volta scorsa? “Al giorno d’oggi gli uomini in panchina sono persino più importante degli undici che scendono in campo dal primo minuto”.
Se ci fosse voluta la controprova, questa è arrivata forte e nitida al 75esimo minuto di Real Sociedad-Inter, quando la partita ha preso una svolta inaspettata, decisamente a sfavore di chi, fino a quel momento, aveva letteralmente dominato il match.
Giusto cinque minuti prima Merino aveva fatto tremare Sommer con un colpo di testa che aveva mandato la palla a baciare la traversa. Andando a ritroso, al 72esimo Odriozola aveva rilevato un indemoniato Kubo, Oyarzabal aveva invece fatto spazio a Sadiq e ancora prima, al 62esimo, Imanol Alguacil aveva richiamato Barrenetxea e Tierney.
Tutti cambi obbligati, perché quei forsennati avevano messo a ferro e fuoco il centrocampo interista, portando un pressing senza quartiere a chiunque si ritrovasse la palla tra i piedi.
Totale l’imbarazzo di Dumfries a cui è stata messa la mordacchia dalla coppia Oyarzabal-Tierney. Pavard, avrebbe voluto e potuto dare bordone all’olandese ma, vista l’aria che tirava da quella parte del campo, per scelta sua o per mandato del coach si è giocoforza limitato alla fase difensiva.
Non che a sinistra andasse troppo meglio, con Kubo a slalomeggiare tra Mkhitarian e Marcos Augusto. Soprattutto il secondo ha sofferto a dismisura la velocità di gambe del nipponico. Non poteva essere la partita giusta per mettere in mano le chiavi del fortino ad Asslani.
Ieri, nella zona più nevralgica sarebbe servito un uomo di carattere, di pugna e di fosforo. Quello capace di fare trait d’union per trasformare i disimpegni in transizioni. Guardacaso quel tipo di uomo sarebbe stato di Calhanoglu che purtroppo non era disponibile. La voragine che si è creata tra il terzetto difensivo e i due interni dell’Inter, l’albanese non è riuscito – non dico a colmarla – ma nemmeno a metterci una pezza. Un po’ per la foga degli avversari, un po’ per sua timidezza, un po’ perché non riusciva a mettersi nelle condizioni di ricevere palla in sicurezza.
Viceversa, il pretendente regista per ottenere palla, ha spesso dovuto, abbassarsi fin sulla linea dei difensori, portandosi dietro Zubimendi, come se in zona non ci fossero già troppi baschi. Il suo deficitario menage purtroppo lo ha condannato ad un ulteriore bocciatura, sanzionata dalla sostituzione già al 55esimo.
Ci saranno altre occasioni per il giovane albanese per dimostrare quanto vale, ma se è vero che bisogna aiutarsi per sperare che il ciel usi la cortesia di aiutarti, sarà il caso che il ragazzo lavori forte sui gap che lo affliggono. Sopra tutti, quello di non rendersi sempre disponibile al passaggio e di “nascondersi” quando il bailamme messo su dagli avversari imperversa.
Di certo non gli hanno portato un valido aiuto i due interni: Barella è stato travolto anche lui dalla furia dei suoi dirimpettai, Mkhitarian è tornato normale, non riuscendo a infondere calma e lucidità in un centrocampo in pieno stato d’orgasmo. Nella diffusa incapacità di raccapezzarsi, le connessioni difesa-centrocampo sono completamente saltate e il possesso palla concesso supinamente ai baschi, senza che si riuscisse a portare a termine due passaggi consecutivi.
Se da quelle parti non si è riuscito a cavare un ragno dal buco, figuriamoci in attacco. Lautaro è stato maltrattato dai due centrali baschi che non gli hanno permesso di giocare una sola palla. Non ha fatto meglio il suo sodale Arnautovic, mai servito a dovere. Ha provato con generosità ma quasi mai con successo, ad arrabattarsi sulle tante palle alte messe dalla difesa in ambasce. Queste, o lo superavano in altezza o venivano intercettate e fatte proprie dai suoi controllori, Zulbedia o Le Normand.
Al termine un primo tempo completamente ad appannaggio dei padroni di casa si registravano ben dieci tiri verso la porta a fronte di uno solo. La Real Sociedad si era resa pericolosa al termine di ogni azione d’attacco. A quell’Inter troppo brutta da raccontare, non è restato che affidarsi al fato, alle parate di Sommer, ai pali e le traverse a fare da schermo quando i giochi sembravano ormai fatti. A contare le tante situazioni in area Interista non è uno scandalo ammettere che già al ventesimo minuto, un ipotetico tre a zero avrebbe già gridato vendetta in lingua basca. Al netto del gol del vantaggio dei padroni di casa, ad opera di Brais Mendez.
Bloccando il filmato al momento in cui Bastoni riceve palla da Sommer, si può notare che sul centrale convergono in quattro giocatori della Real, con determinazione feroce. Magari c’è anche un fallo di Oyarzabal sul centrale interista, ma quella rete è il coronamento di un’applicazione, una risolutezza e una concentrazione infusa in lungo e largo per quasi tutta la durata della partita dai ragazzi di Alguacil.
Quasi tutta, appunto. Davvero non poteva durare novanta minuti quel ritmo infernale che la Real Sociedad stava menando fin dal calcio d’inizio. E che quindi ha potuto funzionare fino ad un certo punto. Fino ad un quarto d’ora della fine, allorché le forze fresche buttate nella mischia da Inzaghi hanno trovato la squadra spagnola scarica di energie. Ed è da quel momento che la partita è cambiata.
Le sostituzioni messe in atto da Inzaghi hanno avuto un peso specifico molto diverso da quello dei padroni di casa. Conservative queste, produttive quelle altre. Complice un avversario messo sulle ginocchia dalla sua stessa foga, Dimarco ha trovato le praterie che a Bastoni erano interdette, Thuram ha potuto tagliare a fette la difesa avversaria con le sue traiettorie di corsa e la sua massa battente, il centrocampo ha potuto respirare grazie alla verve atletica di Frattesi. Poi ovviamente il resto lo fa la sorte, che decide per tutti.
Tipo che un tiro sbilenco del centrocampista romano si trasformi in un illuminante assist per Lautaro. L’argentino che fino a quel momento aveva sbagliato tutte le sue scelte, giocando male i pochi palloni giocabili, non ha sbagliato quell’apparentemente facile appoggio in rete, passando all’incasso di quel premio, ma per meriti non suoi.
Non si rammarichino i ragazzi di Imanol Alguacil, perché se avessero scaricato la loro batteria anche solo dieci minuti prima, avrebbero dovuto far fronte ad un fine partita molto più movimentato. Ma possono imparare, perché quella contro l’Inter è stata lo stesso tipo di partita fatto giusto tre giorni prima col Real Madrid, in Liga, quando avevano lasciato i tre punti al Barnabeu dopo aver dominato il blasonato avversario per tre quarti di match.
Anche l’Inter deve prendere quello che viene dalla sfida dell’Anoeta e farne tesoro, punto a parte. L’approccio alla gara, in queste competizioni, non può essere solo un dettaglio ma deve piuttosto essere parte di una precisa strategia. Quasi sempre, chi segna per primo, può decidere su che tipo di china inclinare la sua partita.
Un discorso a parte andrebbe fatto per le decisioni pre-partita di mister Inzaghi, che ha optato per un consistente turn-over. Era davvero il caso di fare esperimenti in occasione di un appuntamento di questa portata e contro un avversario così forte e ben organizzato?
Stimolato sull’argomento il mister ha confermato la qualità delle sue scelte, motivandole col fatto che molti dei suoi provenivano da viaggi intercontinentali o da un derby che – malgrado il punteggio finale – aveva lasciato scorie importanti.
Ha fatto di necessità virtù, il mister. Solo lui può conoscere alla perfezione lo stato psicofisico dei suoi uomini. Non resta che arrendersi, a noi tifosi rimanga il beneficio del dubbio, sempre perché allenatori lo siamo un po’ tutti.
Nell’altra partita, il Benfica strafavorito sul Salisburgo ha mollato l’intera posta, a conferma che in Champions League non esistono gironi facili. Così nel girone D le due “prima fascia” hanno lasciato quattro punti alle seconde. Aumentano le pretendenti ai piani alti, a corsa al primo posto si è già complicata…
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