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L’Inter batte la Lazio perché calamita i pochi eventi che la gara gli mette a disposizione. Soffre per settanta minuti buoni senza però andare mai in sofferenza. Ha “assorbito” l’avversario, lo ha sfiancato.
Lazio-Inter conferma che i nerazzurri sanno soffrire senza soffrire
La vera notizia, alla vigilia di Lazio-Inter non veniva dalle formazioni, dalle defezioni dai colpi di genio dei rispettivi allenatori, ma da quello che era avvenuto a cinquecento chilometri di distanza, circa tre giorni prima.
Per una volta, alla Juventus non era bastato il solito singolo gol che, in altre occasioni, le aveva assicurato la posta piena. Un Genoa volitivo e voglioso aveva colmato la dismisura all’inizio del primo tempo, con quel Gudmundsson presente nelle agende di procuratori e dirigenti di varia fede e colore.
Il secondo gol non è previsto nei plot delle partite dei bianconeri, così – pari e patta – era sfumato anche il primo posto “part-time” che aveva caratterizzato fin qui l‘andamento del campionato juventino.
Cosi per l’Inter si era profilata la ghiotta possibilità di allungare il passo e portarsi ad una distanza di sicurezza, atta a mettersi al riparo da certe brusche frenate.
Vista la situazione, Inzaghi ha procrastinato a data da destinarsi qualsiasi rotazione degli effettivi, puntando sulla miglior formazione possibile, stanti i non impiegabili.
Formazione che quindi si è stilata praticamente da sola, disegnando lo stesso tre-cinque-due visto a Udine, compreso quel duetto che aspettava una prova più seria per poter confermarne l’affidabilità composto da Bisseck e Darmain.
Lazio-Inter era anche il confronto di due filosofie di gioco. Sarri è un aficionados del 4-3-3, cui applica una gestione della palla senza troppi fronzoli, che ragiona in verticale appoggiandosi forte sulle proprie ali. E ne ha ben donde, soprattutto sul versante di destra, dove possono sfrecciare i velocisti Anderson e Lazzari.
Inzaghi invece indugia di più sull’orizzontale, fa girare palla per far girare a vuoto l’avversario. Confida sulle micidiali ripartenze, gli inserimenti dei centrocampisti. Nell’indecisione, dalle e dalle, prima o poi il buco giusto si paleserà.
A quanto s’è visto, sul piano del gioco ha poi prevalso la filosofia sarriana, soprattutto all’inizio del match quando è stata la Lazio a tener palla e a schiacciare l’Inter nella sua metàcampo. Attenzione, ho detto schiacciare, non prendere a pallate. E ho detto prevalere, non vincere. Quel dai e dai non ha fruttato troppe occasioni da gol, Sommer si è dovuto limitare alla ordinaria amministrazione. Complice di quella sterilità, la mancanza di Luis Alberto, l’uomo che vede spiragli dove gli altri vedono solo selve di gambe. Sarri se lo è tenuto vicino con il plaid sulle gambe, per metterlo in campo quando ormai la Lazio era sulle ginocchia.
Nel calcio raramente chi si accontenta gode, così la Lazio ha tenuto il campo come poteva, cercando un Immobile stritolato tra le tre pertiche nerazzurre Acerbi, Bisseck e Bastoni. I tre gli hanno concesso una sola palla vagamente addomesticabile in area, lui di testa l’ha spedita sul fondo. Davvero più di così non poteva fare.
Dall’altra parte, anestetizzata a centrocampo, l’Inter ha dovuto fare di necessità virtù, cercando di allungare la Lazio nella speranza di aprire qualche spazio giocabile a beneficio di Barella e Calhanoglu. Soprattutto quest’ultimo ha patito pesantemente la guardia di Rovella, bello, efficace e maledettamente essenziale come un centrocampista moderno deve essere.
Tuttavia, il turco è giocatore fosforato e sa bene che quando il pallone non gli perviene, un po’ è per colpa sua. Quindi si ingegna, si defila, va a scandagliare nei bassifondi per rianimare palloni asfittici e provare a catalizzarli. Non sempre ci riesce, ma intanto lavora per mettere ordine e rallentare il ritmo indiavolato dei biancocelesti.
La Lazio cade nel tranello e quando decide di usare la stessa premura dell’avversario, che tanto indugia nel palleggio basso, ecco che incappa nell’errore che cambia la faccia della partita.
Marusic avverte l’effluvio di pandori appena sfornati e viene colto dal mood natalizio, per cui il regalo è obbligo da cui non si può prescindere. Docilmente concede una palla mortifera a Lautaro, che non si commuove neanche un po’ e quel regalo lo scarta ingordamente. Già che c’è scarta anche Provedel, e infine la deposita in rete.
Non deposita in rete invece Rovella che, al termine di un’azione personale si ritrova a tu per tu con Sommer. Qui la sindrome da regalia coglie il centrocampista che tira giusto sul portiere, non infierendo, perché – come dice la pubblicità – a Natale siamo tutti più buoni. Era l’alba del secondo tempo, e molto sarebbe cambiato nel volto del match se quell’estemporanea occasione fosse stata colta dal bravo ma improvvido Rovella.
L’Inter, visto lo scampato pericolo, si è perita di rallentare ancor di più il ritmo, anche perché, a conti fatti, quell’espediente aveva fin lì pagato bene.
Talmente bene che la Lazio si lascia ipnotizzare e subisce una ripartenza letale autografata Barella, che poi lascia a Thuram l’incombenza del raddoppio. Il francese, forse il migliore fin lì, dà espressione a tutto il suo estro, mandando la palla in rete facendola preventivamente passare tra quattro gambe, in serie. E’ solo il 65esimo, con tanta partita ancora da giocarsi.
In realtà si tratta di tenere il campo ancora per venti minuti scarsi. Il tempo che vi vuole perché Lazzari sbrocchi e mandi lì, dove è vietato mandare qualsiasi arbitro, per poi beccarsi un sacrosanto cartellino rosso.
Questo è il segnale che non ci sarà più partita, e che i minuti residui si consumeranno vanamente.
Le sostituzioni daranno una mano a quella causa, dilatando inutilmente i tempi che impone il regolamento.
Al termine della contesa, si mettano sugli scudi le prestazioni di Barella, vero uomo spezzapartita, presente in ogni zolla, mai banale nelle sue scelte; Bisseck, che prende confidenza col campo e con la palla. Lascia sempre una certa sensazione di precarietà con la palla tra i piedi ma è – appunto – solo un sentore.
Per il resto fa bene quasi tutto, dalla fase difensiva a quella d’impostazione; Lautaro non smette di avere fame, segna, combatte, rompe le scatole a chiunque abbia la palla tra i piedi. E poi segna, che pure quello serve; Thuram è una continua spina nel fianco di qualsiasi avversario gli si presenti, che si chiami Lazio o Salernitana poco cambia, lui è uno che prende sul serio tutto e tutti. Combatte e protegge palla, smista, fa respirare la squadra se il caso. E’ più utile che visibile: ed è tanto dire.
L’Inter batte la Lazio perché calamita i pochi eventi che la gara gli mette a disposizione. Soffre per settanta minuti buoni senza però andare mai in sofferenza. Ha “assorbito” l’avversario, lo ha sfiancato facendolo correre a vuoto nel tentativo di recuperare palla, l’ha colpito con una classica ripartenza di cui tanto Sarri si era raccomandato di non concedere, l’ha finito rischiando di infierire con molti più gol.
La Lazio perde per molti suoi demeriti, l’autocritica è di dovere. Sono due errori a pregiudicare la prestazione: la clamorosa svista di Marusic fa il paio con l’unica vera occasione da gol creata. Sbagliare un gol davanti al portiere come ha fatto Rovella, significa dilapidare un capitale inestimabile. Hai di fronte la miglior difesa del campionato: difficilmente ti verrà concessa un’altra occasione.
L’Inter allunga di quattro punti sulla Juventus, come da obbiettivo non dichiarato ma di gran lunga sottinteso. Non è fuga né fughetta ma la bozza di un piano che comincia a prendere forma. Presto per vederne la figura finale, ma qualche idea la dà già.
Termina con la vittoria contro la Lazio un terribile miniciclo iniziato da Inter-Roma, proseguito con Juventus-Inter e passando da Napoli-Inter, il tutto inframmezzato dalle partite di Champions League. Sono arrivati dieci punti, con risultati roboanti. L’obbiettivo si può dire pienamente centrato.
Ora l’Inter è attesa da una serie di partite di quelle che si dicono “abbordabili”: Lecce, Genoa, Verona, Monza: chi prevede ed azzarda pronostici da man bassa, tenga presente un dato: l’unica sconfitta del campionato di Serie A stagione 2023-2024, è arrivata in casa… dal Sassuolo, quindicesima in classifica.

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