L’interista esistenzialista: la serie A quest’anno corre e succede di tutto. Come ai nerazzurri

Mercato ancora aperto, infortuni, polemiche: in Serie A quest’anno si va di fretta per arrivare all’appuntamento coi mondiali qatarioti d’inverno e l’Inter si adegua alla frenesia. Ma nel mentre batte la Cremonese.

La serie A quest’anno corre e succede di tutto. Come ai nerazzurri

Settimana strana è stata quella degli interisti. È praticamente successo di tutto dall’indomani della scoppola presa contro la Lazio: l’infortunio di Lukaku, le minacce di Nasser Al Khelafi che ha promesso di prendersi Skriniar con le buone o – preferibilmente – con le cattive, e infine con l’interesse del Bayer Leverkusen per Gosens e contenti loro.

Insomma una vigilia da farsi tremare i polsi. Per fortuna non si trattava di incontrare il Bayern Monaco (per quello ci faremo tirare il cu…ehm… da domenica prossima) ma solo la Cremonese. Teoria vuole che si trattasse di un derby, ma non scherziamo.

I grigiorossi di bianco vestiti, venivano da tre sconfitte tre, una panchina già diroccata ma a torto. Si, perché le sconfitte subite dalla Cremonese sono tutte state di misura e a margine di prove tutto sommato non disprezzabili.

E si ancora, perché la Cremonese, in casa o fuori, fa sempre la sua partita e prova sempre a vincerla, rinunciando ad automortificanti barricate. La loro è una giusta filosofia anche se poi la strategia è sbagliata e una certa mezza misura aiuterebbe: con quella, la permanenza in serie A non dovrebbe essere un problema.

L’Inter invece si è presentata in campo con i dubbi instillati dalle giocate di due riserve della Lazio. Le novità: a sinistra sono continuati i lavori in corso, che stavolta hanno trovato impegnati due difensori di ruolo, Darmian e Dimarco.

Ha funzionato il giusto, ma dall’altra parte c’erano Ghiglione e Aiwu mica Kimmich e Pavard, per dire. In attacco presentavamo la coppia CorreaDzeko. Il primo per dare un po’ di requia a Lautaro che giocherà parecchio fino a novembre, il secondo per sostituire Lukaku che dato il suo già precario stato di forma, non c’è da aspettarsi che tornerà ad essere Terminator in tempi brevi. Quindi tenersi stretti il Bosniaco e pedalare.

Che poi mica è cosa di poco conto: di certo non ha più la corsa e la tenuta dei tempi migliori ma la sua sapienza nei fatti di campo andrebbe inserita come materia di studio nelle scuole calcio.

Sa sempre dove stare e come rendersi utile, protegge la palla e smista il gioco, rallenta o aumenta il ritmo a seconda delle contingenze, è presenza continua in zona gol: sono tutte capacità condensate nella bella testa di Dzeko di cui, oggi più che mai, ci toccherà aggrapparci. La partita: determinata il giusto, senza arrivare ad avere agli occhi della tigre di Enrico Letta, l’Inter ha preso di petto la partita e in pochi minuti l’ha fatta sua, dopo un ribaltamento di fronte a seguito di un calcio d’angolo battuto loffiamente dalla Cremo.

Nell’azione che Correa ha concluso in gol, forse Dzeko avrebbe potuto far meglio, ma si sa, il bosniaco uno ne fa e cinque ne sbaglia. E insomma, fin qui tutto bene. Tutto bene a parte una certa sensazione di vulnerabilità della difesa, che a volte è stata troppo leggera e permissiva. Un po’ di distrazione, qualche indecisione, certe sbavature tecniche di Skriniar e Dimarco e finisce che la Cremonese qualche occasione se l’è creata pure. Occhio, che da sabato prossimo di gente che sbaglia davanti ad Handanovic non siamo destinati a trovarne troppi. Anzi.

Certo, va pur detto che la Cremonese può giocare alta e sbarazzina perché sa che dietro le sue spalle non c’è Lukaku a tramare nell’ombra. Ergo, può lasciare metri a Dzeko e Correa che non sono esattamente degli sprinter.

Infatti poi quando si accorgono che Correa non c’è più ma al posto suo c’è Lautaro che di quei metri sa molto bene che farsene, pagano dazio: l’argentino li buca per la terza volta.

In mezzo ai due gol c’è stato il meraviglioso gol di Barella, che manco per aver segnato con quella perla è sembrato contento: sbruffa, smania, protesta contro tutto e tutti. Chissà cosa gli prude. Non prude niente a Chalanoglu che fa una partita intelligente e senza errori. Brozovic è il solito moto perpetuo, ma sembra aver perso un po’ di smalto: sarà il caso di farlo respirare visto che quest’anno c’è pure l’urgenza di far giocare il gioiellino Asslani?

Non sarà certo una bestemmia rinunciare al croato, qualche volta. Bestemmia invece sarà rinunciare a Dumfries, anche ieri tra i migliori in campo: la crescita di questo ragazzo è vertiginosa: le caratteristiche atletiche non sono mai mancate ma il processo di sgrezzamento tecnico sta avendo esiti a dir poco prodigiosi, bravo Denzel.

Mentre elenco chi ha giocato bene e chi ha giocato meno bene Okereke ha segnato il suo bel gol. Merita la menzione perché è stato il migliore dei suoi, mica perché mi sta simpatico. Bene De Vrij, ha ripreso fiducia e non ha sbagliato un anticipo, Dzeko che ha fatto la sua partita di saggezza, Darmian ha sfoggiato la sua solita concretezza.

Bene Handanovic che quando prende gol che sono oggettivamente imprendibili merita sempre il sei politico. In questo caso gli si dà un mezzo voto in più perché un paio di interventi risolutori li ha pure fatti.

Fuori dal podio Correa che a parte il gol della serie “questo lo segnavo pure io” ha mostrato la solita svogliata indolenza, altro che occhi della tigre. Un abbraccio a Radu, che la sorte gli sia benevola e abbia il futuro che merita: ieri aveva in coscienza qualcosa da darci indietro e infatti si è esibito in una finta respinta loffia sul quale neppure l’indolenza di Correa ha potuto avere la meglio.

È il tempo di guardare le statistiche: senza snocciolare numeri (chi vuole verifichi da sé) si scopre che pure alla Cremonese abbiamo concesso troppi tiri verso la porta.

Certo, carinerie che si concedono ad avversari che sai di poter addomesticare, ma da sabato prossimo si farà sul serio e quei numeri bisognerà che scendano drasticamente o saranno dolori.

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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