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Lev Jašin, il leggendario “Ragno Nero”, non fu solo il più grande portiere della storia del calcio: nel 1953 vinse anche la Coppa di Russia di hockey. Eroe sovietico, rivoluzionò il ruolo, ispirò generazioni e rimane simbolo di dedizione e grandezza sportiva.
Icone: Lev Ivanovič Jašin
Lev Ivanovič Jašin, il leggendario “Ragno Nero“, non è solo il più grande portiere della storia del calcio, ma anche una figura che unica di umiltà e dedizione. Nato il 22 ottobre 1929 in un modesto quartiere operaio di Mosca e morto il 20 marzo 1990, Jašin ha lasciato un’impronta indelebile non solo nello sport, ma anche nella cultura sovietica, diventando un simbolo di eccellenza e perseveranza.
Jašin crebbe in una famiglia proletaria durante un periodo travagliato per l’Unione Sovietica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, a soli 12 anni, lavorava in una fabbrica di armamenti vicino a Mosca, contribuendo allo sforzo bellico. Questo contesto forgiò il suo carattere: Jašin era noto per la sua etica del lavoro, la modestia e un senso di responsabilità che portò con sé per tutta la vita. Nonostante la fama, rimase una persona semplice, vicina alla gente comune.
Dopo il ritiro, la sua salute peggiorò. Negli anni ’80 gli fu diagnosticato un tumore allo stomaco, e nel 1984 subì l’amputazione di una gamba a causa di una trombosi. Nonostante queste difficoltà, continuò a partecipare a eventi calcistici e a ispirare generazioni, dimostrando una forza d’animo straordinaria. La sua morte nel 1990 fu un lutto nazionale, ma la sua eredità rimane viva.
Carriera calcistica
Jašin trascorse tutta la sua carriera con la Dinamo Mosca (1949-1971), un record di fedeltà raro nel calcio moderno. Con il club vinse cinque campionati sovietici (1954, 1955, 1957, 1959, 1963) e tre Coppe dell’URSS (1953, 1967, 1970). In nazionale, giocò 78 partite, vincendo l’oro olimpico nel 1956 e il primo Campionato Europeo nel 1960. Partecipò a tre Mondiali (1958, 1962, 1966), con il quarto posto in Inghilterra ’66 come miglior risultato.
Jašin rivoluzionò il ruolo del portiere. Prima di lui, i portieri si limitavano a parare; Jašin, invece, dominava l’area di rigore, organizzava la difesa e avviava il gioco con lanci precisi, spesso trasformando una parata in un contropiede. Il suo soprannome, “Ragno Nero”, derivava dall’abbigliamento total black e dalla capacità di “acchiappare” palloni impossibili con riflessi felini e un’agilità fuori dal comune. La sua presenza intimoriva gli attaccanti, e la sua leadership ispirava i compagni. Nel 1963, divenne l’unico portiere a vincere il Pallone d’Oro, un’impresa straordinaria in un’epoca dominata da leggende come Pelé e Di Stéfano.
L’Epica del 1953: Jašin Campione di Hockey
Un capitolo affascinante della carriera di Jašin è la sua vittoria nella Coppa di Russia di hockey su ghiaccio nel 1953, come portiere della Dinamo Mosca. Questo successo è straordinario perché, all’epoca, Jašin stava già emergendo come portiere di calcio, rendendo la sua dualità sportiva un unicum.
Nell’Unione Sovietica degli anni ’50, la polisportività era comune, specialmente nella Dinamo, un club legato al Ministero degli Interni che promuoveva l’eccellenza in più discipline. Jašin, che aveva debuttato nel calcio con la Dinamo, nel 1950 ma non era ancora titolare fisso, aveva davanti a se un mostro sacro come Chomič, e sfruttava l’inverno per giocare a hockey su ghiaccio, anche se gli atleti che giocavano ad Hockey erano registrati come appartenenti al KGB, dove eccelleva grazie ai suoi riflessi, coraggio e capacità di anticipare i tiri.
Nel marzo 1953, la Dinamo Mosca affrontò il CKS Mosca (Casa Centrale dell’Armata) nella finale della Coppa di Russia. Jašin, 23enne, fu il portiere titolare in una partita equilibrata, vinta 3-2 dalla Dinamo. Compì parate decisive, tra cui un intervento cruciale su un tiro ravvicinato negli ultimi minuti, salvando il risultato. La sua calma sotto pressione e la capacità di “leggere” i tiri, affinate anche nel calcio, furono fondamentali. Questo trionfo lo consacrò come talento dell’hockey, tanto che ricevette offerte per continuare in questo sport. Tuttavia, scelse il calcio, dove divenne titolare della Dinamo nel 1953, segnando l’inizio della sua leggenda. Come disse il suo allenatore di hockey, Arkady Černšev, “Lev poteva essere il migliore al mondo anche sui ghiacci, se lo avesse voluto.”
Un’impresa calcistica memorabile: Cile – URSS del 1962
Tra le partite che definirono la grandezza di Jašin, spicca il quarto di finale dei Mondiali 1962 contro il Cile, perso dall’URSS 2-1. Nonostante la sconfitta, Jašin fu protagonista di una prestazione straordinaria. Il Cile, spinto dal pubblico di casa e da un torneo sorprendente, dominò gran parte della partita, con i gol di Leonel Sánchez e Eladio Rojas. Jašin, 32enne e al culmine della forma, compì una serie di parate spettacolari, tra cui un intervento su un colpo di testa ravvicinato e un’uscita coraggiosa che sventò un’azione pericolosa. La sua capacità di dominare l’area e trasmettere sicurezza alla difesa tenne l’URSS in partita fino alla fine, ma non bastò per evitare l’eliminazione. Anche nella sconfitta, Jašin brillò, dimostrando perché era considerato il migliore al mondo.
La partita d’addio: un tributo al Ragno Nero
Il 27 maggio 1971, lo Stadio Lenin di Mosca ospitò la partita d’addio di Lev Jašin, un evento che celebrò la sua straordinaria carriera davanti a oltre 100.000 spettatori. La partita vide una selezione della Dinamo Mosca affrontare una squadra di stelle mondiali, tra cui leggende come Bobby Charlton, Gerd Müller, Eusébio e Facchetti. Jašin, allora 41enne, giocò il primo tempo, dimostrando ancora riflessi incredibili e compiendo alcune parate spettacolari che strapparono applausi scroscianti. Fu sostituito a metà partita, come da tradizione, tra le lacrime dei tifosi e un’ovazione che durò minuti.
L’evento non fu solo una celebrazione sportiva, ma un momento di unità per il calcio sovietico e internazionale. Jašin, visibilmente commosso, tenne un discorso breve ma sentito, ringraziando i tifosi e i compagni per il sostegno. La partita terminò con un pareggio simbolico, ma il risultato passò in secondo piano rispetto all’emozione di salutare un’icona. La partita d’addio sancì la fine della carriera agonistica di Jašin, ma non del suo legame con il calcio: continuò a lavorare come allenatore e ambasciatore della Dinamo, ispirando generazioni.
Eredità e riconoscimenti
Jašin non era solo un atleta, ma un simbolo culturale. La sua umiltà lo rese un eroe per il popolo sovietico e un rispettato ambasciatore del calcio all’estero. La FIFA ha istituito il Premio Lev Jašin per il miglior portiere dei Mondiali, e l’IFFHS lo ha eletto miglior portiere del XX secolo. La sua influenza è evidente nei portieri moderni come Manuel Neuer e Alisson, che combinano parate con visione di gioco.
La vittoria nella Coppa di Russia di hockey del 1953 e la partita d’addio del 1971 sono capitoli unici che arricchiscono il suo mito, dimostrando la sua versatilità e il suo impatto. Come disse Pelé: “Per battere Jašin, dovevi tirare due volte: un tiro solo non bastava mai.” Il “Ragno Nero” rimane un’icona eterna, un uomo che ha trasformato il calcio e ispirato generazioni.
Palamares:
- 5 Campionati URSS: Dinamo Mosca 1954, 1955, 1957, 1959, 1963
- 3 Coppe URSS: Dinamo Mosca 1953, 1967, 1970
- 1 Coppa Sovietica di Hockey: Dinamo Mosca 1953
- 1 Oro Olimpico: Melbourne 1956
- 1 Campionato d’Europa per Nazioni: Francia 1960
- 1 Pallone d’Oro: 1963
- 1 FIFA World Cup All-Time Team: 1994
Onoreficenze sovietiche:
- Eroe del Lavoro Socialista: 1990
- Medaglia al Merito del Lavoro durante la Grande Guerra Patriotica: 1945
- Maestro onorario dello Sport dell’URSS: 1957
- Ordine della Bandiera Rossa del Lavoro: 1957, 1971
- Ordine di Lenin: 1960, 1990
Onoreficenze Internazionali:
- Collare d’Argento dell’Ordine Olimpico: 1985
- FIFA Order of Merit: 1988

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