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domenica, Luglio 3, 2022

Germania-Italia 5-2, dov’è lo stupore? Rileggete la nostra formazione

Gli azzurri si sgretolano nella partita della Nations League giocata a Moenchengladbach: Germania-Italia 5-2. I ragazzi di Mancini vanno immediatamente in difficoltà, al 10’ sblocca la gara Kimmich. Nel recupero del primo tempo Gundogan segna il 2-0 su rigore. Nella ripresa Italia vicina al gol con Cristante ma Mueller fa 3-0. In un minuto tra il 68’ e il 69’ Werner segna la doppietta del 5-0. Gnonto (gol più giovane in azzurro) accorcia sul 5-1. Bastoni segna il secondo gol.

Germania-Italia 5-2, dov’è lo stupore?

Mancini e la sua nazionale continuano con gli esperimenti, la Germania invece reputa che invece basta così e che sia arrivato il momento di fare punti e chiudere la pratica.

E che gli vuoi dire ai tedeschi? Loro son fatti così, prendono tutto sul serio e si trattasse anche della Coppa della Candelora, ci tengono a vincerla.

Noi schieriamo Gnonto, Frattesi e Cristante? Loro oppongono Gundogan, Müller e Sanè. E infatti il divario si vede: ce ne fanno cinque, surclassandoci sia sul piano dello score che su quello del gioco.

Poi anche loro hanno le loro beghe e un paio di gol praticamente ce li regalano, che ad essere ingordi fa male. Alla luce dei risultati delle altre contendenti, ne esce svalutato il pareggio ottenuto in casa con i tedeschi in formazione sperimentale ma anche il pareggio con l’Inghilterra, surclassata in casa dalla modestissima Ungheria.

E insomma, la sbornia da primo posto nel girone di Nations League ha avuto il suo brusco ritorno alla sobrietà. Serenamente, adesso possiamo dirla tutta: il tasso tecnico della nostra nazionale rasenta la depressione, non c’è un solo uomo che superi la mediocrità.

Persino il nostro strapagato portiere non c’è partita in cui, attraverso topiche clamorose, sconfessi la portata del suo ingaggio. Pare che a Parigi siano mesi che si mangiano i gomiti: fessi loro, bastava chiedere agli amici milanisti e ti avrebbero giurato e spergiurato che stessero per prendere una monumentale fregatura.

Ma son francesi e sono casi loro: i nostri casi invece parlano di una generazione avara di talenti da almeno una decina di anni. Tolto Barella, poi Bastoni e Di Lorenzo che sono lontani comunque da essere dei fuoriclasse e semmai li si può considerare solo “giocatori al di sopra della media”, il resto dei componenti della nostra Nazionale sono semplicemente giocatori “normali”.

Neanche si possono considerare assi i protagonisti dell’europeo vinto lo scorso anno, che durante quella manifestazione hanno solo avuto la fortuna di vivere contemporaneamente il momento più alto della loro carriera.

Così Jorginho appena dopo si è normalizzato fino a diventare l’ombra di se stesso nel giro di una stagione, Verratti ha confermato la sua vena ondivaga e quasi mai risolutiva e Immobile non ha risolto le diatribe con i suoi approssimativi fondamentali tecnici.

Il risultato è che oggi ci ritroviamo un motore di centrocampo tenuto in vita col respiratore artificiale da Cristante e Frattesi, e sai che allegria. La verità è che dopo i Pirlo, i Totti, i Baggio non siamo stati più in grado di sfornare talenti capaci di cambiare l’intera mentalità di una squadra, gente capace di essere d’esempio per i compagni, di prendersi responsabilità da veri condottieri.

Vantiamo, come italiani, la migliore scuola di allenatori (Ancelotti su tutti) ma poi poco questi possono inventare se gli altri hanno Mbappè, Lewandosky, Halland o Messi e loro Raspadori, Spinazzola e Mancini. Sono gli uomini che hanno inventiva, quelli che hanno l’ultimo passaggio, quelli con la stoccata finale, quelli che saltano l’uomo e creano superiorità numerica a fare la differenza.

Della drammatica assenza di talento sui nostri campi devono abbondantemente averne percezione i nostri allenatori dato che spesso li si sente lanciare dalla panchina l’ammonimento “giocate facile”. Certo, sará un consiglio sensato, però se poi giochi facile, l’avversario ti legge facile e facilmente ti neutralizza.

Semmai sarebbe il caso provare, un giorno, a gridare loro “giocate difficile”: certamente sbaglierebbero di più ma poter contare ogni tanto sull’effetto sorpresa, potrebbe diventare talora determinante. Ma siamo alle solite: per rischiare devi avere i numeri, piedi educati e intelligenza tattica.

Vallo a spiegare per esempio (fateli voi i nomi) a tutti quei difensori che nell’imbarazzo di dover decidere tra un passaggio un pò piu azzardato o un più rassicurante passaggio al proprio portiere scelgono invariabilmente la seconda opzione.

Il panorama del nostro calcio è questo, amici, e le dense nubi all’orizzonte non promettono niente di buono. Di buono invece c’è che il carrozzone del calcio giocato chiude una stagione infinita e finalmente potremo parlare d’altro.

Cosa dite? Oddio. Non vorrete mica passare i prossimi due mesi a parlare di calciomercato?

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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