Claudio Lotito dal folklore al potere: la Lazio sono io

All’inizio della sua avventura in molti sorridevano, ora è il Richelieu all’amatriciana del pallone: Claudio Lotito, dal folklore al potere

Claudio Lotito, il curricula pre Lazio

Nasce a Roma il 9 maggio 1957. Studi classici e Laurea in Pedagogia alla Sapienza di Roma. È proprietario di due imprese di pulizia, un’agenzia di vigilanza privata e un’altra di catering. Gran parte del fatturato aziendale arrivava grazie agli appalti degli enti locali e delle società a controllo pubblico: Regione, Provincia, Comune, ASL.

Ha un talento naturale che gli permette di vincere qualunque tipo di appalto si presenti. Non sbaglia un colpo. È talmente bravo da destare l’interesse della Procura di Roma. Novembre 1992 viene arrestato e condotto in gita premio a Regina Coeli. Ma parliamo del 1992, l’anno del mariuolo Chiesa e la notizia di queste giovane imprenditore romano, arrestato per presunte mazzette, desta meno interesse dell’uscita del film Prosciutto Prosciutto con Stefania Sandrelli, Anna Galiena e Penelope Cruz.

Siamo nel 2004 ed il calcio Capitolino passa un momento, uno dei tanti, di crisi. Da una parte la Roma di Sensi, che paga a caro prezzo lo scudetto, finendo nelle mani della banche, dall’altra la Lazio di Cragnotti.

Cragnotti vuole fare della Lazio un’azienda. Il problema è che lo fa all’italiana: prende soldi dalle banche trattandole come sportelli personali. Quando ha bisogno di liquidità fa passare la quotazione in Borsa come una grande azione di modernità. Invece i risparmiatori stanno per essere fregati.

Rischi non ne vedo, a dispetto dello scetticismo che ancora circonda il nostro debutto. In Italia una squadra di calcio sul listino viene ancora considerata un fenomeno suggestivo, poco serio.

Lazio, comincia l’avventura

Il 19 luglio 2004 Lotito diventa proprietario della Lazio, firmando un assegno di 21 milioni di euro, acquistando la maggioranza del club tramite la controllata Lazio Events. Il salvataggio della Lazio è qualcosa di unico ed epico.

È il paradigma perfetto del Lotito style. Per risollevare la difficile situazione economica in cui versava la società, Lotito decise di avvalersi della legge 21 febbraio 2003, n. 27, nota come Decreto Salva Calcio, approvata dal Governo Berlusconi, per mezzo della quale ottenne la rateizzazione del debito pregresso con l’Agenzia delle Entrate su un arco di 23 anni. Non contento ottiene anche diversi sconti sulle penali.

Tale accordo, giudicato troppo favorevole alla Lazio, non venne accettato dal primo funzionario statale delegato a trattare, che si dimise e fu sostituito. Si dimette un funzionario che cosa si fa? Ne metti un altro meno noioso e più elastico nei giudizi. Gli sconti, come anche tutti quelli ottenuti da altre società calcistiche, erano stati originariamente considerati dalla UE aiuti di Stato. La legge fu quindi modificata ricevendo l’imprimatur della Commissione europea per la concorrenza.

Negli anni successivi Lotito ha proseguito un lungo percorso di risanamento del debito pregresso che ha riportato la Lazio in equilibrio economico-finanziario.

Ho preso questa squadra al suo funerale e l’ho portata in condizione di coma irreversibile. Spero presto di renderlo reversibile.

Quindi Lazio salva dall’incubo fallimento ma con una squadra da allestire. Ed è l’ultimo giorno di mercato. Anche qui il Lotito regala una prestazione unica al mondo. che non riuscireste a fare manco con PES modalità dilettante.

In meno di un giorno riesce a comprare ben 9 giocatori. Si narra che in quella giornata ci fosse un via vai negli uffici della Lazio mai visto. Lotito in persona leggeva i curricula, in formato europeo ma privi di foto, e decideva se comprare il giocatore.

Arrivarono fenomeni del calibro di Brian Robert, Esteban Gonzales, Miguel Mea Vitali, ma anche i gemelli Filippini, che dovevi per forza comprare in coppia, Rocchi, Talamoni e Siviglia. Insomma riesce ad allestire una squadra. Tra lo sconcerto dei tifosi, che forse si aspettavano meno esoticità e più qualità. Ma Lotito è un uomo concreto che non si perde in fumose chiacchiere. È un uomo del fare.

Lotito si sdoppia

Il presidente della Lazio è questo: maneggione, amico dei giusti amici, che ha sia nel centrodestra che nel centrosinistra, anche se il suo cuore batte dalle parte di Forza Italia o giù di li. Pragmatico, è indubbio che abbia ridotto il debito della Lazio.

Visionario, non perdendo d’occhio gli interessi personali, perché se è vero che già dieci anni fa parlava di stadi nuovi e di proprietà dei club, è vero anche che dello stadio di cui ha parlato, e del quale esiste persino un progetto preliminare, non si è mai visto nulla di concreto. Sembra che tale progetto preveda costruzioni che, casualmente, dovrebbero sorgere su terreni di sua proprietà.

Coraggioso nel suo scontro frontale contro la curva laziale. Precisamente contro gli Irriducibili a cui leva il controllo della vendita del merchandising. Chiude il rubinetto del finanziamento agli ultras, spezzando il grigio cordone ombelicale che lega alcune tifoserie a molti club.

Talmente preso dalle vicende calcistiche da comprare, con il cognato Marco Mezzaroma, anche la Salernitana. Avete presente il film L’arbitro, il tifoso ed il calciatore, con Pippo Franco che corre da una curva all’altra, durante il derby, cambiando la casacca da giallorossa a biancoceleste? Lotito fa qualcosa di simile alle elezioni in FIGC. Partecipa all’assemblea della serie B dopo aver partecipato all’assemblea della serie A.

L’arbitro, il tifoso ed il calciatore

 

Lotito all’inizio viene trattato come una macchietta, grazie alle sue frasi latine e non solo, ma in Lega Calcio  ha compiuto l’ennesimo capolavoro. Scalando poco a poco la montagna della massima serie, è diventato quello che per molti è ormai il vero capo del nostro pallone. È un novello Richelieu che fa pesare il fatto che le squadre piccole sono più numerose delle big, e tutte hanno l’esigenze di progetti che portino subito risultati, risultati di cassa.

Non importa la qualità del progetto, importa che il progetto porti pecunia in tempi rapidissimi. E per fare questo crea e disfa alleanze. Tutto deve essere finalizzato a ritagliarsi un ruolo decisivo nella politica calcistica nazionale.
Lotito in questi anni ha fatto un incredibile salto di qualità in termini di visibilità e credibilità.

Claudio Lotito e Andrea Agnelli

Noi non siamo il Borgorosso. Però…

La fama di personaggio pittoresco non nasce per caso: abbiamo sentito parlare di giocatori della Lazio volati in Serbia per sottoporsi alle sedute della maga dei muscoli; oppure la vicenda del prete entrato a Formello per benedire gli spogliatoi e scacciare il malocchio, una scena che ci riporta dritti ad Alberto Sordi nei panni del presidente del Borgorosso,

E ancora, ricordate lo scandalo scommesse che travolse Pulvirenti e il Catania? Nelle intercettazioni figurava anche il nome di Claudio Lotito. Fu lo stesso Pulvirenti, però, a scagionarlo, rivelando quale era stato il suo “aiuto” in quella vicenda. Lo fece nel primo interrogatorio in carcere, lasciando a bocca aperta gli inquirenti, raccontando il contenuto di quelle telefonate col presidente dei biancocelesti. Poi, raccontò la sua versione ai giornalisti.

Lotito non c’entra nulla, in quelle telefonate prima mi ha consigliato una maga vicino a Catania, ma non ha funzionato. Poi un’altra, molto brava e laureata, e in effetti dopo abbiamo vinto con l’Avellino.

Ma Lotito, uomo di chiesa e fervente cattolico si indignò per quella dichiarazione e raccontò la sua versione di quelle telefonate:

Ma quale maga, a Pulvirenti che si lamentava per i mille guai personali e familiari che gli erano capitati io ho suggerito il nome dell’esorcista. E’ facile da verificare ed emerge dagli atti.  Quando il numero 1 etneo mi ha confidato i suoi problemi, ho preso informazioni da un sacerdote di Catania e gli ho consigliato l’esorcista.

Il Lotito restauratore

Ma in tutto questo la sua Lazio ha comunque portato a casa 3 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. Fa passare Filippo Inzaghi come una sua scommessa vincente, dimenticando che l’aveva sostituito con il Loco Bielsa, che probabilmente non era tanto Loco da sopportare uno come lui, e nessun giornalista gli ricorda questa dettaglio non proprio insignificante. Non glielo ricordano perché oggi Lotito è nel ristretto gruppo dei presidenti che contano, non più il protagonista di una puntata de I Cesaroni. È il simbolo di un mondo che non vuole cambiare ed il nemico di chi invece vorrebbe cambiarlo. Un paradosso per chi dichiarava:

“Sto mondo va cambiato. Nel pallone ho trovato più prenditori che imprenditori, più magnager che manager. Quando sono arrivato alla Lazio, giravano cifre folli: il presidente guadagnava cinquecentomila euro, l’amministratore un milione, l’allenatore s’era fatto aumentare l’ingaggio fino a 3,5 milioni.

Erano altri tempi ma Lotito era sempre lo stesso. Solo che non l’avevamo capito.

 

 

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Enrico Zerbo

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Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.
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