15.1 C
Rome
domenica 28 Febbraio 2021
Sport L'onore restituito ad Alex Schwazer, il disonore della giustizia sportiva
Condividi sui social

L’onore restituito ad Alex Schwazer, il disonore della giustizia sportiva

Condividi sui social

Alex Schwazer assolto, il processo per doping archiviato: “Urine alterate“. Una vicenda dolorosa che lascia una macchia enorme sugli organi della giustizia sportiva, un’ombra difficile da cancellare e che avrà, presumibilmente, pesanti strascichi e code avvelenate.

Alex Schwazer assolto, doping archiviato

La decisione del gip del Tribunale di Bolzano Walter Pelino al termine del processo di primo grado per Alex Schwazer, oro nella marcia a Pechino 2008 e in seguito sanzionato per doping, ha sentenziato che l’atleta  non ha commesso il fatto e il processo per doping viene archiviato, accogliendo la richiesta del pm. Il punto centrale della vicenda, clamoroso, si legge in una riga: accertato con alto grado di credibilità che i campioni di urina nel 2016 furono alterati.

Il gip di Bolzano ipotizza nei confronti di chi avrebbe alterato le provette, falso ideologico, frode processuale e diffamazione, avviando la restituzione degli atti al pm anche per le valutazioni di competenza in ordine ai fatti / reati sopra elencati.

L'onore restituito ad Alex Schwazer, il disonore della giustizia sportiva

Scrive il gip di Bolzano Walter Pelino nell’ordinanza con cui ha disposto l’archiviazione dell’indagine a carico di Alex Schwazer:

Solo una posta così alta, quale la necessità di celare la manipolazione commessa e di coprire quanti vi furono invischiati, può spiegare come enti che dovrebbero combattere il doping e garantire il mondo dello sport, atleti compresi siano ricorsi alle nefandezze esaminate.

Si rimette al Pubblico Ministero  accertare se in relazione alla documentazione non trasmessa da Wada (agenzia mondiale antidoping) in relazione alla suddetta analisi genetica, condotta a Losanna nell’ottobre 2017 e alle spiegazioni fornite dal direttore affari legali di Wada, Julien Sieveking, con nota del 10.12.2019, emergano ulteriori falsi.

In particolare in detta nota si afferma, tra l’altro, che l’analisi sarebbe stata originata dall’accusa di uno scambio di provette ipoteticamente avvenuta nel maggio 2010 ed emersa nel maggio 2017, si forniscono indicazioni sui tempi di conservazione dei campioni risultati positivi (che contrastano con quanto dichiarato innanzi alla Corte d’Appello di Colonia) e di quelli risultati negativi, e si afferma, in particolare, che ‘le concentrazioni di Dna sono estremamente variabili; infatti il Laboratorio di Losanna ha riportato concentrazioni fino a 25,780 pg/pl’.

Facendo riferimento ad un nota asseritamente inviata al perito ed allegandone invece un’altra, inviata allo stesso Sieveking il 18.05.2018 dai Laboratorio di Losanna, da cui è stata però tolta sia nell’originale che nella traduzione la pagina 2 (fogli 1100 e 1101). Il tutto sempre senza documentare adeguatamente queste affermazioni che rimangono perciò totalmente autoreferenziali (così come le affermazioni dei due ‘consulenti’ Wada)”.

Alex Schwazer, dagli altari alla polvere. E ora?

Alex Schwazer era stato il grande trionfatore per l’Italia della 50 chilometri di marcia delle Olimpiadi di Pechino del 2008, e si accingeva a tentare il bis nei successivi Giochi di Londra; ma venne un controllo antidoping a sorpresa lo colse in flagrante e fu escluso da quei Giochi. Alex Schwazer ammise disperatamente la sua colpa: non parlò di errori e debolezze ma tentò un ravvedimento reale affidandosi a Sandro Donati, il tecnico che più di tutti aveva combattuto il doping durante tutta la sua carriera, attirando le ire di tantissimi soggetti in giro per il mondo.

L'onore restituito ad Alex Schwazer, il disonore della giustizia sportiva

Insieme lavorarono duramente per i Giochi di Rio del 2016: Alex Schwazer tornò in forma e si presentò alla partenza della competizione in gran spolvero. Ma ecco il misfatto: la Commissione Mondiale Antidoping, a cui evidentemente l’accoppiata Schwazer-Donati creara problemi d’immagine, comunicò che Alex era risultato nuovamente positivo e che quindi non solo non poteva scendere in pista, ma veniva ancora squalificato, stavolta pesantemente, per otto anni,  a causa della sua presunta recidività.

A nulla valse la proclamazione di totale innocenza da parte di Schwazer e nemmeno la parola di Donati, che era stato al suo fianco in quell’impresa. Entrambi avevano il dito della colpa che li additava.

Quando i grandi cadono del fango c’è il gusto perverso dell’accanimento. E invece, con la sentenza del Tribunale di Bolzano, veniamo a sapere che un pezzo di vita di questi due uomini è stato completamente stravolto e calpestato: la giustizia sportiva voleva eliminare due figure scomode e avrebbe barato e tradito quei principi che invece dovrebbe dovuto preservare e rappresentare. Leggiamo di nuovo:

Si ritiene accertato con alto grado di credibilità razionale che i campioni di urina prelevati ad Alex Schwazer il primo gennaio 2016 siano stati altrati allo scopo di farli risultare positivi, e dunque di ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta, come pure del suo allenatore Sandro Donati. Esistono forti evidenze del fatto che per inquinare la ricostruzione dei fatti siano stati commessi una serie di reati.

Queste le parole che ridanno l’onore ad Alex Schwazer e Sandro Donati, ma tutti questi anni perduti, chi li restituirà loro?


Tom Simpson, il leone dello Yorkshire, prima vittima del doping 

Condividi sui social


Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli

Condividi sui social