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giovedì, Agosto 11, 2022

Uomini e cavalli, una simbiosi imperfetta

Uomini e cavalli legati dall’alba dei tempi, in guerra come nella quotidianità lavorativa: un rapporto simbiotico e imperfetto tra amore e sfruttamento.

Uomini e cavalli: dai romani ai poemi medievali

Il rapporto tra l’uomo e il nobile animale diventa simbiotico nel momento in cui il primo intuisce che il selvatico esemplare, se ammaestrato a dovere, manifesta esorbitanti potenzialità, ricoprendo non solo il ruolo di supporto nelle attività lavorative (trainare pesi, lavorare la terra) ma anche di utilissimo mezzo per compiere grandi spostamenti a tempo dimezzato e dimostrandosi fedele custode e prolungamento fisico del proprio padrone in battaglia.

Non è difficile intuire quanto la figura che il cavallo incarnava già all’epoca di greci e romani vantasse un’enorme rilevanza sociale, le raffigurazioni artistiche dell’equino che spopolano e l’eco immortale dei poemi omerici ce ne offrono piena testimonianza.

Avanzando nell’excursus storico, scopriamo che nel X secolo un’acuta intuizione partorisce una rudimentale sella e poco dopo compaiono le staffe per ottimizzare la posizione dei cavalieri sui loro destrieri mentre insieme divengono emblema del panorama medievale tra “le donne, i cavalier, l’arme e gli amori” e affollano le pagine di racconti e poemi: dalla Chanson de Roland ai Cavalieri della tavola rotonda fino all’Orlando furioso, il prestigio dell’animale è direttamente proporzionale all’exploit del suo condottiero.

Prerogative del bell’esemplare sono certamente la sua instancabilità manifestata durante il lavoro che gli viene assegnato e la sua prestanza fisica (non è un caso che la potenza di una macchina si misuri in cavalli), accompagnate da una evidente intelligenza e facilità di addestramento.

Poteva mai l’uomo non approfittare di questa opportunità per trarne beneficio e denaro?

Domanda retorica.

L’uomo, intuite le opportunità si impegna ben presto in opere di meticolosa selezione delle razze, creando nuove specie sempre più prestanti e “pure”, mettendo tuttavia spesso a repentaglio la salute dell’animale che diviene esperimento del capriccio umano.

Se in tempi antichi lo sfruttamento del cavallo poteva apparire giustificato, posto che esso rappresentava di certo uno “strumento” per velocizzare la produzione in molte aree economiche e rappresentava l’unico e solo mezzo di spostamento, perpetuare la sofferenza ingiustificata di questo incredibile amico dell’uomo nei nostri giorni è assolutamente inaccettabile.

Uomini e cavalli, una simbiosi imperfetta

Spettacolarizzazione televisiva e realtà

Le produzioni televisive hanno certamente attinto dal mondo dei cavalli, creando dei miti veri e propri ed emozionando milioni di bambini e famiglie con storie eroiche dal sapore equino. Si pensi a zorro, a Highland Dale di Furia cavallo del west, a Zietto di Pippi calze lunghe, a Cass Ole di Black Stallion, e ancora all’uomo che sussurrava ai cavalli, a Seabiscuit, a Mustang Hidalgo di oceano di fuoco, Flicka e Secretariat.

Cosa sappiamo però delle dinamiche che avvengono dietro le quinte in cui sono coinvolti questi “animali da reddito”? Il grande e piccolo schermo, alimentando un’idea romantica e sentimentale, celano comunque tecniche di addestramento che non sempre sono eseguite avendo a cuore la tutela dell’animale bensì il budget del film, con i suoi ritmi estenuanti ed orari senza sosta.

Uomini e cavalli, romanzi e carrozze

Oltre al mondo televisivo già citato, se pensiamo ad uno dei metodi di sfruttamento più diffusi dei tempi moderni c’è sicuramente la carrozza. Difficilmente possiamo ricordare uno di quei romanzi intramontabili marchiati dal periodo del romanticismo senza un cocchiere che conduce nobili donne verso territori lontani.

Cenerentola perde la sua scarpetta a mezzanotte fuggendo su una carrozza barocca prima che si rompa l’incantesimo, ma proviamo a spostare l’attenzione sul suo cavallo bianco, cosa accadrebbe al povero quadrupede dismesso dalla produzione Disneyana, se cenerentola diventasse una semplice turista americana in vacanza a Roma pronta a tuffarsi nella dolce vita per le meravigliose vie della capitale?

Trainerebbe sicuramente una di quelle famose botticelle, il cui termine deriva dalle “botti” in cui in passato venivano stipati i materiali e che hanno assunto una funzione ludico turistica a ovvio scopo di lucro.

Uomini e cavalli, una simbiosi imperfetta

Le botticelle impazzano in una Roma anni ’50

Ci fu un lungo periodo tra l’800 e il ‘900 nel quale le botticelle furono adibite a servizio di pubblico trasporto, per poi essere assimilate nella narrazione poetica del cinema d’autore.

Chi non ricorda il vetturino nell’onirica ambientazione dell’”Amarcord” di Fellini?

E poi gli emblematici carretti trainati da cavalli che, colorando il cuore di una Roma anni ‘50 nel suo antico splendore, pullulano in Piazza di Spagna mentre una giovane Audrey Hepburn, abbracciata a Gregory Peck, cavalca le strade del centro a bordo di una vespa.

Il ricordo di quegli scenari sbiaditi dall’usura del tempo risuona tra le note di Venditti che con le parole “carrozzelle che vanno co du stranieri” richiama tempi d’oro che sembrano ormai troppo lontani dal degrado di cui si é rivestito il centro storico di Roma.

L’antico splendore é stato tristemente sostituito da una inadeguata manutenzione dei cavalli, e il decoro del vetturino si é trasformato in una trasandatezza che va di pari passo con l’anarchia delle tariffe esorbitanti mai prestabilite, nelle quali ad incappare sono spesso i turisti, vittime inconsapevoli.

Uomini e cavalli, provvedimenti controversi

Da anni dilaga a Roma una diatriba relativa al fenomeno delle botticelle. In particolare, nei mesi molto caldi i cavalli sono oggetto di svenimenti e strazianti scene di sofferenza davanti gli attoniti turisti. Molti ricorderanno la storia di Brillo, cavallo morto proprio davanti al simbolo della capitale, il Colosseo, al cospetto di folle di turisti in lacrime. Negli ultimi anni i vetturini, nonostante il fenomeno sia diventato di pubblico dominio, tanto che i sindaci hanno iniziato a vietare l’utilizzo delle botticelle nel mese di agosto, hanno presentato un’ordinanza al TAR proprio contro tale provvedimento.

Non possiamo dimenticare neanche le vicende del 2016, quando 41 vetturini furono indagati per maltrattamento animale. Avrebbero dovuto garantire il benessere psicofisico dei cavalli che invece, venivano confinati al buio in stalle anguste e senza finestra nell’ex mattatoio del Testaccio, struttura fatiscente in seguito sequestrata.

Per ovviare alla mancanza di stallo, la giunta Alemanno stanziò oltre un milione di euro al fine di costruire alcuni box presso Villa Borghese, nonostante la polemica evidenziò che si trattasse di un servizio gestito da privati ma pubblicamente finanziato.

La sede doveva comprendere stalle, spogliatoi, servizi per vetturini, docce per cavalli e container per il letame.

Appena un anno dopo il completamento, la struttura fu sequestrata dal Corpo della polizia forestale senza mai vedere l’ombra di botticelle e cavalli.

I lavori furono infatti svolti tramite scavi non autorizzati che avevano danneggiato il paesaggio. Il provvedimento, deciso dal gip Elisabetta Pierazza su richiesta del pm Michele Nardi, era stato disposto per evitare che la struttura, “ormai in stato di abbandono”, fosse occupata da parte di soggetti terzi.

Uomini e cavalli, una simbiosi imperfetta

Dalle vie di Roma ai parchi ma ancora tanta strada da fare

Negli ultimi giorni la sindaca Raggi ha approvato un regolamento che obbligherà le botticelle a circolare esclusivamente nei parchi della Capitale e su percorsi stabiliti, non più su strada.

Ma già Claudio Locuratolo, Coordinatore delle Guardie Zoofile dell’OIPA di Roma, da molto tempo attivo nel contrasto alle botticelle, ne aveva richiesto l’abolizione totale raccogliendo oltre 12 mila firme nel 2015 per presentare una delibera di iniziativa popolare per l’abolizione definitiva del servizio.

La sindaca di Roma ha dichiarato: non si vedranno mai più cavalli affaticati per le strade della città e durante le ore più calde dei mesi estivi, perché lo abbiamo espressamente vietato.

Una decisione questa, che non giunge certo come una rivoluzione, piuttosto come un gran disappunto.

Infatti a Verona è stato decretato lo stop definitivo a circhi con elefanti, tigri, leoni, e sono state bandite definitivamente anche le carrozzelle trainate da cavalli sempre malati e stanchi.

Dinanzi a tale progressismo animalista, la decisione della sindaca romana appare un granello, nella spiaggia delle possibilità che potevano essere attuate a tutela degli animali a Roma.

Chi può cantare vittoria se il problema dello sfruttamento dei cavalli è solo stato trasferito nei parchi della città?

Sembra ci sia una paradossale analogia con “gioco delle tre carte” che vengono sostituite da cavalli (prendi un cavallo e mettilo al parco, prendilo da un parco e mettilo in un altro parco).

L’obiettivo non sembra essere la tutela dell’animale, ma piuttosto quello di celare il problema agli occhi dell’opinione pubblica, troppo posati sulle strade dell’antica Roma tra Piazza del Popolo e il Foro Romano e nasconderlo negli spazi verdi di Roma.

Verrebbe da dire: complimenti Verona, modello da prendere a esempio per la battaglia animalista da portare avanti per rendere giustizia al cavallo in una Roma che non riesce ancora nel suo intendo di diventare una capitale all’avanguardia sul tema della tutela degli animali.

La filosofia degli indiani d’America e le conquiste negli Usa

Quando giungerà il momento di porre un punto definitivo e irrevocabile a queste barbare tradizioni e tornare al dettato biblico di quell’Arca di Noe ideale in cui gli animali furono salvati dal diluvio per essere condotti in spazi aperti e libertà?

Dovremmo forse guardarci alle spalle, per rievocare le antiche filosofie che guidavano le vite degli indiani d’America, i quali mostravano per la flora e la fauna un rispetto divino e rifarci alla concezione spirituale, quasi mistica che avevano del cavallo, tutta da riesumare per stravolgere un mondo dilaniato dal materialismo.

Fa ben sperare il fatto che attivisti come Jodie Wiederkehr della Chicago alliance for animals, (la quale ha dichiarato che i cavalli sono sottoposti a crudeli condizioni lavorative, arrivando sovente a soffrire di malattie croniche…) o la presidente della People for the ethical treatment of animals Ingrid Newkirk, abbiano vinto la loro battaglia contro lo sfruttamento dei cavalli trainanti carrozze nella città di Chicago, dove dal 2021 sarà vietato il loro martirio provocato dal soffocante caldo estivo, ma anche dai temporali e bufere di neve in inverno cui sono sottoposti questi meravigliosi animali.

In questa tematica di “secondo piano” per un mondo troppo attaccato a valori materialistici, può essere opportuno citare un autore moderno e controverso, Jim Morrison, il quale disse: Non c’è notte tanto lunga da non permettere al Sole di risorgere il giorno dopo, citazione che consegneremo al prossimo sindaco della capitale italiana al mattino che seguirà l’approvazione di un regolamento che metterà un punto definitivo alla sofferenza dei cavalli.

 

PGR – Cavalli e cavalle

 

 

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Ilaria Lazzara
Ilaria Lazzara
Web Content Writer e traduttrice, collabora stabilmente con società italiane ed estere. Amante dell’ecosostenibilità, è accanita sostenitrice della cosmesi e dell’alimentazione BIO, di pari passo con l’amore immenso che nutre per gli animali.

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