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martedì 12 Ottobre 2021
PanParchi aperti: cambia la percezione del verde dopo il lockdown

Parchi aperti: cambia la percezione del verde dopo il lockdown

Con i parchi aperti dopo il lockdown cambia la percezione del verde nelle aree metropolitane, la sua presenza è un bisogno essenziale.

Parchi aperti e la percezione delle necessità

Avere o non avere fa una grande differenza e non è una banalità. Il predominio dell’essere è poco consolatorio quando non si ha l’accesso ad alcune cose basilari.

Il divario tra avere e non avere che pareva un fossato tra le appartenenze sociali, in questa pandemia s’è allargato ulteriormente, fino ad apparire come il Grand Canyon delle divisioni.

Oltre alle solite, strutturali, se ne sono aggiunte di nuove: avere dei congiunti o meno, avere una scuola attrezzata per la didattica a distanza o meno, avere una connessione decente o non averla affatto, avere un supermercato attrezzato per le consegne o meno.

L’accesso al verde

Tra tutte queste divisioni ce n’è una altrettanto importante che s’è resa palese: si tratta di quelli con giardini (interni, condominiali o i parchi di quartiere), e quelli senza alcuno spazio verde.

E non è cosa secondaria, dato che l’accesso allo spazio esterno fa un’enorme differenza nelle esperienze di reclusione forzata.

Prima del lockdown, il verde pubblico era vissuto distrattamente, come un orpello estetico, arredo urbano, area parcheggio per bambini accompagnati da colf straniere o per anziani disabili con badanti al seguito. Zone per i bisogni dei cani.

Oppure campi di calcio improvvisati per studenti che “bigiavano” la scuola. Ritrovi notturni per ragazzi schiamazzanti vogliosi di condividere due birre e una canna.

L’interesse dei media era unicamente per qualche inchiesta sullo spaccio nei giardini del quartiere degradato.

Parchi chiusi

All’inizio del lockdown, con i parchi chiusi,  l’attività fisica è stata vista con sospetto per via degli assembramenti:

La conseguenza è stata la caccia agli untori coi delatori urlanti dai balconi.  Nemici sono stati i runner,  le mamme irresponsabili che portavano i bambini a fare il giro dell’isolato, gli irriducibili delle grigliate in terrazza.

Materia social con battibecchi, meme e discussioni giunte fino ai palazzi del potere. Politici come il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, che  hanno affrontato questi temi con toni da stand up comedian.

«Vecchi cinghialoni che fanno footing senza mascherina andrebbero arrestati a vista»

 

Ma col passare dei giorni le costrizioni forzate hanno mostrato il lato più opprimente, la routine protratta in spazi angusti per la maggior parte della popolazione ha generato una vera e propria mancanza d’aria, come effetto psicologico.  Il bisogno dell’esterno s’è fatto sempre più insistente.

Questo era prima che eliminassimo la madre di tutte le restrizioni di blocco e permettessimo alle persone di correre, prendere il sole o far giocare i bambini,

Alberi beni pubblici

Ora che la percezione del bisogno primario di spazi verdi sta acquisendo una nuova consapevolezza, i numeri di accesso, presenza, uso delle aree verdi pubbliche andrebbero monitorati ed elaborati secondo nuovi criteri.

Al momento non abbiamo uno studio aggiornato disponibile ma, la divisione esistente sull’accesso al verde è possibile verificarla, per esempio, su un’indagine dell’Ufficio per le statistiche nazionali in Gran Bretagna, l’Office for Natonal Statistics.

Il risultato principale è che un cittadino su otto non ha accesso a un giardino privato o condiviso.

Londra ha il primato negativo, le famiglie senza accesso al verde sono una su cinque. I divari tra i gruppi etnici sono sconcertanti. Gli immigrati hanno quasi quattro volte più probabilità di dover fare a meno dello spazio esterno.

Dunque anche la qualità dell’aria, come quasi tutto, è parametrata a livello sociale in modo piramidale.

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Città verdi

Le aree urbane dovranno sempre più affrontare in futuro i cambiamenti intensi legati ai cambiamenti climatici, come le ondate di calore, allagamenti e inondazioni, tempeste di vento e un generale peggioramento della qualità dell’aria.

L’esperienza del lockdown ci ha fatto riscoprire in prima persona, tra i pochi effetti positivi, la sensazione di respirare aria pulita senza le concentrazioni abituali CO2, il ristoro fornito dagli alberi li ricondotti al riconoscerli come elemento di salute pubblica.

La ricerca nel settore della psicologia ambientale ci dice che il desiderio della gente per il contatto con la natura svolge una funzione adattiva di recupero psicologico fondamentale.

Diventa sempre più necessario per l’innalzamento della qualità della vita, analizzare, investire e programmare la presenza territoriale di luoghi dove il verde è socialmente indispensabile e dove è economicamente conveniente.

Qualità della vita

I parametri di necessità di verde, a ben vedere, sono sempre gli stessi allocabili alle situazioni di disagio inclusivo: il tasso di disoccupazione, il basso reddito, scarsa assistenza sanitaria locale, mancanza di strutture sportive e ricreative.

Due studiosi come  Ferrini e Pisani hanno scritto (Ferrini F., P.L. Pisani Barbacciani, 2002. Uomo e piante, aspetti culturali, psicofisici e salutisti.):  l’ambiente fisico nel quale un individuo vive, esercita profonde influenze sul suo comportamento sociale. È ormai scientificamente accertato che l’individuo reagisce alla presenza delle piante, e di quelle arboree in particolare, non solo con la semplice constatazione della loro bellezza.

Un ambiente contenente vegetazione o qualsiasi altra forma di natura impiega la mente senza fatica e, allo stesso tempo, la esercita, la tranquillizza, la rivitalizza e, di conseguenza, attraverso l’influenza della mente stessa sul corpo, dà l’effetto di rinfrescare e rinvigorire l’intero sistema.

Dunque è evidente che, alla luce anche delle recenti esperienze su scala globale, la pianificazione delle aree verdi e la loro gestione complessiva, dovranno avere un ruolo  sempre più rilevante in ogni soluzione di sviluppo urbano.

È altrettanto ovvio che non possiamo pensare che piantare alberi sia sufficiente a risolvere tutti i problemi del paese, ma arrivare ad essere percepiti  tra gli elementi necessari per la soluzione dei problemi è un passaggio fondamentale per il futuro delle città, piccoli habitat che sviluppano microclimi capaci di influenzare la qualità della vita..

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Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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