La Cina ecologica che l’Occidente nega: il paradosso del socialismo verde

www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.

Il viaggio in Cina diventa occasione per riflettere sulla “civiltà ecologica” di Xi Jinping: un progetto che lega sviluppo, tradizione e socialismo, mentre l’Occidente arretra sul clima. La Cina punta a guidare la transizione, unendo ecologia, pianificazione e visione marxista.

La Cina ecologica che l’Occidente nega

“Acque pulite e montagne verdi sono montagne d’oro e d’argento”
(Xi Jinping)

Di ritorno dalla CinaMaurizio Acerbo, Segretario Nazionale di Rifondazione Comunista, pubblica uno dei suoi interventi nei forum internazionali a cui ha partecipato su invito della CASS, Accademia cinese delle scienze sociali.La citazione in alto, sotto al titolo,  fa riferimento a uno slogan lanciato da Xi Jinping per indicare la linea della nuova civilizzazione ecologica che è diventata parte fondamentale della pianificazione dopo decenni di sviluppo industriale assai impattante come in tutti i paesi del sud globale.

Ne hanno parlato molto le giovani ma sagge guide cinesi durante la visita nella contea di Anji e in particolare nel villaggio di Yucun nello Zhejiang dove nel 2005 Xi Jinping, allora segretario del partito di quella provincia, lanciò questa parola d’ordine. Ora quella contea è diventata un modello di risanamento ambientale, rivitalizzazione della campagna, ecoturismo e alte tecnologie. Xi Jinping ripete lo slogan da anni facendolo diventare senso comune e declinandolo in tante versioni diverse: “Acque limpide e montagne verdi non sono solo ricchezza naturale ed ecologica, ma anche ricchezza sociale ed economica”, “le acque limpide e le montagne rigogliose sono beni inestimabili”.

Il concetto ormai è stato assunto come principio guida del Partito Comunista e della società cinese. È paradossale che il moderno ecologismo nato in occidente venga ripudiato dalle nostre classi dominanti mentre i cattivoni cinesi ne fanno un principio guida su cui orientare economia e società innestandolo nella millenaria tradizione taoista e buddista.

Tra Marx e Xi: perché l’ecologia è battaglia di classe

Cari compagni e illustri ospiti, sono molto grato di poter partecipare a questo forum sul pensiero di Xi Jinping.

Il comunismo italiano ha una tradizione diversa, una concezione diversa del socialismo, radicata nella storia europea e italiana. In Italia, la popolarità di Antonio Gramsci, Giuseppe Di Vittorio ed Enrico Berlinguer testimonia l’eredità originale del comunismo italiano.
Per noi è importante avere una conoscenza diretta del pensiero di Xi Jinping e dell’esperienza contemporanea dei comunisti cinesi.

In questo momento il presidente Xi Jinping appare come un raro esempio di autorevolezza, saggezza e prudenza, mentre alla Casa Bianca vediamo il folle Trump, con il suo stile aggressivo e irrazionale.

Questa differenza nella qualità della leadership è un sintomo della crisi delle democrazie occidentali, dopo quarant’anni di egemonia neoliberista.
Apprezziamo l’impegno della Cina per la pace, il rispetto del diritto internazionale e il multilateralismo.

La visione di Xi Jinping di un “futuro condiviso per tutta l’umanità” è di grande importanza come alternativa al cosiddetto “scontro di civiltà” e alla guerra permanente imperialista per il predominio globale.

In questi giorni, in Brasile, si tiene la COP 30 sul cambiamento climatico. Donald Trump afferma che il cambiamento climatico è una “bufala”. Il presidente argentino Milei lo definisce una “bugia socialista”. L’Australia sta estendendo l’uso del carbone e l’Unione Europea si sta muovendo verso una deregolamentazione ambientale.

I partiti e i governi di destra si oppongono alla transizione ecologica perché rappresentano gli interessi del capitale fossile.

La Cina, la seconda potenza industriale al mondo, deve affrontare enormi sfide ambientali.
Ma in questo momento storico, il presidente Xi Jinping ha collegato l’obiettivo di costruire una “grande società socialista moderna” tra il 2035 e il 2050 alla creazione di una civiltà ecologica, che garantisca l’armonia tra l’umanità e la natura e una Cina esteticamente bella. Egli insiste sul fatto che “le montagne verdi e l’acqua limpida sono più preziose delle montagne d’oro”.

Non si tratta solo di parole: sono principi messi in pratica, uno sforzo coordinato che ha già reso la Cina un leader mondiale nelle tecnologie energetiche alternative, nel rimboschimento e nell’imboschimento, nella velocità di riduzione dell’inquinamento
e in molti altri settori (come la mobilità ecologica).

La Cina è oggi il principale produttore di emissioni di anidride carbonica a livello globale, ma su base pro capite rimane ben al di sotto degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Germania e del Giappone.

Il problema principale è la dipendenza della Cina dalle centrali a carbone, che tuttavia è ora notevolmente inferiore al suo picco massimo. La Cina sta compiendo sforzi assai rilevanti per ridurre le emissioni.

Nonostante tutte le difficoltà e le contraddizioni, non c’è dubbio che i seri sforzi della Cina in questo campo offrano speranza all’umanità intera.
L’idea di costruire una civiltà ecologica è in netto contrasto con la logica del capitalismo.

Come scrisse Karl Marx nella sua ‘Critica al programma di Gotha’ (1875), lo sfruttamento capitalistico ricade sia sui lavoratori che sulla natura.
L’obiettivo del socialismo – scrive Marx nel terzo volume de Il capitale – «può consistere solo in questo: che l’uomo socializzato, i produttori associati, governi il metabolismo umano con la natura in modo razionale, sottoponendolo al proprio controllo collettivo, invece di esserne dominato come da un potere cieco realizzando ciò con il minimo dispendio di energia, e nelle condizioni più degne e appropriate alla loro natura umana».

Marx riconosceva che la produzione sociale umana è intrinsecamente legata e dipendente dal metabolismo della natura.
Sotto il capitalismo, questo metabolismo subisce una “frattura” irreparabile e uno dei compiti principali del comunismo è quello di regolare il rapporto tra l’umanità e la natura in modo umanistico e conforme alle leggi naturali.

Pertanto, il pensiero di Xi Jinping sulla civiltà ecologica non è solo un’eredità del taoismo e della tradizione culturale cinese, ma anche un’espressione vivente della visione marxista.
Per affrontare la crisi ecologica, è necessario imporre regole e pianificare l’economia verso obiettivi di interesse collettivo.

L’ecologia ha bisogno del socialismo e il socialismo ha bisogno dell’ecologia.
“Fare pace con la natura è il compito fondamentale del XXI secolo”, ha affermato il segretario delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

In Italia il movimento ecologista è nato dopo il 1968 nell’ambito delle lotte della classe lavoratrice contro l’inquinamento all’interno e all’esterno dei luoghi di lavoro.
Ricordo un vecchio slogan dei primi anni dell’ecomarxismo italiano: «l’ecologia è rossa».
Grazie per l’attenzione.

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL NOSTRO BOOKSTORE

Home

 

 

parole ribelli, menti libere

Maurizio Acerbo
Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli