Due dei quattro capilista under 35 schierati da Enrico Letta per consegnare al Partito democratico un’immagine ‘giovanile’, Raffaele La Regina e di Rachele Scarpa, sono finiti nella bufera, dopo che sono venuti “a galla” dei vecchi post sui social in cui criticavano lo Stato di Israele.
Israele non aggredisce mai
Una cosa, tra le tante mal sopportate nella “democrazia” dei mercati e privata dei partiti, proprio non si può fare: criticare Israele.
In quel caso la rigidità della dicotomia aggressore/aggredito non solo salta ma viene del tutto ribaltata. Chi lo fa non è un eroico dissidente ma un reprobo a cui è preclusa la libera circolazione delle idee.
Tutto questo avviene con l’avvertenza di una guerra definitiva a difesa della “libertà”. Libertà che appare solo nella testa di sciocchi militanti, intrappolati nell’illusione che il loro sia realmente impegno politico.
Nessun totalitarismo è stato così capillare nell’esposizione delle sue parole d’ordine, così invasivo nella disciplina dei comportamenti, come quello liberale. Non può concedere neanche l’onore della dissidenza. La sopprime in partenza con l’isolamento dallo Spettacolo.
Esaltato dal giochino elettorale, nel quale può esprimersi solo un pubblico altamente selezionato. Evoluzioni del voto ponderato. Non misurato più sulla ricchezza personale ma sulla presentabilità delle convinzioni.
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