Quotidiano on-line ®

25.6 C
Rome
domenica, Agosto 14, 2022

Ucraina, rapporto shock di Amnesty International: “Kiev usa civili come scudi umani”

Amnesty International ha diffuso un rapporto contenente un’accusa pesantissima alle forze armate di Kiev: hanno messo in pericolo la popolazione civile, mettendo basi persino in scuole e ospedali, e violando così il diritto internazionale umanitario.

Secondo questo dossier l’esercito ucraino ha lanciato attacchi contro i russi dall’interno di 19 centri abitati, e raccolto le prove nelle regioni di Kharkiv, di Mykolaiv e del Donbass.

Ucraina, rapporto shock di Amnesty International

Di Francesco Dall’Aglio*

Come era ovvio e prevedibile, il rapporto di Amnesty International sta provocando furibonde reazioni ai più alti livelli in Ucraina, dal portavoce della Presidenza al Ministro degli Esteri, che lo ha definito una provocazione filorussa.

Non lo è affatto, chiaramente, e di tutto può essere accusata Amnesty International tranne che di simpatizzare per la Russia, nei cui confronti ha sempre esercitato una severità estrema da ben prima che venisse presa in considerazione l’idea di invadere l’Ucraina (qualcuno potrebbe dire, con fondate ragioni, che questa giusta severità non è applicata allo stesso modo quando si tratta di investigare sulle mancanze democrazie liberali: ma questa è altra materia e non ci interessa affatto).

E basta guardare, sul sito di Amnesty, il numero di rapporti che mettono sotto accusa le forze russe per capire che non c’è alcun bias negativo nei confronti dell’Ucraina – e questo per non dire altro: perché, ad esempio, manca qualsiasi rapporto sugli abusi, filmati e documentati, cui sono stati oggetto i soldati russi catturati, o il fatto che non ci sia nulla sulla guerra nel Donbas 2014-2021 se non poche, generiche accuse esclusivamente contro le milizie filorusse.

Armi nascoste in strutture civili

Il rapporto si limita a considerare una cosa che era evidente e ovvia fin dall’inizio dell’invasione a chiunque avesse visto qualche filmato: ovvero che molti armamenti sono nascosti in aree popolate da civili e che molte installazioni civili (scuole, università, ospedali, uffici amministrativi eccetera) sono occupate da militari ucraini; e a testimonianza del fatto che non c’è alcuna intenzione anti-ucraina, il rapporto si spinge comunque ad affermare che questa cosa non giustifica gli attacchi russi (il che non è vero: gli attacchi russi casomai non sono giustificati dal fatto che si tratta di un’invasione, ma una struttura civile occupata da militari diventa ipso facto una struttura militare, cioè un bersaglio legittimo).

Il problema per la leadership ucraina, però, è a più livelli. Il primo, quello più immediato, è il timore che l’Occidente stia cambiando idea, che stia iniziando a lavorare per sganciarsi.

Due giorni fa il pezzo sul New York Times, oggi questo. Più nello specifico, il rapporto è una crepa nell’immagine faticosamente costruita (e sappiamo a prezzo di quali compromessi, inclusa la quasi santificazione di Azov e simili) di nazione non solo aggredita, cosa che nessuno ovviamente disputa, ma di nazione “buona”, che rispetta scrupolosamente le leggi di guerra, ed è aggredita da una nazione “cattiva” che, al contrario, ha come punto fermo quello di non rispettarle, per sua stessa costituzione; di uno scontro quasi escatologico, di luce contro tenebre, di civiltà contro barbarie, di “uomini” contro “orchi”, con velature da romanzo fantasy che, come sappiamo, è un genere in cui l’aspetto etico è piuttosto dicotomico.

E invece questo rapporto viene a rompere questo incantesimo, presentando la leadership militare (e forse politica) come cinicamente disposta a sacrificare, almeno in potenza, la vita dei propri cittadini per conseguire un vantaggio tattico (che è quello che si fa in tutte le guerre, nessuna esclusa: ma in questa, appunto, l’idea di fondo è non solo che da una parte ci sia tutto e solo il male, ma che dalla propria ci sia tutto e solo il bene. E questo non è un ragionamento che il bene farebbe).

Il rapporto di Amnesty International e i bombardamenti sui civili

Un altro punto propagandistico che viene negato da questo rapporto è quello che vede tutte le vittime dei bombardamenti russi come civili, e i bombardamenti russi come esclusivamente diretti a strutture civili.

Colpita l’università di Nikolayev, 15 morti: il lettore o l’ascoltatore medio, di fronte a una notizia del genere, è ovviamente portato a credere appunto che i morti siano solo civili, e che l’università, o la scuola eccetera, siano colpite per sovrappiù di cattiveria, sprecando milioni di dollari per colpire installazioni civili.

Ma nel momento in cui si fa presente che quelle installazioni sono occupate dai militari, anche questo punto cade (non cade, purtroppo, e Amnesty lo rimarca, che non muoiano solo quei militari, perché queste installazioni si trovano di norma nel bel mezzo delle città, ed è facile che ci vadano di mezzo effettivamente i civili).

L’ultimo punto è quello più grave, perché è quello che riguarda “cuori e menti” della popolazione. Fin dall’inizio la propaganda russa ha battuto insistentemente su questa cosa: al governo ucraino non importa nulla di voi civili, vi considera sacrificabili.

Nasconde le armi nelle vostre case, nelle vostre scuole, nei vostri ospedali, e non si preoccupa minimamente del fatto che siamo “costretti” a colpirle dove si trovano, ed è per eliminare questa gente, che è il vostro primo nemico, che noi abbiamo dovuto mettere in piedi questa “operazione speciale”.

E questo spiega la reazione violentissima contro questo rapporto che, ripeto, non giustifica in alcuna maniera l’invasione ma semplicemente mette alcuni episodi della guerra in una prospettiva un po’ più equilibrata.

Vi lascio il rapporto a questo link, traetene le conseguenze che volete; se volete controllate il resto delle pagine dedicate alla guerra in Ucraina e vedrete, appunto, che non c’è nessuna intenzione di “parlar male” dell’Ucraina: e il fatto che una istituzione come Amnesty International abbia sentito la necessità di doverlo esplicitamente scrivere, e più di una volta, è davvero il segno dei tempi in cui pare vincere solo il pensiero binario.

Francesco Dall’Aglio, ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze  di Sofia (Bulgaria).

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.

VAI AL LINK – Kulturjam Shop

KJ gadget 4

Leggi anche

 

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli