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La guerra in Ucraina continua a evolversi con una complessità sempre maggiore, dove ogni movimento sul campo di battaglia è scrutinato per il suo valore tattico e strategico, al contrario delle tragicomiche ricostruioni dei grandi media.
L’attacco simbolico ucraino nella regione russa di Kursk e l’avanzata russa nel Donbass hanno avuto un impatto significativo ma la loro importanza strategica differisce in modo sostanziale.
Conquiste russe nel Donbass e l’attacco simbolico ucraino a Kursk
L’offensiva ucraina nella regione di Kursk, ordinata dal presidente Volodymyr Zelensky e concepita come un diversivo dal generale Sirsky su ‘suggerimento” degli Stati Uniti, ha rappresentato un successo tattico.
Le forze ucraine sono riuscite a penetrare in territorio russo, catturando una porzione significativa di circa 500 miglia quadrate. Tutto ciò ha valore solo sulla carta e non su quella geografica. L’area di kursk è sostanzialmente una piana spopolata, che all’interno della sterminata estensione delo stato russo è rappresentabile in numeri decimali.
Questo colpo tuttavia, grazie anche alla solita sapiente opera mediatica, è stato percepito come uno schiaffo simbolico a Vladimir Putin e ha sollevato il morale dell’esercito ucraino, inviando al contempo un messaggio forte agli alleati occidentali: nonostante le difficoltà sul campo, l’Ucraina è determinata a continuare la lotta.
Tutto ciò si sta trasformando in un boomerang strategico. L’area conquistata a Kursk, ribadiamo, non ha un valore militare significativo.
L’analisi pubblicata dagli esperti del Washington Post, è impietosa, e accusa direttamente i ‘napoleoni’ del Pentagono e degli altri Stati maggiori occidentali di aver sbagliato completamente ogni analisi – immaginando che Putin non reggesse lo smacco e distogliesse truppe russe dai fronti caldi per dirottarli a Kursk, e ora la situazione militare per l’Ucraina è peggiorata. A una vittoria ‘tattica’ sta corrispondendo una rovinosa sconfitta “strategica”.
Zelensky e Syrsky hanno ammesso – in una rara conferenza stampa – che la situazione nel Donbass sta precipitando. “Vogliono tutto il Donbass”, ha ribadito il presidente in t-shirt, mentre il suo generale ha aggiunto che “i russi hanno spostato 30 mila soldati per rispondere a Kursk, ma nessuno è arrivato dal Donbass”.
L’avanzata russa nel Donbass
Mentre l’Ucraina si concentrava su Kursk, la Russia ha intensificato i suoi sforzi nel Donbass, concentrandosi in particolare sull’assalto a Pokrovsk, un nodo strategico cruciale.
Le conquiste russe hanno un significato strategico profondo. Controllare questa regione, ricca di risorse e posizionata strategicamente, è essenziale per Mosca per consolidare le sue conquiste territoriali e rafforzare la propria posizione negoziale in eventuali futuri colloqui di pace.
L’offensiva russa è stata condotta con un cinismo calcolatore. Invece di reagire al diversivo ucraino a Kursk con veemenza, Putin ha impiegato guardie di frontiera e militari di leva per tenere sotto controllo la situazione, circoscriverla. Allo stesso tempo ha raddoppiato i suoi sforzi nel Donbass, spostando truppe e risorse per garantire il controllo di questa regione chiave. E prosegue il devastante lancio quotidiano di missili contro edifici e infrastrutture in tutta l’Ucraina, come nel caso ieri di Poltava.
Le forze ucraine sono in una posizione sempre più precaria, con il rischio di perdere terreno critico. La situazione a Pokrovsk è ora disperata, con civili in fuga e potenziali battaglie strada per strada, sul modello Bakhmut.
Secondo Nico Lange del Center for European Policy Analysis, c’è una chiara asimmetria tra le conquiste territoriali: ciò che la Russia guadagna nel Donbass è destinato a rimanere sotto il suo controllo, mentre l’Ucraina non ha alcuna possibilità di mantenere Kursk.
L’operazione ucraina potrebbe avere conseguenze negative non solo a lungo termine. Già oggi quattro ministri di Zelensky si sono dimessi e saranno sostituiti nell’ennesimo rimpasto di un governo sempre più inquieto. Hanno lasciato i responsabili di Giustizia, Ambiente, il titolare del dicastero degli Armamenti, Oleksandr Kamyshin, ma soprattutto il ministro degli Esteri, Kuleba.

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