www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Trump promette 5.000 dollari a ogni adulto americano se i Repubblicani conquisteranno Camera e Senato. Un assegno da 1.350 miliardi finanziato, nelle intenzioni, dai dazi. Più che economia, sembra un delirio clientelare in formato cash.
Trump compra il voto: 5.000 dollari a testa per salvare i Repubblicani
C’era una volta la promessa elettorale classica: la rotonda in periferia, l’esenzione sul capanno degli attrezzi, o al massimo il classico e intramontabile “meno tasse per tutti”. Poi è arrivato l’aggiornamento al sistema operativo della politica e le vecchie formule sono state archiviate. Perché perdersi in cavilli fiscali o in complessi piani di riforma quando puoi applicare la meccanica diretta della lotteria di quartiere?
Durante un comizio gremito a Dallas, gremito è la cosa imbarazzante, per la convention repubblicana, Donald Trump ha deciso di superare se stesso e di ridefinire il concetto di marketing politico, sganciando la bomba: un “Trump Dividend” da 5.000 dollari in contanti per ogni cittadino americano maggiorenne. Unica clausola da leggere in piccolo in fondo al contratto: votare bene e far vincere ai Repubblicani le elezioni di metà mandato, garantendo il controllo totale sia della Camera che del Senato.
Il saldo del conto: 1,35 trilioni (spicciolo più, spicciolo meno).
Svolgendo due calcoli veloci sul retro di uno scontrino, la platea di circa 270 milioni di adulti americani porta il totale dell’operazione all’iperbolica cifra di 1,35 trilioni di dollari (ossia 1.350 miliardi).
Alla domanda sgradevole dei soliti contabili rompisatole su come coprire questa voragine di bilancio, la risposta è arrivata con la consueta e granitica precisione millimetrica: “Il nostro Paese sta facendo così tanti soldi che solo io posso farvi questa promessa”. Poco importa che il deficit pubblico navighi già stabilmente oltre i 1.800 miliardi all’anno e che le entrate di tutti i dazi doganali messi insieme ,citati come ipotetica copertura magica, non coprirebbero neanche la mancia per la prima settimana. Per il resto del buco finanziario, si confida probabilmente nella stampante della Federal Reserve, sempre pronta a lavorare sugli straordinari per aggiungere zeri e regalare una nuova primavera all’inflazione.
La clausola “Sovranismo da shopping”.
C’è però un paletto fondamentale posto dal Presidente, una sorta di vincolo d’onore patriottico: i 5.000 dollari andranno spesi rigorosamente dentro i confini statunitensi. Niente weekend fuori porta in Canada, niente acquisti di prodotti importati, niente birre d’importazione.
L’impostazione apre scenari gestionali affascinanti: la Casa Bianca intende forse inviare un ispettore federale al seguito di ogni cittadino per verificare che la quota venga convertita esclusivamente in carne d’allevamento locale e pickup, o basterà giurare sulla Costituzione prima di strisciare la carta di credito al supermercato? Il dubbio resta, ma il principio del “compra americano con i soldi dello Stato” è salvaguardato.
Dalla scheda elettorale al bancone del bar.
In qualsiasi altro contesto istituzionale o giuridico, promettere una busta paga diretta in cambio della crocetta sul simbolo del partito verrebbe liquidato dagli analisti con termini vintage quali “clientelismo spinto” o “compravendita della scheda” o il sempre verde “marchetta elettorale”. Nel marketing politico contemporaneo, invece, il tutto prende il nome altisonante ed elegante di “dividendo economico per i cittadini”.
Ora la palla passa agli avversari. Per restare in partita e non sfigurare al seggio, ai Democratici non rimane che alzare la posta a 6.000 dollari, aggiungere un set di pentole antiaderenti in regalo e garantire il bonifico istantaneo con notifica sullo smartphone direttamente dentro la cabina elettorale.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













