BSW: il peccato mortale di parlare ancora di classe

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Il caso BSW mette a nudo la crisi della sinistra liberal: diritti civili separati dalle questioni di classe, difesa delle proprie rendite culturali e demonizzazione di chi rompe il recinto. In Germania, Wagenknecht diventa così il nemico da assimilare ad AfD.

Sinistrismo senza speranza: il caso BSW

La sinistra liberal, in tutte le sue articolazioni, da quella politica a quella che si autoincensa come radicale, ha il vizio di nascondere sistematicamente le questioni politiche più importanti. Lo fa per due motivi: il primo è quello di non affrontare la realtà in cui vive la popolazione, il secondo è quello di difendere i propri fortini e le proprie rendite di posizione, politiche e culturali.

Prendiamo ad esempio la polemica sul woke scoppiata in estate grazie alle riflessioni della Ocasio-Ortez, riprese, qui da noi, da Giuseppe Conte. Ebbene, immediatamente è apparsa evidente l’angoscia tra gli scritti nervosi dei chierici del progressismo civilizzato. “La Repubblica”, “Domani”, “Il Manifesto” si sono affrettati, con decine di articoli di fondo, a ribadire pressoché lo stesso concetto: i diritti civili non devono essere scorporati da quelli sociali. Come se qualche trinariciuto rossobruno volesse poi realmente metterli in contrapposizione.

Nessun cenno sul cuore della questione: è il capitalismo stesso che li ha posti in conflitto. Gli uni a manifestare l’emancipazione individuale sprigionata da una libertà priva di condizionamenti etici, portati, nel medioevo della ragione, dalle grandi narrazioni religiose o ideologiche; gli altri utili solo a paralizzare il dinamismo del singolo, a frenare quell’entusiasmo imprenditoriale capace di far progredire i ricchi e i poveri, tutti uniti in una grande famiglia. Tanto che, negli ultimi trent’anni, non si fa che parlare di diritti civili mentre i cosiddetti investitori saccheggiano qualsiasi protezione sociale in nome del profitto privato: il cosiddetto modello Gualtieri ne è un fulgido esempio.

Gli stessi chierici del fanatismo semicolto sono impegnati in questi giorni nel sostenere la completa sovrapponibilità tra AFD e il partito, che in Germania che si richiama al populismo di sinistra, BSW. Insomma a quel partito che ha messo in discussione tutte le narrazioni civilizzanti e tutta la precettistica moraleggiante della nuova sinistra borghese. In queste ore, invece di approdare, con onestà intellettuale, a una profonda autocritica, gli stessi notabili del sinistrismo straparlano di fantomatici aiutini che il movimento di Sahra Wagenknecht starebbe per predisporre a favore dell’estrema destra tedesca. Tutte notizie false, come ha ben chiarito Fabio De Masi, esponente di spicco del BSW.

Il motivo per cui si mente in maniera così spudorata è molto semplice. La strenua difesa di una casamatta fondamentale. La sinistra estrema postmoderna, tutta moltitudine, post-strutturalismo e radicalismo all’americana, non sopporterebbe l’avvento di una nuova frontiera di riflessione, che rimetta al centro gli interessi di classe.

Questo perché l’intellettualismo di sinistra rappresenta ormai un ceto a sé stante, una casta protetta che ragiona per definizioni aprioristiche che essa stessa contribuisce a diffondere nel momento in cui si autonomina “centro di irradiazione ufficiale del sapere”.

Scomparirebbero i festival sulla letteratura intimista, le kermesse spettacolarizzate da dibattiti sui pettegolezzi politici più succulenti e le mostre cinematografiche, nelle quali la riflessione sociale si limita alle crisi generazionali di qualche rampollo con casa arredata da librerie monumentali.

Un cenacolo talmente consapevole della propria fragilità culturale e della propria impostura, da doversi difendere grazie a quello stesso teppismo giornalistico che, generalmente, ama schedare gli oppositori politici con pedagogiche liste di proscrizione. Continueranno così, fino alla reincarnazione di Hitler stesso.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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