Gli influenti think tank neocon a Washington hanno sottostimato i rischi della crisi ucraina che ha impresso una accelerazione imprevista e rovinosa (per loro) alla nascita di una coalizione anti-occidentale.
L’errore nella strategia neocon
Di Flavio Piero Cuniberto*
Se è vero che gli USA hanno favorito, con la guerra ucraina, la nascita di un vasto fronte anti-dollaro, dagli accordi russo-cinesi alle recenti e inaudite convergenze arabo-iraniane e turco-siriane, fino alla lista d’attesa per entrare nei BRICS (scenario A), lo scopo primario della strategia sfociata nella crisi ucraina non era la disintegrazione della Russia: era di impedire la temutissima integrazione tra spazio russo e spazio tedesco-mitteleuropeo.
Scopo «primario» che è del resto il filo rosso della politica estera americana in Europa dal 1989 al 2022, dall’assassinio di Herrhausen al sabotaggio del Nordstream (scenario B).
Quando l’autorevole politologo John J.Mearsheimer accusa l’Amministrazione di Washington di avere «gettato la Russia nelle braccia della Cina», ha dunque ragione, ma sembra dimenticare lo scenario B: quanto cioè fosse prioritario, per la classe dirigente di Washington, scongiurare la prospettiva horribilis di una convergenza di lunga gittata tra Mosca e Berlino (convergenza paventata fin dagli inizi del secolo XX e fil rouge della strategia americana nel ‘900).
É del resto altrettanto probabile che gli strateghi di Washington – la «cricca» necon – abbiano sottostimato i rischi dello scenario A: che cioè l’esecuzione, via ucraina, del punto B avrebbe impresso una accelerazione imprevista e rovinosa (per loro) alla nascita di una coalizione anti-occidentale.
É probabile insomma che abbiano commesso un errore di valutazione, ma non per stupidità o per avventatezza. Fino all’uscita di scena di Angela Merkel – abile equilibrista – e all’inizio della guerra ucraina si potrebbe dire al contrario che gli USA non avevano, almeno in Europa, sbagliato una mossa. Dal loro molto specifico punto di vista, s’intende.
Se per gli USA è lecito parlare di una crisi terminale, ma non priva di energie residue e dei famosi «colpi di coda», è l’Europa – strangolata dall’UE e ridotta a guarnigione di frontiera – ad assistere grottescamente alle proprie esequie.

* Ripreso da Flavio Piero Cuniberto
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