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Stefano Bonaccini, l’ultimo mohicano

Stefano Bonaccini, l’ultimo, grigio, per quanto ruspante, funzionario di partito è appeso definitivamente al chiodo di un passato irredimibile quanto ingloriosamente obsoleto.

L’ultimo mohicano

Di Fausto Anderlini*

Poi verrà l’analisi. Adesso è il momento dell’immagine che da l’idea del passaggio, ed è questa: elettori versus iscritti, in un dualismo di potere che porta a compimento il baco statutario intrinseco al Pd.

Stefano Bonaccini, il Bonazza emiliano, lascia il campo a Elly Schlein, la “giovane donna post-moderna”, ricca, cosmopolita, gender fluid e movimentista. Sostenuta all’unisono dalla ‘sinistra sociale’ (comunque aspirante ad esserlo), da quella post-materialista e dall’establishment (sedicente) democratico euro-atlantico.

L’ultimo, grigio, per quanto ruspante, funzionario di partito è appeso definitivamente al chiodo di un passato irredimibile quanto ingloriosamente obsoleto.

Trionfa una forma annacquata ed ubiqua di vendolismo. Trionfo piccolo, un trionfino. E sarà il tempo a dirci se sarà una nuova fulminante era o un tonfo ancor più grottesco di quelli somministrati da Renzi, Zingaretti e Letta. Onore al Bonazza, comunque.

Non l’ho votato, il maraglio pragmatista con gli occhiali a goccia, l’olio robusto contrapposto a quello gentile, la mortadella al culatello. Mai avrei potuto, ma tutta la parte romantica, proletaria e perversa del mio cuore batte per lui. Mio ultimo Policarpo ufficiale di politica in quiescenza.

* Grazie a Fausto Anderlini

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