15.5 C
Rome
giovedì 15 Aprile 2021
PolisRisanamento? I predatori dell'Alitalia perduta.

Risanamento? I predatori dell’Alitalia perduta.

Parafrasando una vecchia battuta di Giulio Andreotti, al mondo ci sono due generi di pazzi: quelli che si credono Napoleone e quelli che vogliono risanare Alitalia.

Ci risiamo dunque per il risanamento della nostra compagnia di bandiera: sarà davvero la volta buona?

Risanamento Alitalia, la storia infinita

Sta per arrivare il bando, uno dei punti chiave dell’agenda messa a punto dalla trojka di commissari Laghi, Gubitosi e Paleari che deve affrontare due scadenze cruciali: il nuovo piano industriale entro luglio e la presentazione delle offerte vincolanti entro ottobre.

Considerando i precedenti storici, più che la speranza, bisogna affidarsi a un vero e proprio atto di fede.

La folgorante battuta di Spinoza ha immortalato questo ennesimo giro di poltrone al vertice della compagnia, con Francesco Caio presidente, Fabio Lazzerini amministratore delegato e l’ulteriore iniezione di denaro pubblico.

Finche Alitali va, lasciala andare

Si può sperare davvero di risollevare una società in ginocchio dopo che il lunghissimo lockdown ha completamente bloccato il traffico aereo negli ultimi mesi?

Se vogliamo prenderla da più lontano, il caso Alitalia rappresenta l’ennesimo eclatante fallimento di una delle più grandi imprese italiane dopo il caso Cirio, il caso Parmalat e, più recentemente, quello dell’Ilva
di Taranto.

Diverse sono però le motivazioni alla base delle crisi societarie.

Le clamorose vicende Cirio, Parmalat ed Ilva sono imputabili a politiche di crescita sbagliate. A fronte di una redditività operativa insufficiente a sostenere l’indebitamento, si è ricorso all’emissione di titoli di debito.

Questo solo per la parte della gestione economica, senza addentrarci poi nel ginepraio politico e giudiziario.

La vicenda Alitalia invece è stata determinata da una gestione negligente, da un lato non ha saputo tenere sotto controllo i centri di costo fondamentali, dall’altro ha scelto un modello industriale errato.

E meno male che erano state affidate ai competenti…

Finché Alitalia va, lasciala andare, finché Alitalia va, tu non tremare

Il modello predominante è stato quello classico del capitalismo all’italiana: privatizzare gli utili e socializzare le perdite. In pratica: gli utili tra gli azionisti, le perdite ai contribuenti.

Alitalia nella sua storia ha ricevuto ampio sostegno economico dallo Stato da cui, spesso, è direttamente dipeso il mantenimento in vita della società.

  • Tra il 1974 e il 2016 la compagnia ha accumulato perdite per 9 miliardi.
  • Dal 1974 a oggi lo Stato ha speso per Alitalia 10,6 miliardi.
  • Di questi 10,6 miliardi, quasi la metà sono stati spesi dopo la privatizzazione del 2008.
  • Interventi statali hanno accompagnato o addirittura anticipato ogni annata in cui la compagnia ha registrato utili.

Dunque, ancora una volta, quello che non sono stati capaci di fare gli ultimi governi, con fiumi di denaro pubblico versati sugli scali aeroportuali dopo il forfait di Colaninno & C., sta cercando di portarlo a termine il premier Giuseppe Conte in questo periodo d’emergenza post-contagio.

Sarà davvero la volta buona o e il solito film? Ci aggiorniamo tra un paio di anni.

 

 



Marquez
Marquez
Corsivista, umorista instabile.

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli