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sabato 4 Dicembre 2021
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Reddito di cittadinanza: è metadone di Stato per la Meloni, l’eroina dei ricchi

La leader di FdI al Forum Ambrosetti a Cernobbio attacca il provvedimento. Salvini fa fronte comune e propone di dare alle imprese le risorse del reddito di cittadinanza.

Meloni: Reddito di cittadinanza è metadone di Stato

Non sono d’accordo con Giuseppe Conte, il reddito di cittadinanza è metadone di Stato, ‘ti mantengo nella tua condizione’, non è un provvedimento di sviluppo”. Lo ha detto la leader di FdI Giorgia Meloni al forum Cernobbio.

Matteo Salvini, ospite anch’esso alla kermesse, ha rincarato la dose:

“Il reddito di cittadinanza si è rivelato sbagliato. Lo abbiamo votato ma riconoscere un errore è segno di saggezza. Proporrò un emendamento alla manovra per destinare alla imprese questi soldi“.

Viene da chiedersi come mai, con tanto zelo, un sussidio per i meno abbienti viene considerato metadone mentre gli sgravi fiscali, gli incentivi e i condoni che da decenni vengono somministrati agli imprenditori, che ne chiedono continuamente di nuovi, non lo sono.

I due lader più popolari in Italia forse dimenticano che in questi decenni sono stati inondate di denaro le imprese con il risultato che, spesso e volentiere, quei sostegni hanno arricchito chi era già ricco ma non hanno incido sull’occupazione se non in parte minima.

Reddito di cittadinanza: è metadone di Stato per la Meloni, l'eroina dei ricchi

Senza andar troppo lontano, basta leggere il report dell’Istat sull’ultimo trimestre in Italia:

“La stima completa dei conti economici trimestrali conferma la crescita sostenuta del Pil dell’economia italiana nel secondo trimestre del 2021 diffusa nella stima preliminare, con aumenti del 2,7% in termini congiunturali e del 17,3% in termini tendenziali.

Il forte recupero dell’attività produttiva riflette un aumento marcato del valore aggiunto sia nell’industria, sia nel terziario. Dal lato della domanda, a sostenere la crescita del Pil sono state le componenti interne dei consumi e degli investimenti il cui contributo è stato di
+2,6 e +0,5 punti percentuali, mentre la componente estera ha fornito un apporto di 0,3 punti. Negativo è il contributo delle scorte per 0,8 punti percentuali.

Le ore lavorate sono cresciute del 3,9% in termini congiunturali, le posizioni lavorative dell’1,9%, mentre i redditi pro capite sono risultati sostanzialmente stazionari”.

Che significa? Ce lo ha spiegato Pasquale Cicalese in un altro articolo:

  • Si lavora di più.
  • I salari, nonostante ciò, sono sempre stazionari.
  • Questo famigerato boom di investimenti delle aziende non c’è (hanno semplicemente intascato i soldi pubblici).
  • Lo stato ha contribuito negativamente per lo 0,2% sul PIl. Non ve ne eravate accorti? Siamo in deflazione salariale e austerità, dal 1992.

 

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