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domenica 10 Ottobre 2021
PolisQuanti euro vale una vita umana?

Quanti euro vale una vita umana?

La liberazione di Silvia Romano ha scatenato gli haters della rete e la solita domanda: quanti euro vale una vita?

Ostaggi: è giusto pagare? Quanti euro vale una vita?

Il rientro di Silvia Romano in Italia, dopo un rapimento durato 18 mesi, oltre alla gioia per un esito insperato della vicenda dopo mesi di silenzio, ha scatenato anche la solita reazione di quella parte di utenza social reale, indignata perennemente,  mescolata agli utenti\bot della grande area sovranista-complottista.

Ecco allora i distinguo, i ma, i forse, fino al sempreverde se l’è andata a cercare, continuando con se stava a casa non le accadeva niente, per giungere all’immancabile gran finale: quanto ci è costato?

Abbiamo sentito questa storia ad ogni situazione simile, ricordate per esempio il  caso di Greta e Vanessa, le due cooperanti rapite in Siria e poi rilasciate dopo un presunto riscatto di 11 milioni di euro?

Apriti cielo! Ecco, una considerazione personale prima di andare avanti: parliamo di soldi, l’unica cosa che  interessa veramente a buona parte dell’utenza di cui parlavamo: rasserenatevi, la vita delle due cooperanti in quel caso costò 10 centesimi (l’una) a ogni italiano.

Per quella cifra io avrei salvato pure Bin Laden. Per un principio universale: la vita umana non ha prezzo.

Silvia Romano e l’abbraccio con i familiari a Ciampino

Il principio di realtà

È un principio nobile ma completamente astratto, aulico per far bella figura nei dibattiti, davanti a una platea mediamente progressista, tra i boy scout o i Papa boys.

Ma nella realtà quando uno Stato interviene su certe faccende, come nel caso dei rapimenti, è per motivi politici, e si sa l’etica politica è ben altra cosa rispetto all’etica umana.

Ogni vita umana ha un prezzo. Non per modo di dire, parliamo di un vero e proprio calcolo.

 

Il tariffario

Diversi economisti hanno calcolato il valore di un uomo in proporzione al Pil del Paese.

Uno dei più noti è stato l’economista William Viscusi dell’Università Vanderblit (Usa), e poi gli studi di Jerome Massiani e Paolo Rosato sul valore della vita per la Società Italiana di Economia Pubblica.

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Valore della vita: concetti, misure e applicazione . nell’analisi costi-benefici. Clicca sull’immagine

 

Mettendo insieme tutti questi dati possiamo vedere, per esempio, che in Italia la vita pesa 4,71 milioni di euro, molto meno rispetto alle Bermuda, ricca isola per vacanzieri, dove è calcolata in 15,5 milioni, ma sempre meglio che in Burundi, dove un uomo vale 45 mila dollari.

Meno di zero

Già, perché se si parla di migranti e paesi che, chiamavamo abbastanza ipocritamente in via di sviluppo, (quale? Come? Deciso da chi e in quale direzione?) il conto diventa ancora più amaro. Valgono meno di zero.

Perché in quei paesi non ci sono investimenti per la sicurezza, non ci sono prospettive di crescita e il PIL è talmente basso da rendere praticamente nullo il valore degli esseri umani. Ed essendo così basso il loro valore, nessuno ha interesse a investire nel settore sanitario e nell’educazione.

Africa villaggio rurale

Puntualità svizzera

In Svizzera nel 2018 fu fatto un calcolo per capire quanto un cittadino della confederazione potesse valere per poterlo parametrare in termini di sicurezza e di investimenti. Il valore stimato fu di 5,6 milioni di euro.

Questo studio generò una forte discussione perchè andava a toccare un punto nevralgico nel rapporto tra capitale e vita umana, spiegato perfettamente da François-Xavier Albouy, direttore del Dipartimento transizioni democratiche dell’istituto Bachelier di Parigi e autore dell’opera Il prezzo di un uomo (Grasset).

“Se questo importo è troppo alto (il valore calcolato della vita di un uomo), gli investimenti dovranno essere sempre maggiori e questo potrebbe rimettere in causa delle decisioni.

Arrivati ad un certo punto, se la vita umana ha un valore pressoché infinito, non sarebbe più possibile costruire un’automobile.

Oppure sarebbe necessario dotarla di dispositivi di sicurezza tali da non consentirle più di partire. Ci deve quindi essere un valore che sia adeguato alla capacità della società di investire e di continuare a sviluppare l’economia.”

 

La cara, vecchia, uguaglianza

Nessuno ha interesse ad investire nel settore sanitario e nell’educazione in intere fasce sociali, e in popolazioni che, con questi presupposti statistici, non valgono niente. Ed è qui che si torna a quella parola ormai desueta, vetusta: l’uguaglianza

Visto che è un’utopia avere un prezzo unico per ogni essere umano su questa terra, allora pragmaticamente, un primo passo dovrebbe essere avere un prezzo minimo della vita umana. Uguaglianza o barbarie.

 

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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