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giovedì 4 Marzo 2021
Polis L'unico potere forte è il popolo

L’unico potere forte è il popolo

C’è sempre e solo una vittima nelle crisi e nell’eterno ciclo tra macellai e macellati, questi ultimi sono il potere forte ma non lo sanno.

Il potere forte è il popolo

Negli ultimi dodici anni abbiamo corso, per arrivare fin qui senza guardare troppo alle conseguenze del correre, con gli occhi e l’anima bendati dalla fretta di arrivare alla fine della settimana, alla fine del mese, e poi a quello successivo e l’altro ancora. Il periodo temporale non è scelto a caso, perché da 12 anni viviamo immersi nella più lunga crisi di sistema della storia moderna. E’ vero, in Europa non ci sono state guerre dopo la fine della Seconda, ma esistono forme belliche diverse, che possono presentarsi in maniera più violenta e incontrastabile, come quella interminabile che sto per descrivervi.

Quante volte avete detto a voi stessi: Diamine, è passato un altro anno! Non ci si accorge dello scorrere del tempo perché tutti siamo troppo presi dalle incombenze quotidiane, dallo stress di una vita terribile, costellata di paradossi indecenti, conditi da una costante mancanza di un criterio fondamentale: la sicurezza.

Attenzione, il termine sicurezza non si riferisce alle forze di polizia, ai controlli a tappeto, alle telecamere di sorveglianza ormai installate pure dentro i passeggini dei neonati o qualche altra diavoleria. Non si ottiene maggiore sicurezza cedendo libertà personale, semmai è il contrario.

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Nei sistemi sociali normali, la gente non è costantemente controllata manco fossero criminali in libertà vigilata e cui far indossare il braccialetto elettronico. Soprattutto, i controlli non vertono prevalentemente sulla consistenza economica dei contribuenti. In Italia vige un sistema complesso, operato attraverso un regime dittatoriale intangibile che è basato sul massimo controllo della popolazione. Siamo prigionieri di una Repubblica a regime democratico. La più perversa delle condizioni.

Parlo di un altro tipo di criterio, su cui pochi riflettono, ma che negli ambienti politici conoscono molto bene. E’ il vivere quotidiano stuprato ogni giorno della sua essenza. Il diritto di vivere si è trasformato nella necessità di trovare il modo di tirare a campare. Qualcuno eccepirà: Provaci tu ad arrivare alla fine del mese senza lavoro o con uno stipendio da fame! Sapete bene che non è normale dover tirare a campare, e che non è accettabile sperare di avere uno straccio di lavoro pagato poco.

 

 

Fermiamoci a questa considerazione. A livello internazionale non si era mai avverata una crisi economica così prolungata. Dal 2008 questa crisi non conosce fine. In precedenza, per raccontare una crisi finanziaria terribile si faceva riferimento al crollo delle Borse del ’29, dissesto che rientrò in un lasso di tempo mediamente breve.

Lo stress imposto alle popolazioni, in special modo dell’area occidentale, con la scusa della crisi economica mondiale, è uno stillicidio quotidiano fatto di negazione dei diritti fondamentali e abbattimento costante della capacità economica, e non ha permesso una riflessione collettiva, e approfondita, sul fenomeno che tutti stiamo subendo caratterizzato, fondamentalmente, dall’incredibile perdurare della crisi.

La riflessione deve iniziare con una domanda: di quale crisi si parla? Non certo di quella economica e finanziaria, perché le banche, le grandi industrie e i governi, non ne risentono. Nessuno svelerà mai la realtà delle cose, che eppure è evidente. La chiamano crisi economica ma cela il vero termine che è mettere in ginocchio la classe media. Certo, detta così suonava male…

L'unico potere forte è il popolo

Non so quanti di voi conoscano l’ origine di tutto. Accadde tutto durante una notte del 2008. Il sistema bancario statunitense era a un passo dal crack. Il motivo? La Lehman Brothers aveva immesso una quantità mostruosa di titoli tossici. All’epoca questo termine indicava bond particolarmente opachi e complessi, il cui livello di rischio era assolutamente incomprensibile e, di fatto, gli investitori giocavano al buio.

Quando si scoprì la faccenda, e la Lehman Brothers era a un passo dalla bancarotta, tutto il sistema finanziario statunitense rischiò di crollare per effetto domino. Per farla breve, fu stretto un accordo e deciso che a pagarne le spese non dovessero essere le banche bensì il sistema economico internazionale, o meglio: le popolazioni.

Com’è possibile che si possa decidere una cosa simile? Molti dimenticano, o non sanno, che le nazioni non decidono per se stesse, ma sono politicamente interconnesse tra loro. Da quella notte non fu lasciato spazio alla ragione, alla coerenza, alla sicurezza. Scelsero di abbatterci e iniziarono a farlo scientificamente, a suon di riforme, misure lacrime e sangue e di negazione dei diritti umani. Tutto per salvare le nazioni, mai le popolazioni. Non accade solo in Italia ma ovunque nel mondo, Germania compresa che ha saputo far bene una cosa: vendere di se stessa un’ immagine perfetta, ma che non corrisponde alla situazione reale. Chiedete a chi vive da quelle parti e otterrete conferma.

l'unico potere forte è il popolo

In questo tourbillon d’instabilità, e anche grazie all’introduzione della moneta unica, è stato facile far crollare le fondamenta di un’intera classe sociale e a livello internazionale. Con l’euro è stato raddoppiato il costo della vita, ma in nazioni come la nostra non è corrisposto il raddoppiamento di stipendi e pensioni. Gioco facile iniziare a impoverire la gente in tal modo: ricevi la metà, spendi il doppio…

Col passare del tempo sono state avviate misure sempre più pesanti, è stata introdotta la persecuzione dei contribuenti comuni come priorità delle agende di governo, e hanno costretto tutti a non avere il tempo di fermarsi a riflettere, e di ricordare una cosa fondamentale: i diritti umani, di cui si parla ormai solo quando si tratta il tema dei migranti.

I diritti umani sono quelli alienati a chiunque e sotto ogni forma, e volendo parlare della popolazione italiana, la situazione, a 12 anni dall’avvento della crisi,  è talmente grave e paradossale da non poter permettere oltre il lassismo a cui si continua ad assistere.

In altre nazioni, come il Cile, il Venezuela, la Cina o la Francia, la gente scende in piazza, e non per un solo giorno, per manifestare il dissenso. Si fanno ammazzare, ma ci provano a contrastare un sistema che si oppone ai diritti umani. Qui no. Qui, al massimo, si accetta il viaggio in pullman con tanto di cestino pranzo e le bandierine da sventolare, per sostenere questo o quel partito, o per abbracciare una causa che di popolare e spontaneo ha nulla, riempiendo intere piazze senza sapere perché.

Energie preziose sprecate. Coesione popolare buttata via.

Per questo mi appello ai lettori e chiedo: fermiamoci. Non è contro la casta politica che bisogna gettare le pietre virtuali del dissenso, ma a se stessi.

Perché questo popolo ha perso cognizione del suo potere, non ricordando, o forse non sapendo, che esiste un solo vero ”potere forte”, che non è rappresentato dagli industriali, dai politici, da noi giornalisti, no. L’ unico potere forte è il popolo, che se non lo esercita, lascia nelle mani del primo che capita la sorte di tutti noi.

Svegliatevi, è arrivato il momento. Perché se c’ è qualcosa che non è mai in ritardo, è il treno della consapevolezza e della voglia di partecipazione, a patto che si sappia come e perché. O sarà ancora tempo un treno perso.

 

 



Emilia Urso Anfuso
Emilia Urso Anfusohttp://www.gliscomunicati.it
Giornalista del quotidiano Libero. Direttore Responsabile del quotidiano online www.gliscomunicati.it

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