Perché l’Occidente ha paura della Cina e della Nuova Via della Seta?

Le continue tensioni geopolitiche attorno al colosso cinese, l’arroccamento occidentale intorno a Taiwan, le barriere protezionistiche americane: perché abbiamo così paura della Nuova Via della Seta?

L’Occidente e la paura della Nuova Via della Seta

La domanda andrebbe posta diversamente: avrebbe paura anche se a presentare quei progetti fosse un paese filooccidentale?
La risposta è ni, ma si risolve in: sarebbe impossibile.

A livello ufficiale, chiunque direbbe che il problema è il marxismo, i diritti umani, la democrazia, il Tibet.

Abbiamo dei precedenti storici: l’ascesa giapponese negli anni ’80.
Sappiamo che gli USA manipolarono le politiche monetarie del G7 per favorire il dollaro, facendo esplodere la bolla giapponese.

A inizio ’80, il Giappone era molto competitivo, sia per l’alto valore del dollaro, sia perché grande esportatore (prima tutto negli USA).

Così, arrivarono una serie di accordi (imposti al Giappone) che svalutavano il dollaro sullo yen; i giapponesi provarono a reagire acquistando proprietà negli USA (industrie, edifici, terreni), scatenando ancora di più l’opinione pubblica e portando a un nuovo accordo. A quel punto (semplificando molto), la bolla nipponica scoppiò, bloccando Tokyo per un ventennio.

Il Giappone provò a investire in progetti infrastrutturali in Asia, ma gli occhi della Casa Bianca erano saldi (il mondo era diviso in blocchi): ogni investimento fuori schema Guerra Fredda era escluso.

Oltre metà dell’Asia e parte dell’Africa erano precluse, le parti rimanenti erano feudi di potenze occidentali.

Il Giappone sconfitto militarmente, doveva accettare il ruolo che gli USA gli avevano assegnato.

La Cina, dato il ruolo di rivale, subisce solo in parte questo schema.
Ha sfruttato tre fenomeni:
– L’apertura USA a Pechino, come contraltare a Mosca;
– La storica ricerca occidentale di una via di accesso al mercato cinese sin dai di Colombo e Marco Polo;
– La tendenza del capitalismo globale al maggior profitto, garantito da un paese enorme e molto popolato.

Gli USA hanno chiuso un occhio, facendo crescere il rivale.
Quindi: cosa spaventa gli USA?
1- Un rivale più dinamico dell’URSS;
2- La diversa ideologia (non necessariamente il marxismo, anche la provenienza non europea);
3- La competizione senza egemonia occidentale.

Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni

 

Sostieni Kulturjam

Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.

I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.

Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli