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martedì 8 Giugno 2021
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La tomba azzurra: nel Mediterraneo 500 morti in un anno

Calo costante degli sbarchi in Europa dal 2015 ma politiche sempre più aggressive con conseguenti tragedie del mare in aumento: nel Mediterraneo 500 morti in un anno.

Di Gianluca Cicinelli per La Bottega del Barbieri

Nel Mediterraneo 500 morti in un anno

La denuncia di Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, non lascia dubbi sulla necessità di un’azione immediata per fermare la strage: in un anno le morti in mare sono passate da 150 a 500.

Parlo dal porto di Trapani, in Sicilia, dove oltre 450 persone, tra cui circa 180 bambini, stanno sbarcando dopo essere state salvate della nave della Ong Sea Watch”, ha detto durante un incontro con la stampa in collegamento dalle sede Onu di Ginevra. I numeri non lasciano spazio a dubbi: “Dalle prime ore di sabato 1 maggio – ha detto la Sami – sono sbarcate in Italia circa 1.500 persone soccorse dalla Guardia Costiera italiana e dalla Guardia di Finanza o da Ong internazionali nel Mediterraneo centrale”.

La maggior parte delle persone arrivate è partita dalla Libia a bordo di imbarcazioni fragili e non sicure e ha lanciato ripetute richieste di soccorso. “Unhcr era presente agli sbarchi – precisa sempre la Sami – Abbiamo notato un’alta presenza di bambini e ragazzi, molti dei quali non accompagnati”.

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L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati punta il dito contro le politiche volte a impedire gli sbarchi in presenza di un calo costante in Europa fin dal 2015. La ripresa è avvenuta nell’ultimo anno, 10.400, oltre il 170 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020. Ma l’attenzione deve essere invece spostata su chi non arriva e muore in mare. 500 persone rispetto alle 150 dell’anno scorso, un aumento di oltre il 200%.

Per l’Unhcr è necessario ristabilire un sistema di operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale coordinato dagli Stati membri dell’Unione Europea, poiché il deteriorarsi della situazione in Libia continuerà a costringere le persone a ricorrere a misure disperate per cercare sicurezza. L’Oim calcola nel 60% del totale le persone che tentano la traversata in mare e vengono riportate in Libia.

La tomba azzurra: nel Mediterraneo 500 morti in un anno

L’appello lanciato dall’Onu insieme all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni è a non riportare indietro in Libia le persone, perché lì vengono detenute in situazioni disumane, salvo tentare di nuovo, appena possibile, lo stesso viaggio nel Mediterraneo a rischio morte.

Solo ieri secondo la Mezzaluna Rossa libica 50 migranti sono morti al largo della Libia in seguito al naufragio dell’imbarcazione su cui viaggiavano, Altri 11 sono morti dopo che il loro gommone era affondato. 700 sono invece secondo l’Unhcr, le persone riportate indietro in Libia negli ultimi giorni, tra loro molti i bambini piccoli. A Lampedusa invece, nella struttura di accoglienza, dopo i 723 arrivi del fine settimana scorso sono rimaste soltanto 37 persone: la maggior parte proviene dal Mali e dal Sahel, dall’Eritrea e dal Nord Africa, spesso vittime dei trafficanti e venduti come merce.

Per l’organismo Onu la soluzione è far ripartire chi fugge da guerre e fame tramite vie alternative e percorsi umanitari dalle regioni interessate, dalla Libia al Sahel passando per l’Etiopia e l’Eritrea. In sostanza chiede di creare un corridoio protetto che consenta ai rifugiati la fuga senza passare per le zone oggi controllate dai mercanti di esseri umani.

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Le Nazioni Unite denunciano che le stime attuali non tengono conto delle persone prigioniere dei trafficanti di cui s’ignora anche il luogo di detenzione. Ma in particolare preoccupa la situazione di minori non accompagnati arrivati via mare nelle ultime settimane. Sulla Sea Watch 4, sbarcata a Trapani la mattina del 4 maggio, su 450 persone a bordo 194 sono minori.

Resta il silenzio inaudito e intollerabile dei governi, a cominciare da quello italiano di Mario Draghi, che chiudono gli occhi dinanzi a questa catastrofe umanitaria. I motivi del silenzio italiano li abbiamo già spiegati.

 

La Bottega del Barbieri

 

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è un blog collettivo curato da Daniele Barbieri and co

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