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martedì 8 Giugno 2021
PolisNegli Usa di Trump i fondi per l’emergenza Covid spesi in armamenti

Negli Usa di Trump i fondi per l’emergenza Covid spesi in armamenti

La strana gestione del Cares Act dell’amministrazione Trump; i fondi per l’emergenza Covid spesi in armamenti.

Usa, fondi per l’emergenza Covid spesi in armamenti

Un articolo del Washington Post ha segnalato all’opinione pubblica una strana manovra dell’amministrazione Trump alle prese con la gestione drammatica dell’epidemia di coronavirus.

Il Pentagono ha utilizzato i soldi dei contribuenti destinati a maschere e tamponi per realizzare parti di motori a reazione e giubbotti antiproiettile. Questo il titolo in prima pagina del quotidiano.

L’articolo firmato da Aaron Gregg e Yeganeh Torbati ricostruisce la vicenda, ricordando come una parte dei finanziamenti per far fronte all’emergenza coronavirus approvati dal Congresso degli Stati Uniti, circa un miliardo di dollari, sia stata destinata alla Difesa, e poi utilizzata in maniera alquanto opinabile.

Il Cares Act, approvato dal Congresso all’inizio di quest’anno, ha dato al Pentagono soldi per prevenire, prepararsi e rispondere al coronavirus. Ma poche settimane dopo, il Dipartimento della Difesa ha iniziato a rimodellare il modo in cui avrebbe utilizzato quei soldi secondo modalità molto diverse da quelle originarie e dettagliate al Congresso, al quale poi ha anche riferito.

Questo perché il Pentagono ha stabilito che l’emergenza coronavirus non è solo una questione sanitaria, ma riguarda la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

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L’ossessione anticinese

Scrivono Gregg e Torbati:

Le priorità di finanziamento del Pentagono sono state fortemente influenzate da uno studio di settore redatto nel 2018. Lo studio, sollecitato da un ordine esecutivo di Trump e dal consigliere economico Peter Navarro e condotto in stretta collaborazione con le associazioni dell’industria della difesa, ha indicato diverse centinaia di carenze della catena di approvvigionamento che potrebbero ostacolare la capacità delle forze armate statunitensi di competere con la Cina.

E dunque l’ossessione anticinese dell’amministrazione Trump continua a manifestarsi.

L’atteggiamento americano non rappresenta comunque una novità. La clamorosa impreparazione degli Stati Uniti nell’affrontare il virus aveva fatto in modo già all’inizio dei contagi che la Casa Bianca assegnasse ad altri la responsabilità di quanto stava accadendo. La Cina era entrata subito nell’elenco dei colpevoli, anche se colloqui telefonici tra Trump e Xi Jinping, assieme al sovrapporsi di delicate questioni commerciali irrisolte, avevano temporaneamente allentato le tensioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) era stata a sua volta oggetto di critiche, ma il bersaglio era apparso poi inopportuno nel pieno della pandemia, anche se la Casa Bianca avrebbe poi deciso la sospensione dei finanziamenti americani a essa destinati. I cinesi erano allora tornati al centro degli attacchi americani, soprattutto per i ritardi con cui avrebbero ammesso la gravità della situazione e informato gli altri paesi.

 

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Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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