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Il nuovo Labour britannico di Starmer, dopo aver epurato al suo interno qualsiasi posizione di sinistra, divenendo una sorta di partito renziano d’Oltremanica, amato dall’establishment, stravince le elezioni grazia all’appoggio incondizionato dei media. Ma il vero miracolo lo compie l’ex segretario Geremy Corbyn, cacciato per le sue posizioni di solidarietà con la Palestina, eletto come candidato indipendente battendo nel suo collegio proprio i laburisti.
Miracolo Corbyn in UK
La vittoria del Labour di Keir Starmer può entusiasmare solo Renzi e Letta che possono festeggiare dopo il disastro del loro beniamino Macron. (E infatti la prima pagina di Repubblica è un tripudio.) In realtà il partito ‘normalizzato’ e sostenuto dai media del grande capitale ha preso meno di Corbyn nel 2017.
Vince per crollo dei Conservatori. Insomma sapendo che ci sarebbe stata alternanza il Labour è stato epurato della sinistra che altrimenti avrebbe potuto vincere.
La vera notizia è la rielezione di Jeremy Corbyn che ha fatto il miracolo battendo il candidato “laburista” e quelli degli altri partiti.
Starmer ha espulso Corbyn dal partito e lo ha costretto a candidarsi come indipendente nel suo collegio di Islington. Pensavano di farlo fuori e invece una campagna dal basso lo ha portato alla sorprendente vittoria.
L’infame accusa di antisemitismo contro Jeremy Corbyn, come contro Melenchon, ha il solo scopo di mettere all’indice chi si oppone alla deriva colonialista, suprematista, imperialista e neoliberista dell’Occidente.
Nel parlamento britannico continuerà a essere presente la voce di chi lotta per la pace e il disarmo, sostiene la Palestina e non tradisce la classe lavoratrice e i principi del socialismo.
Il candidato “palestinese” Jeremy Corbyn
Jeremy Corbyn si è dovuto candidare come indipendente nel suo collegio di Islington North. L’ex-leader laburista è stato cacciato dal partito con l’accusa di antisemitismo per il suo costante impegno per la causa palestinese.
Questo non ha fatto certo cambiare idea a Jeremy Corbyn che è stato il principale oratore delle oceaniche manifestazioni contro il genocidio a Gaza che si susseguono da mesi.
“Avevo affermato con nettezza nel nostro manifesto, quando ero leader del partito laburista, che avremmo riconosciuto lo stato di Palestina immediatamente: incondizionatamente, unilateralmente. Di sicuro, poiché la stragrande maggioranza delle nazioni del mondo lo ha fatto, è tempo di salire a bordo con il resto del pianeta e non permettere agli Stati Uniti e a un piccolo numero di stati dell’Europa occidentale di porre effettivamente il veto. Voglio sostenere e riconoscere lo stato di Palestina, chiedere un cessate il fuoco a Gaza e, soprattutto, vedere la fine del commercio di armi con Israele. Abbiamo appena prodotto un libro intitolato Monstrous Anger of the Guns (la rabbia mostruosa delle armi), il cui titolo era un riferimento a “Anthem For Doomed Youth” di Wilfred Owen, che affronta il potere del commercio globale di armi.”
La nuova leadership del Labour gli ha anche negato la possibilità di proporre la sua candidatura nel suo collegio nonostante la volontà di elettrici e elettori.
Il Labour ha epurato la sua sinistra con un’operazione degna della “caccia alle streghe” del maccartismo.
L’attuale leader del Partito Laburista Keir Starmer ha stravinto le elezioni in Gran Bretagna con il plauso dell’establishment. Come scrive Jacobin magazine, “Starmer porta con sé una galleria di canaglie di consulenti aziendali, lobbisti aziendali e portaborse neo-blairiani. Al governo, il suo partito sembra pronto a stringere le braccia con qualsiasi residuo di estrema destra abiti i banchi dell’opposizione per esorcizzare qualsiasi alternativa all’attuale carnevale di reazione del Regno Unito.”
Non a caso Jeremy Corbyn ha avuto come principale avversario un boss della sanità privata favorevole alla privatizzazione candidato dal Labour di Keir Starmer.
I Conservatori non possono governare in eterno e quindi per garantire l’alternanza è stato necessario scatenare nel Labour una purga contro la sinistra per evitare che si ripetesse la sorprendente e imprevista svolta antiblairiana che si ebbe con la vittoria di Jeremy Corbyn sostenuta da sindacati, movimenti sociali, giovani.
Tutti i poteri forti nazionali e internazionali, compreso l’establishment blairiano del suo partito, fecero di tutto per far perdere le elezioni del 2019 a Jeremy Corbyn.
Contro di lui stampa e media scatenarono campagne micidiali che non si erano mai viste.
Non era tollerabile che alla guida del Labour ci fosse un autentico socialista, pacifista, anticolonialista e antimperialista.
Starmer ha normalizzato il Labour che si prepara a sostituire i Conservatori al Governo senza cambiare nulla di sostanziale. E per questo ha dalla sua i media del grande capitale.
Il programma di Starmer non impienserisce la finanza.
Hanno buttato fuori Corbyn perché è un leader ancora assai popolare e da indipendente lo si può definitivamente neutralizzare dato il pessimo sistema elettorale britannico.
Che la leadership del Labour invece di cacciare un criminale di guerra come Tony Blair (che nel 2019 dichiarò di non aver votato Corbyn) abbia buttato fuori Corbyn la dice lunga sulla deriva dei partiti “socialisti” europei e soprattutto della fase di guerra imperialista in cui siamo entrati.
L’epurazione di Corbyn va inquadrata in uno scenario sempre più inquietante del neoliberismo europeo che sdogana l’estrema destra e che ha come obiettivo principale evitare che riemerga una sinistra degna di questo nome.
Corbyn è il Julian Assange della politica britannica e infatti si è sempre battuto contro la persecuzione del fondatore di Wikileaks.
La Gran Bretagna è il principale alleato degli USA nelle guerre e operazioni coperte. Non può esserci spazio per un rompiscatole come Corbyn.
Jeremy Corbyn è un raro esempio di integrità morale e fedeltà ai principi del socialismo umanistico, un sincero erede della migliore tradizione della working class britannica e della new left, un combattente per i diritti civili e sociali. Non a caso scelse come slogan un verso del poema che Shelley scrisse dopo il massacro di Peterloo: per i molti non per i pochi.
Starmer, con Corbyn, ha cacciato dal Labour pace, giustizia e tradizione socialista.
Tra i sostenitori di Jeremy Corbyn c’è ovviamente Ken Loach: “Ciò di cui abbiamo disperatamente bisogno sono integrità e principi. Nella sfida sull’integrità tra Jeremy e Starmer, non c’è gara… Lo conosco da molti anni, mi fiderei di lui per qualsiasi cosa, è un amico meraviglioso, un compagno meraviglioso e sono orgoglioso di stare al suo fianco. Se vince Jeremy, questo dimostra che possiamo anteporre integrità e principi al superficiale opportunismo”.
Loach, anche lui espulso, definisce il Labour di Starmer “un partito neoliberista, pronto a ogni espediente di sfruttamento che la classe dirigente può usare contro la classe lavoratrice”.
Grazie a Jeremy Corbyn per non aver rinunciato alla lotta.

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