Mentre Armenia e Azerbaigian trovano una tregua, Marocco e Algeria continuano ad armarsi. Due attori regionali del Maghreb e del Mediterraneo Occidentale sono ai ferri corti
Marocco e Algeria: la guerra divampa attorno a noi
Marocco e Algeria continuano ad armarsi. In ballo ci sono svariati interessi: l’egemonia regionale nel Maghreb; l’irrisolto conflitto del Sahara Occidentale; retaggi della Guerra Fredda (Algeria filo-russa; Marocco filo-statunitense); lo stakeholder francese che gioca col divide et impera; infine, antiche differenze storiche che affondano nei secoli.
In più il Marocco (nel 2021) ha barattato con gli USA il riconoscimento di Israele, in cambio di una linea molto più morbida sul Sahara Occidentale.
Gli Accordi di Abramo sono in classico stile trumpiano: concludere l’accordo (affare?) in qualsiasi modo; ribaltare la divisione novecentesca tra Lega Araba e Israele e creare un fronte sunnita (autocratico) e anti-iraniano.
L’idea di fondo era di far fuori le Primavere Arabe (viste come un retaggio Dem) ed evitare qualsiasi coinvolgimento dell’Islam politico, fatta eccezione per le forze reazionarie già al potere. Inoltre, il Marocco monarchico è stato ben lieto di normalizzare i rapporti con Israele (con guadagni economici e politici).
Quello che ci sfugge è che il riconoscimento USA del controllo del Sahara Occidentale è stato accompagnato da quello diretto o meno di altri paesi arabi, monarchici, sunniti e già inseriti negli Accordi di Abramo (Bahrein, Emirati Arabi, Giordania – già negli accordi dagli anni ’90 -).
Nel 2018, il Marocco aveva già interrotto i rapporti con l’Iran, accusando Hezbollah di fornire armi al Fronte del Polisario (Marocco Occidentale).
Nel 2021 (dopo gli Accordi di Abramo) quando l’Algeria ha rotto i rapporti con Rabat, gli iraniani hanno ricambiato il favore dicendo: “Algeria e Iran subiscono pressioni per non accettare la normalizzazione dei rapporti tra paesi arabi e Israele”.
Sempre nel 2021, inoltre, ci sono state rivelazioni sul Progetto Pegasus, uno spyware che Israele ha fornito al Marocco per eseguire operazioni di spionaggio dentro e fuori casa (Algeria inclusa).
Abbiamo capito che una forte rivalità non nasce dall’oggi al domani, che spesso è una questione di equilibri plurisecolari e che questi tendono a ripetersi ciclicamente e a incastrarsi, a loro volta, in altri micro e macrocicli.
L’adesione del Marocco agli Accordi di Abramo (miglioramento dei rapporti diplomatici con Israele) ha irretito anche la Tunisia che laica, filo-occidentale e tendenzialmente più affine all’Europa per molti aspetti, ha deciso di sbilanciarsi negli ultimi giorni.
Il presidente tunisino ha accolto festante il rappresentate del Sahara Occidentale in Tunisia per il Ticad (un summit afro-giapponese che il Giappone sponsorizza dalla fine della Guerra Fredda; vedete cosa vuol dire fare programmi di lungo corso?).
La reazione marocchina non si è fatta aspettare con ritorsioni in ambito sportivo e diplomatico.
Lo sbilanciamento della Tunisia a favore dell’Algeria e del popolo saharawi rompe un piccolo equilibrio locale. Poco importa che Tunisi si sia affrettata a dire: “la Tunisia rimane neutrale sulla vicenda del Sahara Occidentale”, la frittata è fatta.

Banali considerazioni:
- Due attori regionali del Maghreb e del Mediterraneo Occidentale sono ai ferri corti;
- L’Algeria compra armi (e svolge regolarmente esercitazioni congiunte con la Russia);
- Circa il 40% del gas italiano arriva dalla Russia, il secondo fornitore col 29% è l’Algeria.
- Età media Marocco: 28 anni; Algeria: 27,3 anni; Tunisia: 31,2 anni; Italia: 46,2 anni.
- Abitanti del Marocco: 37 milioni; Algeria: 44 milioni.
Alfred Kubin conclude il suo romanzo “L’altra parte” scrivendo: “Il demiurgo è un ibrido”
A buon intenditor…
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