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Tobias Billström, ministro degli esteri della Svezia, in un’intervista ha dichiarato che i leader UE al pari di quelli ucraini, parlano di “cambio di regime a Mosca”. Affermazione gravissima per il ruolo istituzionale che ricopre. Oppure parole in libertà di una classe politica allo sbando?
E il ministro svedese parla di “cambio di regime in Russia”…
– Francesco Dall’Aglio*
Una delle cose che maggiormente turba chi, come me, continua a pensare che ‟il secolo scorso” sia l’Ottocento, è vedere il degrado ormai pressoché totale non solo della comunicazione politica, ma anche della considerazione del proprio ruolo istituzionale.
Certo, forse presentarsi in giacca e cravatta sulla spiaggia, come era solito fare Aldo Moro, è un po’ eccessivo, ma pure un minimo di senso delle istituzioni, come si diceva una volta, uno dovrebbe averlo, specialmente se fa il Ministro degli Esteri.
Mi riferisco all’intervista che Tobias Billström, appunto Ministro degli Esteri svedese, ha rilasciato ieri al Financial Times (link alla fine). Al di là delle amenità sulle ‟conseguenze devastanti” dell’invasione ucraina (almeno qualcuno la chiama col suo nome) nell’oblast’ di Kursk, che ‟ha cambiato la narrazione del conflitto” (se le guerre le vincessero le narrazioni…) e dimostrato a tutti che Putin e la Russia sono finiti e che non c’è assolutamente da temere alcun tipo di escalation da parte loro.
Alla domanda di cosa pensi riguardi ai leader ucraini che parlano di cambio di regime a Mosca, Billström ha detto ‟lo facciamo anche noi”. ‟Chiunque guardi alla Russia di oggi può vedere che con il regime attuale la striscia imperialista continuerà, i piani imperialisti verso i loro vicini più stretti, cominciando dall’Ucraina, la Bielorussia, la Georgia, eccetera”.
Ora un’affermazione del genere riguardo al cambio di regime in Russia, fatta da un Ministro degli Esteri, è di una gravità inaudita (vi ricordate, sì, l’affanno con cui i portavoce USA si affannarono a spiegare che no, Biden non intendeva mica dire che lo scopo degli USA in questa guerra era un cambio di regime a Mosca, era stato tutto un malinteso).
Sappiamo bene che la politica estera di un paese non la decide il Ministro, naturalmente, ma dal punto di vista formale quella è la figura che rappresenta ufficialmente la politica estera del Governo: se il Ministro dice, poniamo, che sarebbe il caso di aumentare lo scambio commerciale col Vietnam, non sta esprimendo un’opinione personale ma la linea ufficiale che il suo paese intende seguire nei confronti del Vietnam.
E se dice che si augura un cambio di governo in Russia significa che se lo augura il Governo svedese, e ‟augura” non nel senso degli auguri di Natale ma nel senso che la sua politica ufficiale è fare in modo che accada.
Come fai a tornare indietro da un’affermazione del genere se non attraverso la trafila umiliante delle convocazioni degli ambasciatori, delle note ufficiali di protesta, delle altrettanto ufficiali ritrattazioni e della tua completa delegittimazione come politico?
O, se non vuoi tornare indietro, ti rendi conto che sostanzialmente una frase del genere equivale a una dichiarazione di guerra, e che la controparte può riservarsi il diritto di espellere l’ambasciatore, chiudere i consolati, bloccare i commerci, e via via a scalare?
Oppure, certo, esiste l’eventualità che tu sia un perfetto cretino, che il tuo ruolo non abbia nessuna importanza perché le decisioni vengono prese altrove e che quello che dici quando ti mettono un microfono davanti alla faccia siano scemenze in libertà delle quali nessuno si cura, ma francamente non saprei cosa è peggio (spoiler: questa non sarebbe di certo la cosa più stupida che ha detto nella sua carriera, Tobias. Un paio sono raccolte a imperitura memoria su Wikipedia in inglese).
Da questo punto di vista bisogna riconoscere alla Russia (e alla Cina ancora di più) di aver sempre mantenuto il rispetto di queste formalità, che sono sostanziali.
Medvedev scrive quello che scrive, ma non è il Ministro degli Esteri; Zacharova ogni tanto esagera, ma è la portavoce del Ministro degli Esteri, non il Ministro degli Esteri; e Lavrov, che invece è il Ministro degli Esteri, pesa molto attentamente quello che dice e quello che scrive, ed è forse per questo che quando parla la gente prende nota, invece di dire ‟vabbè, ma tanto quello è il Ministro degli Esteri svedese, fallo parlare”.
- Link Financial Times: https://www.ft.com/…/ab384dc0-b837-45ab-98ad-279ee46f4996
* Articolo originale su War Room – Russia, Ucraina, NATO di Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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