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venerdì 5 Marzo 2021
Polis La sindrome Ciampolillo

La sindrome Ciampolillo

Lello Ciampolillo, l’uomo dalle teorie sulla cannabis anti Covid e il sapone anti Xylella è l’uomo del giorno, vittima della sua stessa sindrome.

Ciampolillo: veni, vidi …votai

Il senatore Ciampolillo, il costruttore ritardatario è l’hashtag di tendenza sui social. L’uomo dalle teorie spericolate sulla cannabis anti Covid e il sapone anti Xylella è l’uomo del giorno per la sua performance al Senato.

Quella di Ciampolillo è una storia politica ricca di episodi che amabilmente definiremmo colorati. Amabilmente perché siamo diventati tutti responsabili, altrimenti, molto probabilmente, avremmo usato ben altri termini…

L’ultimo amabile episodio è andato in scena durante il voto di fiducia al premier Giuseppe Conte al Senato, dopo una rocambolesca impresa dal sapore vagamente surreale:  i questori di Palazzo Madama  hanno dovuto far ricorso all’uso della moviola (oggi diremmo Var ma noi siamo legati ancora al ‘900), per decidere se il senatore Ciampolillo, dopo non aver risposto a prime due chiame, avesse richiesto in tempo di poter esprimere la propria preferenza.

Tutto ciò ha creato scompiglio e agitazione al Senato, dove con ansia s’attendeva il Godot barese: Dov’è Ciampolillo?

Sui social sono iniziati immediatamente meme, fotomontaggi e battute, per ricordarci che la situazione era grave ma non seria. Ma infine, tra gran sospiri di sollievo, il senatore è stato scagionato dalle riprese video e ammesso al voto.  Ciampolillo si è schierato tra i costruttori-volenterosi-etc etc, e ha votato la fiducia a Conte, assieme al senatore Nencini, in zona extremis. Il Governo è salvo, Viva il Governo!

Il suo commento: Non ero in ritardo, mi sono preso il tempo per decidere.

Ecco, il disvelamento di una realtà. Nessuna chiamata fisiologica ma solo di riflessione. Non un bagno ma un pegno fu a distrarlo, quello con la sua coscienza.

D’altronde chi di noi, davanti alle grandi scelte, i grandi dilemmi, non è stato colto da quel fenomeno analitico che Gaber, raccontava nel pezzo L’analisi:

Quando sono lì, e mi siedo  sprofondo nella poltrona, mi si scioglie tutto, e avviene dentro di me, quel magico meccanismo, che per gli addetti ai lavori si potrebbe chiamare “diarrea cogitativa liberatoria”.

Potremmo invece ribattezzarla sindrome Ciampolillo: quell’estraniarsi dell’ultimo istante, la fuga da se per ricercarsi e riapparire forgiati al mondo come nuovi. Essere altro da se per essere ancor più se stessi. Il verosimile che soppianta il vero in quanto pragmaticamente utile. Dunque il falso Ciampolillo soppianta il vero Ciampolillo.

 

 

Ciampolini vs Ciampolini

Se il falso diventa più vero del vero, allora: che cos’è il vero? Ma forse la vera domanda che dobbiamo farci è: sappiamo e possiamo scegliere quali verità accettare per costruire i nostri bisogni? E chi ha che sta bluffando, noi o loro?

C’è un vecchio adagio illuminante tra i giocatori di poker: se dopo venti minuti non hai capito chi è il pollo, il pollo sei tu.

Ecco un tipico caso di post-verità, una vecchia conoscenza della politica, che nei giorni della crisi di governo più sgangherata che riusciamo a ricordare, ha vissuto la sua apoteosi.

L’Italia, è sempre stata un paese ben disposto alle sirene della post-verità. Il ministro e letterato Francesco De Sanctis (1817-1883) così descriveva nel 1869 questa inguaribile attitudine alla bugia e al retroscenismo:

In Italia ogni atto ha due lati, uno apparente e l’altro nascosto, vi è la scena e la controscena, perché le tradizioni della tirannide secolare ci hanno abituato alla cospirazione.

Ma tornando a Ciampolillo, l’ex M5s si è così difeso:

La dinamica è semplice: si può votare al termine della seconda chiama, ho chiesto di votare e ho votato, non sono arrivato tardi, si può votare fino alla fine. Ero sicuro di quello che stavo facendo e questa Nazione ha bisogno di un governo che operi e non di queste sceneggiate da Prima Repubblica. Il mio appoggio al governo sarà su tutti i temi che riterrò opportuni. 

Dunque restiamo appesi al senator Ciampolillo e a tutti i volenterosi.

Ps: dov’è finito quel clientelismo dal volto umano, democristiano nell’animo, che in cambio del voto alle elezioni, di tuo nonno che convinceva gli amici della bocciofila, dello zio che stava alla Regione, ti dava la casa popolare, il posto al comune, creava il corpo degli Alpini di Sicilia per gli amici disoccupati. Ora pare bastino due pacchi di pasta e una ricarica telefonica. Rien a dire, rien a faire…

 

 



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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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