La cancellazione della politica nel mondo liberista: una libertà svuotata di significato

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Il problema strutturale della società attuale è l’emarginazione o cancellazione della politica: il mondo globalizzato non richiede più una gestione basata sul confronto democratico, ma solo l’applicazione di potere in forme nuove e più sottili.

L’emarginazione e la cancellazione della politica

Nel mondo contemporaneo, uno dei problemi strutturali più profondi è la progressiva marginalizzazione, se non la cancellazione, della politica.

Il termine stesso “politica” deriva dal greco polis, che originariamente indicava la città-stato, e successivamente, entità più ampie e complesse, ma sempre ben definite da confini geografici e culturali.

Questo legame tra politica e organizzazione statale, con i suoi limiti precisi, è stato radicalmente trasformato dall’ascesa di potenze sovranazionali come gli imperi e, più recentemente, dalla globalizzazione.

Questi attori non necessitano della politica come la intendevano i greci. Gli imperi si reggevano principalmente sulla forza militare ed economica, mentre la globalizzazione si basa sulla finanza, i media e la tecnologia.

L’essenza della polis, e quindi della politica, viene così svuotata, ridotta a un ruolo marginale. Il mondo globalizzato, infatti, non richiede più una gestione politica basata sul confronto democratico, ma solo l’applicazione di potere in forme nuove e più sottili.

La politica come disciplina

Politica, tuttavia, non è solo la gestione di uno Stato: è anche una disciplina che studia e teorizza i modi per organizzare e amministrare le società. Essere una disciplina implica rigore, competenza e preparazione. Richiede un processo di formazione e controllo che oggi sembra essere fuori moda.

Oggi, il valore predominante è la “libertà” intesa come un diritto individuale e assoluto, celebrato sia dalla destra liberista che dalla sinistra radicale. La libertà diventa così non una responsabilità collettiva, ma una giustificazione all’individualismo più sfrenato, legittimando l’ignoranza, la superficialità e la disconnessione sociale.

L’articolo 49 della Costituzione italiana afferma che “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Tuttavia, dal colpo di stato liberista degli anni ’90, che ha introdotto riforme elettorali incostituzionali e ha avviato la devoluzione della sovranità italiana verso la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea, i partiti politici hanno perso la loro funzione originaria.

Non sono più strumenti di aggregazione ideologica per tradurre visioni del mondo in azioni politiche, ma club personali fondati da celebrity annoiate e convinte che il successo economico privato coincida con la virtù pubblica.

La liberalizzazione della politica

Questa trasformazione ha liberalizzato la politica, rendendola accessibile a chiunque, indipendentemente dalla preparazione o dall’esperienza. Certamente, nessuno dovrebbe essere escluso dal diventare un politico, nemmeno economisti di Goldman Sachs o comici di professione.

Tuttavia, come ogni disciplina, la politica richiede un percorso di formazione e competenze pratiche, proprio come avviene per medici, musicisti, sportivi o cuochi. Senza una formazione adeguata, il rischio è quello di portare al potere individui incompetenti, le cui soluzioni improvvisate e superficiali vengono mascherate dall’uso massiccio della propaganda mediatica.

Questo processo ha generato un vuoto ideologico, in cui la politica è stata svuotata di idee, moralità e cultura. Invece di rappresentare un’arena di dibattito collettivo, la politica è diventata uno strumento al servizio dell’egoismo individuale e dell’edonismo, alimentati dalla pubblicità e dai media. La progressiva scomparsa di partiti politici autentici, radicati in ideologie forti, è segno di un declino del pensiero politico come disciplina.

Ripoliticizzare la libertà

Per rispondere a questa crisi, sarebbe necessario ripoliticizzare nuovamente la libertà, rendendola un valore collettivo e una responsabilità condivisa. La libertà non può essere concepita solo come un diritto individualistico e assoluto, ma deve tornare a essere un principio che tiene insieme la società, che la orienta verso il bene comune.

Solo così si potrà contrastare l’incompetenza al potere e il predominio della propaganda mediatica, restituendo alla politica la sua dignità di disciplina e alla libertà il suo vero significato.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (Kulturjam Edizioni), "Malagrazia" (Kulturjam edizioni).

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