Istruzione e occupazione giovanile: in Europa siamo ultimi

Il primato italiano negativo in termini di istruzione e occupazione giovanile è la logica conseguenza di una società che dipende da regole inadatte alle sue reali condizioni storiche.

I giovani italiani senza istruzione e occupazione*

Dal novembre 2011 all’ottobre 2022 hanno governato: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1, Conte 2, Draghi e i risultati sono questi:

Istruzione e occupazione giovanile in Europa siamo ultimi

I giovani sono il gruppo sociale decisivo per decidere del benessere o malessere di una società, e da noi sono in sofferenza più che in tutto il resto dell’Europa.

Perché? Me lo chiedo come semplice cittadino che da anni si vede sfilare davanti agli occhi numeri e dati sempre più scoraggianti.

Io una spiegazione terra terra me lo sono data. Tutto sommato la colpa non è dei governi italiani, che se ci pensate un attimo vedrete che non hanno il reale controllo delle leve di comando del Paese. Lo si capisce anche dai telegiornali, che praticamente parlano solo di Commissione Europea, di BCE, di Consiglio Europeo, adesso anche di Parlamento Europeo, finora piuttosto trascurato e venuto alla ribalta solo per le sue condotte disonorevoli.

La UE anziché essere il volano del nostro Paese appare come la sua zavorra. Non perché a Bruxelles siano cattivi e non ci vogliano bene, ma perché questa Unione è completamente inadatta all’Italia e fin dall’inizio si è connotata come un progetto di unificazione sotto la guida fortissima della Germania.

Le politiche della UE, dall’austerità alle privatizzazioni selvagge, dalla flessibilizzazione dell’occupazione alla santificazione del principio della concorrenza, hanno desertificato l’economia di un Paese come il nostro in cui la presenza dello Stato era particolarmente forte e in cui il mercato interno, a differenza della Germania, aveva un peso rilevante sia in termini economici che sociali.

Negli ultimi 30 anni non ricordo anno in cui l’Italia non sia stata chiamata a tirare la cinghia, a ridurre i servizi pubblici, a tenere ferme le retribuzioni e a precarizzare i rapporti di lavoro. In più la perdita della sovranità monetaria obbligava la nostra economia a seguire politiche di stabilizzazione dei prezzi, in funzione dei mercati globali, più adatte alla Germania che non al nostro Paese.

Questo primato italiano negativo in termini di istruzione e occupazione giovanile non può sorprendere. È la logica conseguenza di una società che dipende da regole inadatte alle sue reali condizioni storiche. Per troppi anni l’Italia è stata governata sulla base di idee guida utili per realtà troppo diverse dalla nostra.

All’orizzonte non si vede nessun cambiamento che possa dare speranza. Il calice del declino andrà bevuto fino all’ultima goccia, se in un modo o nell’altro non ci libereremo da questa sottomissione, o uscendo noi dalla UE o facendo uscire la UE da noi.

Un traguardo, inutile sottolinearlo, al momento irraggiungibile, che tuttavia è il cardine di una prospettiva politica alternativa a quelle attuali di destra e di sinistra, che i fatti si incaricheranno presto di mettere urgentemente all’ordine del giorno.

* Da Maurizio Biagiarelli

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