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Sono sempre più numerose le denunce dei crimini israeliani nella comunità internazionale, mentre crescono le preoccupazioni per il possibile allargamento del conflitto ad altri Paesi della regione.
I crimini del sionismo mettono a repentaglio la stabilità dell’intero Medio Oriente
Il conflitto in corso nella Striscia di Gaza sta attirando l’attenzione e le critiche della comunità internazionale, suscitando preoccupazioni sulla stabilità dell’intero Medio Oriente non solo tra i tradizionali oppositori del sionismo, ma anche tra le élite politiche occidentali.
Le recenti dichiarazioni del presidente iraniano Ebrahim Raisi durante i colloqui con il presidente russo Vladimir Putin a Mosca mettono in luce la gravità della situazione, dimostrando come la crisi di Gaza potrebbe avere forti ripercussioni sull’intero Medio Oriente e, in definitiva, sulla sicurezza globale. Secondo Raisi, infatti, non si tratta solo di una questione regionale, ma di un problema che coinvolge l’umanità nel suo complesso.
Il presidente iraniano ha affermato che nella Striscia di Gaza si stanno verificando “atti di genocidio e crimini contro l’umanità“. Raisi ha accusato Israele di compiere azioni che hanno causato la morte di oltre 6.000 bambini e ha condannato gli Stati Uniti e altri Paesi occidentali per il loro sostegno a tali atti.
Raisi ha sottolineato la mancanza di efficacia delle organizzazioni internazionali che dovrebbero proteggere i diritti umani, affermando che tutto ciò avviene sotto gli occhi della comunità globale. Neppure le critiche ricevute dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, sembrano infatti aver sortito effetti nel governo sionista.
La gravissima situazione della Striscia di Gaza è stata anche al centro di discussioni tra il diplomatico russo Michail Bogdanov e i ministri degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Khalifa Shaheen Almarar e Ahmed Al Sayegh. Durante i colloqui tenuti ad Abu Dhabi, i diplomatici hanno affrontato la necessità di porre fine alle attività militari nella Striscia di Gaza il prima possibile e di affrontare i problemi umanitari connessi al conflitto israelo-palestinese.
Dal canto suo, la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Marija Zacharova, ha espresso pessimismo riguardo a una soluzione rapida della situazione, attribuendo le principali responsabilità delle tensioni in Medio Oriente agli Stati Uniti.
Come abbiamo avuto modo di sottolineare in altri articoli, il popolo palestinese non è l’unica vittima del sionismo israeliano. Attualmente, infatti, Israele continua ad occupare illegalmente le alture del Golan, territorio internazionalmente riconosciuto come parte integrante della Siria, nonché una piccola area del Libano meridionale (fattorie di Shebʿā).
Recentemente, una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha nuovamente intimato a Israele di ritirarsi dalle alture del Golan, senza tuttavia ottenere risposte dalle autorità dell’entità sionista. Questo dimostra come i timori per un ampliamento del conflitto verso nord siano tutt’altro che eccessivi, e del resto lo stesso partito libanese Ḥizb Allāh (Hezbollah) ha fatto capire come questa eventualità non sia affatto remota.
Non solo, dunque, Israele continua ad ignorare le risoluzioni delle Nazioni Unite e il diritto internazionale in generale, ma alcuni esponenti del governo sionista hanno attaccato direttamente il segretario generale António Guterres, reo di aver condannato i crimini israeliani.
In particolare, il ministro degli Esteri Eli Cohen ha definito l’ex premier portoghese come “minaccia alla pace mondiale“. Cohen ha dunque respinto la richiesta di Guterres di un cessate il fuoco umanitario nella Striscia di Gaza, accusandolo di essere un sostenitore di Ḥamās.
Lo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, poi, ha parlato apertamente del possibile ampliamento del conflitto in Libano, probabilmente come forma di minaccia intimidatoria nei confronti di Ḥizb Allāh.
Tuttavia, con i propri atti e le proprie dichiarazioni, i sionisti israeliani non stanno facendo altro che dimostrare di essere la vera minaccia per la stabilità dell’intera regione mediorientale, unitamente ai loro alleati statunitensi che continuano ad appoggiare le politiche criminali di un regime sanguinario e razzista come se ne sono visti pochi nella storia dell’umanità.

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