La guerra totale non è ancora iniziata e ha già distrutto l’economia italiana

La questione ormai non è più l’utopistica idea dell’uscita dalla NATO o dalla UE, ma di porre ai partner dei limiti: non potete chiederci il suicidio come paese. O la guerra in Ucraina finisce subito o l’economia italiana collassa.

La guerra contro di noi: l’economia italiana a picco

La Germania ha stanziato 200 miliardi di euro. Quei soldi servono a mantenere la domanda interna e a impedire che le aziende tedesche vadano a produrre all’estero, negli usa, che cerca di attrarli con tasse basse e costi di energia bassi, o in Ungheria, in India.

Per rendersi conto della quantità di denaro basta pensare che il PNRR – sommando prestiti, fondi e una serie di altre fonti – ammonta a 248 miliardi, ma spalmato su molti anni e destinato a digitalizzazione, infrastrutture etc.

I 200 miliardi stanziati dalla Germania sono destinati invece solo a impedire che il costo dell’energia distrugga famiglie e imprese.

Noi 200 miliardi non li possiamo tirare fuori, e quindi il processo di deindustrializzazione continuerà inesorabile.

La misura tedesca non è diretta contro l’Italia: mira a proteggere la Germania, è un modo per fare fronte al tentativo USA di distruggere l’economia tedesca, di usare questi anni di guerra per recuperare fette di mercato e primato industriale e tecnologico sulla Germania.

Ma oggettivamente, quella misura colpisce il nostro paese, perché le aziende italiane saranno sempre meno competitive dati gli alti costi dell’energia. Potranno solo fallire o spostarsi verso paesi dove i costi dell’energia sono più bassi: Ungheria, India, a questo punto – se in Germania i costi dell’energia risulteranno più bassi – anche in Germania.

Non ci sono soluzioni. Gli altri paesi europei usciranno malconci da questa Guerra. Noi ne usciremo distrutti.

Ne usciremo deindustrializzati, e con un debito pubblico enorme. Debito che, essendo deindustrializzati, non potremo pagare.

Stiamo andando verso una prospettiva come quella greca. Bisognerà svendere tutto, tagliare tutto: pensioni, posti pubblici, scuola.

Poi si dirà che abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. La realtà è che un paese costretto a fare scelte contro i propri interessi esistenziali non può esistere.

Non si tratta di uscire dalla NATO o dalla UE, ma di porre ai partner dei limiti: non potete chiederci il suicidio come paese.
O la guerra in Ucraina finisce subito o ci avviamo verso un inesorabile declino.

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Vincenzo Costa
Vincenzo Costa
Vincenzo Costa è professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.

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