Giuseppe Conte, alzati e cammina. Non correre. Ovvero, come evitare di fare la fine di Renzi

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Nel grande vortice della metempsicosi pseudo carismatica della democrazia attuale, dove tutto circola con grande rapidità, l’importante è non finire al cimitero buffo per un eccesso ormonale (i casi di Calenda e Renzi, stanno lì a dimostrarlo)

Giuseppe Conte, alzati e cammina. Non correre

Le elezioni europee erano (e tale si è rivelata anche l’ultima) il banco di prova più disagevole per i 5S. Una forza ‘ai margini’ (che però non ha più il piglio di una novità), lontana dalle leve del potere (sia centrale che locale), ostracizzata coram populo, e che è priva di radicamento e di una classe politica stratarchica capace di mediare consensi personalizzati.

Una regola invalsa sin dai momenti più alti della fortuna del movimento, con decalage sistematici passando dalle elezioni politiche a quelle europee nel corso di brevissimo volgere di tempo.

Nelle europee del 2014, subito appresso al boom delle politiche 2013 (25,6 % per un totale di quasi nove milioni di voti), accusò una perdita di circa tre milioni (un terzo dello stock) scemando al 21 %. Furono quelle elezioni il culmine del nuovo astro nascente, cioè di Renzi. Il Pd resuscitato. Poi morto alle politiche successive.

Ancora più clamorosa la debacle nel ciclo aureo 2018-19: una caduta dal 33 % delle politiche al 17,1 delle europee con un salasso di oltre sei milioni di voti (quasi due terzi dello stock di circa 11 milioni beneficiato nel momento di presa del potere). Fu quello il momento del nuovo occasionale astro nascente, cioè Salvini. La Lega resuscitata. Poi morta alle politiche successive.

Nelle europee odierne stessa regola, nonostante il cambio di pelle del ‘movimento’. Un decalage dal 15,4 al 10 %, con una cessione di voti di oltre 2 milioni. Da notare, circa la metà dei quasi cinque milioni delle politiche. E questo è stato il momento di due astri nascenti, la Meloni (in formato fascismo di governo) e la Schlein (in formato sinistra di opposizione). FdI stabilizzato e Il Pd resuscitato. Il tutto con un calo dei votanti di 10 punti dal ’14 al ’24 (dal 57,2 al 48,7). Per dire che il karma di queste morti e rinascite avviene nello sfondo di una politica morente.

Rebus sic stantibus le cose van guardate per quello che sono. Nelle battaglie politiche è sempre possibile perdere. Forza e debolezza sono concetti relativi e ci sono situazioni dove neppure la sagacia può soccorrere, se non per limitare le perdite. Non è che Giuseppe Conte abbia sbagliato la campagna elettorale.

Dato il contesto sfavorevole giustamente ha accentuato le differenziazioni sulle questioni della politica europea (guerra e patto di stabilità) e nell’opposizione al governo meloni (che però in Italia, almeno stando alla percezione, non gode la cattiva salute che ha piagato la Francia e la Germania).

È semplicemente accaduto che il concerto del potere politico-mediatico dominante si è dimostrato assai più forte ed è riuscito a imporre le sue regole. Ovvero a mettere la sordina ai temi dirimenti (guerra, patto di stabilità, identità dell’Europa) mettendo piuttosto in risalto il dualismo fra la Meloni e la Schlein, una destra e una sinistra divise su molte cose ma convergenti proprio sui temi in agenda silenziati.

Ne è comprova lo stesso fallimento della lista Santoro, che ha giocato in modo monotematico il tema della guerra. Mentre la stessa Avs, per detto di molti dei suoi stessi esponenti, ha rinunciato a calcare i temi della guerra perchè tanto la sua posizione in materia era già ‘ampiamente conosciuta’.

In effetti, stando alle analisi del Cattaneo, i 5S non hanno ceduto quasi nulla a entrambe le liste, così come alle altre formazioni. Solo verso il Pd , cè stato un flusso significativo, seppure limitatamente ad alcuni contesti (Bari e Napoli ad esempio), cioè non generalizzato.

La quasi totalità dei voti persi si è riversata nell’astensione. Voti che al caso potrebbero tornare in una consultazione politica.

Già in post antecedente le elezioni avevo richiamato l’attenzione sul processo di passivizzazione operato dai media e dalle forze politiche dominanti a proposito della guerra, constatando l’assenza di grandi sollevazioni popolari malgrado la renitenza diffusa alla coscrizione bellica. Formulando la speranza che il voto potesse diradare il miasma (il post s’intitolava infatti ‘Non ci resta che il voto’). Purtroppo non è avvenuto. Cionondimeno non credo ci fossero alternative.

Che fare ora ? Fossi in Conte terrei la posizione con cautela. Quando le circostanze sono avverse e si è battuti agitarsi troppo porta male. Slanci catartici, drammatizzazioni, cambi d’indirizzo e posizionamento mal calibrati nella concitazione possono rivelarsi letali.

A maggior ragione cambi di leadership (come malignamente suggeriscono i detrattori soliti noti spulciando dichiarazioni qua e là in esponenti improbabili di un gracile gruppo dirigente). Si rischierebbe si perdere anche buona parte di quel 10 % di votanti, che pure ancora costituiscono una minima massa critica per ‘fare politica’.

Il che non vuol dire stare immobili come niente fosse, ma auscultarsi con giudizio e marciare con passo calmo. Nel grande vortice della metempsicosi pseudo carismatica della democrazia attuale, dove tutto circola con grande rapidità, l’importante è non finire al cimitero buffo per un eccesso ormonale (i casi di Calenda e Renzi, stanno lì a dimostrarlo).

È il weberiano ‘non importa continuiamo’. Non come atto di una volitività megalomenica, ma come ragionevole terapia di una depressione. Festina lente, e con giudizio.

* Grazie a Fausto Andrelini

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