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giovedì, Agosto 11, 2022

Foreign Affairs duro con Usa e alleati: “Strategia tutta sbagliata, bisogna trattare”

La strategia occidentale o, meglio, quella degli Stati Uniti in Ucraina, è sbagliata. E va cambiata, di corsa. Prima che a pagare un pegno ancora più pesante siano gli stessi ucraini, seguiti, a ruota, dai popoli di mezzo pianeta, senza distinzioni. Il punto di Piero Orteca per Remocontro*

Foreign Affairs, la Bibbia delle relazioni internazionali

Non è una riflessione qualunque. Viene dalla rivista di geopolitica più importante del mondo: Foreign Affairs. La “Bibbia” delle relazioni internazionali, che raccoglie la “crema” dell’intellighentia americana. E non solo. Il pezzo non ammette repliche. “Le teorie poco plausibili della vittoria dell’Ucraina” recita il titolo. Mentre il “catenaccio” esplicativo toglie qualsiasi dubbio, chiarendo che si parla “della fantasia della sconfitta russa” e soprattutto di “diplomazia”, divenuta un “caso”, perché sembra che trattare, ormai, assomigli quasi a una resa al nemico.

‘Guerra di logoramento’ strategia Usa a perdere

L’autore del masterpiece è Barry R. Posen, professore di Scienze Politiche al MIT (Massachusetts Institute of Technology) di Boston.

Posen demolisce, con un’analisi dettagliata, la strategia Usa della “guerra di logoramento”, che indebolirebbe progressivamente la Russia, fino a portarla sull’orlo di un collasso multiplo: nell’ ordine, militare, finanziario, economico e, da ultimo, sociale e politico. Con una possibile “notte dei lunghi coltelli”, dentro le mura le Cremlino e la successiva “defenestrazione”, anche fisica di Putin.

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‘Vincere a Mosca’

Posen chiama questo piano di battaglia “Vincere a Mosca”. E lo liquida come sostanzialmente irrealistico. “Putin è un veterano dell’intelligence -scrive l’autore – conosce bene le cospirazioni e sa come difendersi. È anche improbabile che la compressione dell’economia, per le sanzioni, riesca a creare pressioni politiche significative contro Putin”.

La tesi dell’analista di Foreign Affairs è che la Russia è un Paese immenso, con ampia disponibilità di energia, materie prime, semilavorati e prodotti alimentari “basic”, che anzi esporta. Non ci sono rivolte per il pane nelle strade, dunque. Il settore che soffre di più è quello della tecnologia industriale (in generale), dell’informatica e delle telecomunicazioni.

Mai un Colpo di Stato per carenza di microchip

Ma nessuno ha mai fatto colpi di Stato perché gli mancano i microchip. Certo, il settore estrattivo e il comparto della difesa soffrono. Ma il resto lo fa il collaudatissimo “sistema immunitario” internazionale anti-sanzioni: contrabbando, mercato nero, triangolazioni mascherate e sponde di comodo.

Così, le merci entrano ed escono lo stesso, sotto il naso dei “doganieri” di Biden, che minacciano chiunque faccia business con i russi. Ma dove la riflessione del professor Posen si rivela graffiante, è nell’analisi della possibile vittoria ucraina sul campo di battaglia. Possibile (per qualcuno) ma improbabile.

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Bugie di guerra e propaganda

Intanto, vista l’evoluzione degli scontri e delle posizioni sul campo, i numeri diffusi finora devono essere rivisti. Posen attribuisce a fonti britanniche l’indicazione di circa 60 mila russi fuori combattimento: 15 mila morti e 45 mila feriti. Inverosimile. Calcolando una stima di mille uomini per i 120 battaglioni impiegati, ciò vorrebbe dire che l’armata di Putin avrebbe perso metà dei suoi effettivi. Da ritirarsi. Invece, le cifre vanno ridimensionate.

Posen scrive un’altra cosa di estremo interesse. E cioè, i russi si erano messi nei pasticci all’inizio, sparpagliando le loro forze senza senso e accumulando gravi perdite. Quando hanno capito l’andazzo, hanno riconcentrato la gran parte delle unità nel Donbass e sul Mar Nero. Conducendo attacchi “di saturazione”, lenti ma progressivi.

Contrattacco a perdere

Paradossalmente, per gli ucraini la situazione è peggiorata quando hanno avuto istruzioni (dagli americani?) di andare al contrattacco. In più occasioni ci hanno lasciato le penne, perché le loro forze sono strutturate per colpire (benissimo) in difesa. Ma attaccare un nemico come i russi, talmente superiore in uomini e mezzi ti espone, di sicuro, a gravi rischi.

Comunque sia, Posen è certo che gli ucraini, da soli, anche se riforniti di altre armi moderne, non ce la faranno mai. E un risultato di questo tipo, metterà l’Occidente di fronte a una scelta-non scelta. Nel senso che, siccome nessuno è così folle da scatenare una Terza guerra mondiale (nucleare) per la Crimea, l’unica opzione possibile è sedersi a un tavolo e trattare.

Teoria dei giochi, ‘approccio cooperativo’

Attenzione: quando Posen parla, esprime riflessioni da “scienziato della politica”. Cioè, il suo pensiero invita a ragionare sulle controversie e sulle crisi, per trovare la soluzione migliore possibile. Che non è detto debba essere quella che va bene solo a noi. In Teoria dei giochi si chiama “approccio cooperativo”.

Chi invece ha la presunzione di essere sempre nel giusto e vuole essere il primo della classe, fa solo “giochi a somma zero”. In cui vince solo lui, è ovvio.

Cosa si sono detti Biden e Zelensky?

*Remocontro

 

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