Essere Zingaretti: fenomenologia breve del segretario PD

La difficile arte dell’essere Nicola Zingaretti, segretario PD ed equilibrista tra grillini, renziani, calendiani, klingon e rettiliani.

Zingaretti, Segretario PD ed equilibrista

Tra miliardi di anni il tempo si fermerà e il cosmo apparirà come un enorme fermo immagine. Allora finalmente si manifesterà con tua la sua grandezza la strategia politica di Zingaretti.

L’intervista registrata dal Segretario del PD, Nicola Zingaretti, al Tg2 di qualche giorno fa, spiega molto più di interi saggi, l’arte del Principe:

In bicicletta sei in piedi se pedali, se ti fermi cadi oppure metti i piedi a terra ma quello vuol dire la palude

Traduzione? Restare al Governo e fare cose. Cosa? Vabbè, una cosa per volta. E sul referendum?

Credo che questo referendum ce lo saremmo potuto evitare, perché la legislatura dura cinque anni e avevamo cinque anni di tempo per fare le riforme” Io ero quello che aveva più dubbi di tutti, ad agosto del 2019 stavano tutti zitti.

E in effetti, per ben tre volte, il Partito Democratico ha votato no al taglio del Parlamento, salvo poi dover modificare la sua posizione e prenedere atto che occorreva schierarsi col Sì per garantire la tenuta dell’alleanza con il Movimento 5 Stelle. Una scelta mal digerita dalla maggioranza degli elettori dello stesso Pd.

Il commissario europeo all’economia, Paolo Gentiloni, partecipando alla Festa dell’Unità di Modena, lo ha sperimentato sulla sua pelle. Lo ha ammesso candidamente lui stesso:

Alla festa sono rimasti tutti in silenzio quando ho detto Si al Referendum. Li capisco, non mi sarei applaudito neanche io.

Essere Zingaretti: fenomenologia breve del Segretario PD

Fenomenologia breve del Segretario PD

È veramente difficile essere Nicola Zingaretti in questa fase storica. È difficile per tutti essere Zingaretti, figuriamoci per Zingaretti stesso.

Il segretario PD deve muoversi costantemente all’interno di un impasse.

Zingaretti deve mantenere unita la base, che vive come un supplizio la convivenza con il populismo grillino; mantenere unito il governo, che vive come un supplizio la convivenza con il renzismo e i suoi derivati; mantenere unito il paese, che vive come un supplizio la convivenza con il sovranismo in salsa leghista che preme alle porte dei palazzi.

È roba da Moebius della politica.

Essere Zingaretti: fenomenologia breve del Segretario PD

Zingaretti e l’io, l’es e il super io.

All’interno del buon Zingaretti dev’esserci un assemblea permanente in cui egli stesso cerca di non scindersi per non rimanere in minoranza.

È come se nel dialogo interiore con se stesso e con i propri sensi di inferiorità con il passato glorioso che non riesce a tornare, e contemporaneamente di superiorità verso la politica barbara di questi anni, (il doversi confrontare, pur se a distanza, con personaggi come la Ceccardi, dev’essere avvilente), Zingaretti pensasse di trovare una rappresentazione più aderente alla realtà e del proprio ruolo in questa realtà, mostrando una disponibilità sorprendente a ogni sorta di ribaltamento ideologico, in nome della salvezza della propria comunità.

C’è in tutto questo qualcosa di stolidamente romantico ed eroico, come poteva essere la carica in campo aperto della cavalleria inglese contro l’artiglieria russa a Balaklava.

Ma se si pensa all’evanescenza di tutte le altre comunità politiche della storia italiana, che i rovesci hanno dissolto in un soffio (Berlusconi chi? Fini chi? Io fascista?) la comunità della sinistra, seppur rimpicciolita e dispersa, non è  scomparsa, con il suo bagaglio di messaggi e tradizioni, così distintivi.

 

I figli delle primarie

Come Veltroni, Bersani e Renzi prima di lui, il segretario PD Zingaretti è figlio delle Primarie, quel meccanismo che, nel camuffamento della modernità, in realtà rivela ancora le ascendenze con l’ex PCI. Vince sempre il candidato che deve vincere, trionfa sempre senza opposizione reale il candidato già prescelto. In questo modo finisce per prevalere sempre una visione del tempo e della storia che allude\illude ancora a una sorta di scientificità da materialismo dialettico, non solo nella visone contabile dei dirigenti, ma anche nel sentimento dei militanti e degli elettori. Un centralismo democratico colorato di verde, bianco e rosso.

Dunque il Segretario è il reggente della Sacra Tradizione, il punto d’equilibrio con l’arte del governo, il fratello maggiore della comunità. E il prossimo nemico da impallinare nelle segrete stanze del: Non hai nulla da temere, andiamo avanti.

 

 

 

 

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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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