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Nata per superare i nazionalismi, l’Europa li ha rilanciati in forma revanscista e vendicativa. Dalla dissoluzione degli imperi al caso ucraino, si ripete il copione: stati etnici, russofobia e derive fasciste spacciate per difesa della democrazia.
La malapianta del fascio-nazionalismo
– Fausto Anderlini*
Nata, così nelle buone intenzioni, per sedare una volta per tutte il nazionalismo, l’Europa ha finito per farsi promotrice, essendone infine fagocitata, dei più esasperati e nocivi nazionalismi a base revanscista e vendicativa. La promiscuità è la regola delle formazioni imperiali territoriali.
Tralasciando il caso degli imperi coloniali costituitisi in età moderna, tutti a base castale, mai con una cittadinanza realmente condivisa, le forme imperiali, pure se caratterizzate da un gruppo prevalente, per numerosità e prestigio, sono per loro natura lasche e promiscue, con ampie libertà forali e forme plurime di coesistenza e meticciato.
I moderni Stati-nazione di origine ottocentesca si sono invece affermati attraverso processi forzati di omogeneizzazione etnico-linguistica. Pulizia etnica (sino al genocidio di nativi e minoranze) e/o assimilazione e inculturazione forzata sono stati la regola. Si celebrano i propri martiri, le nazioni grondano soprattutto del sangue altrui.
La caduta degli imperi ha sempre coinciso con dolorosi e tragici processi di nazionalizzazione, con guerre interetniche e violente espulsioni. Così è stato nel caso della fine dell’impero austro-ungarico e di quello ottomano (si pensi alle migrazioni forzate di greci e turchi). Esempi neanche troppo lontani.
Tralasciando i colossali spostamenti di popolazioni con la ridefinizione dei confini nazionali dopo la seconda guerra mondiale, repliche attualissime si sono succedute dopo la caduta dell’impero sovietico e persino della federazione jugoslava. Caso limitato, ma contenente in vitro tutti gli elementi critici del copione.
L’Europa, proprio per esperienza propria e per i principi proclamati, invece che farsi parte diligente nella gestione dei processi di rinazionalizzazione, ha finito per sposarne le tendenze più crude, replicando il modello ottocentesco di formazione dello Stato unitario a base etnico-linguistica.
La conseguenza è stata la formazione di neo-Stati con una componente fascista inscritta nel DNA della loro nascita. L’allargamento a est dell’Unione è avvenuto senza alcun riguardo nella limitazione di queste tendenze che, col tempo, come una malapianta insieme vittimistica e proterva, hanno finito per insinuarsi nell’Europa intera. Trovando una sintesi paranoica nella russofobia.
Era del tutto evidente che lo Stato ucraino avrebbe potuto evolvere e stabilizzarsi solo tenendo conto delle peculiarità socio-demografiche di quella “terra di mezzo”. Cioè sulla falsariga di uno Stato neutrale e con ampie autonomie federali (come in effetti era riconosciuto negli accordi di Minsk). Uno Stato multietnico e multilinguistico, ponte fra est e ovest dell’Europa. Invece si è soffiato sul fuoco del revanscismo, del centralismo e dell’assimilazione, portandolo alla rovina.
Se le condizioni poste dalla Russia circa la parità linguistica e religiosa di ciò che resta dell’Ucraina possono apparire un’indebita ingerenza esterna, nulla sarebbe accaduto se fosse stata l’Europa, in primis, a farsi garante di questi elementari principi democratici.
Facendo il confronto fra le questioni ucraina e israelo-palestinese, si parla spesso, in modo putibondo, anche nella sedicente “sinistra”, di inammissibile doppia morale.
In realtà, la morale che noi vediamo all’opera è la stessa. Ciò che il sionismo sta perseguendo per via genocidiaria è lo stesso che i fascio-nazionalisti ucraini hanno cercato di perseguire tramite assimilazione forzata su istigazione euro-atlantica. E in entrambi i casi, lacrime di coccodrillo a parte, l’Europa (o, almeno, le sue screditate classi dirigenti) è stata ed è dalla loro parte.
Ed è veramente buffo che questa linea suicida venga venduta come una lotta fra democrazia e autocrazia, cosmopolitismo e localismo, civilizzazione e dispotismo, autodeterminazione e imperialismo. È proprio vero: l’Europa non è un impero, ma solo una congrega nevrotica di vecchie nazioni statolatriche.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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