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venerdì 14 Maggio 2021
PolisElezioni, anche stavolta vincono tutti: cosa ci riserverà ancora il passato?

Elezioni, anche stavolta vincono tutti: cosa ci riserverà ancora il passato?

Elezioni, vincono tutti come al solito. Il voto per le regionali è stato una specie di pareggio tre a tre tra coalizioni sgangherate.

Il giorno dopo: elezioni, vincono tutti

Il giorno dopo l’Election Day (ma perché questi anglicismi in politica? Mica siamo al Mc Donald’s), chi per un motivo, chi per un altro, tutti i leader politici hanno trovato qualcosa da esibire come scalpo ai propri fedeli: hanno vinto tutti. O quasi.

Come previsto, il contro la Casta ha stravinto il Referendum Costituzionale per la riduzione dei parlamentari, anche se con un margine meno plebiscitario rispetto alle condizioni di partenza.

Luigi Di Maio si è intestato la vittoria, con qualche ragione storica a dargli manforte. Quanto sia una vittoria per chi ha votato entusiasticamente la riforma lo si capirà in futuro, ma ci sentiamo di dire che le aspettative saranno largamente deluse.

Pareggio con difese colabrodo

Il voto per regionali è stato invece una specie di pareggio tre a tre tra coalizioni sgangherate, schierate come il 5-5-5 di Oronzo Canà.

A festeggiare convintamente è il Governo: il fronte liberal-renziano è uscito con le ossa rotte e numeri da prefisso telefonico; Zingaretti temeva la disfatta e invece ha portato a casa un buon risultato, sia pure con presidenti come Emiliano e De Luca che non sono esattamente dei suoi. Il PD si ritrova a festeggiare di non essere riuscito a perdere una Regione in cui governa da sempre, di aver rieletto due governatori che, potendo, liquiderebbe senza pensarci un secondo.

Festeggia anche la destra, nonostante la spallata decisiva al governo non sia arrivata neanche stavolta. La Meloni si può consolare con la conquista delle Marche, ormai ex Regione rossa e ora feudo di Fratelli d’Italia, ma Salvini subisce uno stop inaspettato. La sua fedelissima Ceccardi si è disciolta all’ultimo metro, mentre né TotiZaia sono da considerarsi salviniani. Il voto veneto è inoltre un plebiscito per Luca Zaia e consolida l’idea che un altro leader sia possibile in casa leghista. Salvini, però, canta vittoria.

La fase 2 del populismo: l'alfabeto violento della demagogia

Per i Cinquestelle, nascosti sotto la coperta referendaria, si apre una lunga stagione di riflessione. Elettoralmente, sui territori, sono allo sbando. Da soli o in coalizione hanno perso la spinta propulsiva. Servono scelte chiare: nascondesi dietro la litania del chi ci sta col programma non funziona più. Resteranno a raccontarsela in quattro gatti tra poco, anche grazie alla battaglia referendaria da loro impugnata.

Elezioni, vincono tutti. Conte di più

Chi può dormire sogni tranquilli, ed è il vero vincitore, è il premier Giuseppe Conte.

La coalizione che lo sostiene non è abbastanza forte per tornare al voto o per rinunciare a lui. Il Movimento Cinque Stelle vince il referendum ma crolla alle regionali, perdendo sia quando va assieme al Pd, quando gli si schiera contro come in Puglia. Il Partito Democratico, gioca una battaglia difensiva e vince solo affidandosi ai grandi vecchi, come De Luca e Emiliano, dei veri potentati locali che col partito di Roma hanno poco o nulla cui spartire.

Ma la coalizione non è nemmeno così debole per implodere.

Col taglio dei Parlamentari va fatta una nuova legge elettorale, per ridisegnare i collegi, e senza legge elettorale non si può andare al voto, dunque il Governo resta blindato.

La sfida per Conte adesso è non sprecare il piano Marshall europeo e i 200 e passa miliardi del Recovery Fund che saranno lui e il ministro Roberto Gualtieri a decidere come e dove spenderli.

L’unico timore per il Presidente del Consiglio viene dal passato: la stagione dei governatori, i nuovi vicerè ancora potenti e quel virus nell’aria che continua a condizionare la vita di troppe persone.

 

 


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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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