Dietro i BRICS (che già singolarmente sono dei colossi) vi è una rete di relazioni che meriterebbero di essere approfondite.
Dietro i BRICS
L’India ha dietro il SAFTA, un accordo entrato in vigore nel 2006 e che include: Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, India, Maldive, Nepal, Pakistan e Sri Lanka. Parliamo di un miliardo e mezzo di persone, tutti Stati collegati storicamente o geograficamente al subcontinente indiano.
Si tratta di un’organizzazione leggera, ma in cui l’India -per evidenti motivi- svolge un ruolo di leader (dimensioni e potenziale economico, oltre ad esserne il centro geografico) e proprio per questo l’organizzazione stenta a partire.
La classe dirigente indiana, forte di un mercato interno vasto e di un’economia in crescita, ha tutto l’interesse a conservare un mercato relativamente chiuso e ad adottare politiche protezionistiche.
Così, va letta anche la reticenza indiana di aderire al RCEP (non per rivalità con Pechino, non fosse altro perché nell’accordo sono presenti Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud: filo-occidentali).
La Russia ha dietro l’Unione Economica Euroasiatica (EAEU).
I membri sono: Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. La Cina con un accordo ha di fatto creato un’area di libero scambio (senza considerare che dopo le sanzioni l’amicizia Cina-Russia è stata definita solida, sono stati progettati gasdotti diretti o via Mongolia e le importazioni di petrolio e gas russi in Cina sono aumentati).
L’area conta meno di 200 milioni di abitanti, la Russia è il leader e si pone come ponte tra UE e Cina. Questa organizzazione ci spiega perché la Russia insista sul concetto di Eurasia e sul perché la Cina voglia buoni rapporti con Mosca, non solo multipolarismo, ma anche collaborazione necessaria per accedere a questo passaggio ad Occidente (senza considerare la collaborazione in Siberia e la Via della Seta Artica).
Il 23 gennaio, Putin ha detto che l’EAEU potrebbe essere un polo del nuovo multipolarismo.
Il Brasile è membro del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), anche se l’organizzazione è in crisi dopo il governo Bolsonaro e alcune scelte politiche dell’Uruguay; Lula ne promette un rilancio (con altre organizzazioni regionali).
Il Brasile è leader, pur essendo l’unico paese a parlare portoghese. Il Mercosur ha un accordo con l’India per accedere al mercato asiatico e si sta avvicinando alla Cina (tramite accordi di libero scambio come quello dell’Uruguay e investimenti in settori strategici in Argentina). L’India è interessata a un accordo tripartito anche con l’organizzazione degli Stati dell’Africa Meridionale, in linea con IBSA (India, Brasile, Sud Africa), contraltare ai BRICS a guida sino-russa.
Il Sud Africa ha la SACU: Unione Doganale dell’Africa Meridionale (Botswana, Lesotho, Namibia, Sudafrica, Eswatini ex-Swaziland). Il gruppo è il meno corposo in termini demografici (meno di 100 milioni di abitanti), ma posizionato strategicamente a cavallo tra i due oceani. L’area ha accolto a inizio secolo cospicui investimenti brasiliani e indiani, salvo poi esser superati dai cinesi (Pechino ha spinto l’adesione del Sud Africa nei BRICS). L’area è stata, quindi, campo di una rivalità interna ai BRICS.
La Cina può contare sull’Organizzazione per la Collaborazione di Shangai (anche se non è propriamente un gruppo economico), i membri sono: Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan, Iran, Bielorussia, Uzbekistan, Pakistan; gli osservatori sono: Afghanistan e Mongolia; i partner del dialogo sono: Azerbaigian, Armenia, Egitto, Cambogia, Qatar, Nepal, Arabia Saudita, Turchia, Sri Lanka; nel 2022 è stata avviata la procedura per partner di dialogo con: Bahrein, Kuwait, Maldive, Myanmar ed Emirati Arabi Uniti.

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