Il summit delle elites mondiali si è riunito a Davos, in presenza, manifestandosi fisicamente, a favore di telecamere, per dare un simulacro di trasparenza.
Davos, passerella per potenti
Di Flavio Piero Cuniberto*
Lo sciame di jet privati che approdano in queste ore a Davos (vedi Thomas Mann, La montagna incantata, Sanatorio «La Quiete»; vedi il seminario Heidegger-Cassirer, 1929, sempre lì) suscita un paio di domande.
La prima: che fine hanno fatto gli antagonisti, i black-block, gli anarco-insurrezionalisti pronti a disturbare i lavori della Ditta Schwab & Co? Domanda abbastanza facile: i brutali metodi repressivi delle polizie ingaggiate dalla “Crema Globalista” sono un potente dissuasore; ma anche le file degli antagonisti da dissuadere si sono diradate, e in parte sciolte come neve al sole: ci vorrà una riflessione metodica sul ruolo svolto dai «social» (negli ultimi quindici anni 2008-2023) nell’addormentamento-castrazione della protesta sociale, virtualizzata e perciò neutralizzata. (Della TV non è il caso di parlare perché non è una novità: e resta l’ipnotico numero uno).
La seconda è anche più interessante: che bisogno c’è di convocare fisicamente a Davos la “Crema Globalista,” quando si tratta di un convegno, un Forum, che potrebbe tranquillamente svolgersi per via telematica, o in forme più appartate, o anche in località segrete, lontano dai «riflettori» e dalle cronache?
(Si tenga presente che, a differenza dei vecchi G-7 e simili, il Forum di Davos non coinvolge gli Stati, con un’ovvia necessità di «autorappresentazione» politica, ma è un privato convegno di imprenditori, ideologi e simpatizzanti).
La ragione è la stessa che ha indotto gli organizzatori del Forum a pubblicare il programma rivoluzionario della Crema in un volume di pubblico accesso, The Great Reset (WEF 2020), all’insegna della più irreprensibile trasparenza.
È che, rendendo pubbliche – almeno in parte – riunioni, dichiarazioni, manifesti programmatici, la Crema svuota e azzera qualsiasi gossip o teoria «complottista». Perché un «complotto» o viene tramato nell’ombra – botteghe di carbonai o cimiteri praghesi – oppure non è, e l’ombra alimenta la fantasia.
Dare ampia pubblicità alla conventicola di Davos è dunque un vero colpo di genio. Non solo, ma questo stile di trasparenza può essere alla fine contagioso, conquistare adepti insospettabili, e accreditare il Forum di Davos come il vero embrione di un Governo Mondiale, ormai sovraordinato ai vecchi governi politici pre-globali.
E in quanti cuori filantropici, anche i più umili, non alberga in fondo l’utopia dello Stato Mondiale, della «governance» unitaria: fine dei conflitti, regole precise e condivise, inchino al Re del Mondo che spazza via i ridicoli nazionalismi con la sua verga ferrea? (Se la Cina non mette troppi bastoni fra le ruote).
E così il presunto complotto (segreto) diventa un programma (pubblico), e i cospirazionisti sono costretti a cambiare mestiere. No Martini, no party. No segreto, no complotto. Finis.
Ci penseranno i media, le agenzie di pubblicità, i dipartimenti specializzati nella «guerra cognitiva» a trasformare le vittime potenziali del programma in un esercito di manichini plaudenti. Come a Norimberga nel 1933-1939 sotto le svastiche giganti e i fari poderosi della coreografia nazionalsocialista. Ma una Norimberga dilatata, mondializzata, aggiornata, rigorosamente online e addirittura «dal volto umano»: una Norimberga globale.
P.S: Beninteso, questo è il programma. Poi c’è la storia delle pentole e dei coperchi.
(Nell’immagine, la folla entusiasta applaude il Führer al raduno annuale della NSDAP, 1934).
* Ripreso da Flavio Piero Cuniberto, Professore di Estetica all’Università di Perugia.
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